La storia «esemplare» di un bancario separato dalla famiglia per poter lavorare

Tornano i traghetti, ma i pendolari non ridono

06/01/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
gl.m.

Alla fine la sche­da elet­tron­i­ca che ne man­da­va pun­tual­mente in avaria il motore, tenen­do­lo bloc­ca­to nel por­tic­ci­o­lo di piaz­za Cate­na, è sta­ta trova­ta e pun­tual­mente sos­ti­tui­ta. Da ieri quin­di il “Min­cio”, il traghet­to-ammi­raglia del­la , è entra­to nuo­va­mente in servizio con grande sol­lie­vo per i numerosi pen­dolari che quo­tid­i­ana­mente per­cor­rono la rot­ta Riva-Limone e vicev­er­sa. Sono i dan­nati del lago, il “boat-peo­ple”, il popo­lo del bat­tel­lo che ogni mat­ti­na viene sti­pa­to a bor­do di navi e traghet­ti e con­dot­to a des­ti­nazione. Per lavo­rare o studiare.Sono soprat­tut­to gli stu­den­ti ad uti­liz­zare le imbar­cazioni del­la Nav­i­gar­da per sop­perire alla chiusura al traf­fi­co del­la . S’im­bar­cano a Limone per andare a fre­quentare gli isti­tu­ti sco­las­ti­ci rivani. Con loro anche moltissi­mi lavo­ra­tori imp­ie­gati nel limonese e nel­l’Al­to Gar­da. Una parte dei traghet­tati poi, una vol­ta a Limone, pros­egue per altre des­ti­nazioni lun­go la costiera bres­ciana. Cos­toro sono obbli­gati a spostar­si con la macchi­na, pagan­do quin­di pedag­gi gior­nalieri non indif­fer­en­ti (all’in­cir­ca sulle trenta mila lire). Un intero mon­do costret­to, gio­co forza, a subire le con­seguen­ze più fas­tidiose di un even­to nat­u­rale che ha scom­bus­so­la­to di colpo la vita di tut­ti i giorni. Ognuno di loro potrebbe riportare la pro­pria tes­ti­mo­ni­an­za, il pro­prio dis­a­gio. Ma esem­plare, ci sem­bra, la sto­ria di un ban­car­io di Tremo­sine imp­ie­ga­to in un isti­tu­to di cred­i­to rivano. Che da due set­ti­mane, ossia da quan­do è cadu­ta la frana, è prati­ca­mente imp­ri­gion­a­to in quel di Riva, lon­tano dagli affet­ti famil­iari. «Il mio lavoro inizia la mat­ti­na presto — ci rac­con­ta in un momen­to di pausa — trop­po presto per gli orari fis­sati dal­la Nav­i­gar­da. Non poten­do chiedere par­ti­co­lari per­me­s­si ho dovu­to adeguar­mi e rimanere a dormire fuori casa, pur aven­do moglie e tre figli. Per for­tu­na i miei gen­i­tori sono di Varone e questo ha lim­i­ta­to il prob­le­ma ma tan­ti altri, nelle mie stesse con­dizioni, non han­no potu­to con­tare sul­l’aiu­to di nes­suno. Purtrop­po a dis­a­gio s’è aggiun­to dis­a­gio igno­ran­do i bisog­ni di noi pen­dolari lavo­ra­tori. Da lunedì le parten­ze di traghet­ti e bat­tel­li si inten­si­ficher­an­no (prati­ca­mente copri­ran­no l’in­tero arco del­la gior­na­ta dalle prime ore del mat­ti­no fino alla mez­zan­otte per entrambe le trat­te ndr.) ma solo per­ché riaprono le scuole. Devo anco­ra decidere cosa fare, se uti­liz­zare il traghet­to e quin­di la macchi­na, oppure il bat­tel­lo. Mag­a­ri facen­do­mi prestare l’au­to da mio padre per muover­mi in zona».Una situ­azione davvero ai lim­i­ti del­la sop­por­tazione, comune a tan­tis­si­mi altri “dan­nati” del lago. Che non han­no pau­ra a nascon­dere i pro­pri tim­o­ri. «I prob­le­mi non svani­ran­no con la ria­per­tu­ra del­la Garde­sana — con­clude di rac­con­tare il ban­car­io — ma solo quan­do sarà garan­ti­ta l’in­co­lu­mità di chi la per­corre. Fino ad allo­ra, per­cor­rerla mi met­terà i brividi».