Pattinaggio & campioni olimpionici. Pubblico rapito a Gardaland per lo spettacolo «Fantasy on ice» Protagonisti gli atleti russi nei panni di Cenerentola e del principe azzurro, della fata e della matrigna

Tra musiche e acrobati sul ghiaccio

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Di Luca Delpozzo
Castelnuovo del Garda

Vestono i pan­ni di Cener­en­to­la e del principe azzur­ro, del­la matrigna cat­ti­va e del­la fata, dan­zano sulle note del­la musi­ca di Prokofiev dis­eg­nan­do sul ghi­ac­cio acrobazie che strap­pano gli applausi, per la gioia di gran­di e pic­ci­ni. Nel­lo show «Fan­ta­sy on ice», a Garda­land, però, nul­la nasce per caso: i pro­tag­o­nisti sono atleti che sono sta­ti cam­pi­oni del mon­do e d’Europa e vinci­tori delle Olimpia­di. E trasmet­tono quell’anima rus­sa «che nes­suno può capire, ma che con­sente di andare oltre la tec­ni­ca». Lo dice Andrei Bukin, quat­tro volte cam­pi­one del mon­do, cinque d’Europa, vinci­tore delle Olimpia­di nel 1988 (sec­on­do nel 1984), cam­pi­one del mon­do anche dei pro­fes­sion­isti, sem­pre in cop­pia con Natalia Bestemi­ano­va con la quale con­tin­ua a con­di­videre, a Garda­land, l’ideazione e la direzione delle fig­ure acro­batiche dei due spet­ta­coli che si ten­gono nel par­co e che è la diret­trice di un teatro che raduna 57 artisti, per lo più rus­si e ucrai­ni, che si divi­dono in tut­to il mon­do per gli spet­ta­coli sul ghi­ac­cio. È una pas­sione che nasce «da pic­co­lo per­ché — spie­ga Bukin — a Mosca i gen­i­tori pren­dono il bam­bi­no pic­co­lo e lo por­tano sul ghi­ac­cio». «Io ave­vo 7 anni quan­do ho com­in­ci­a­to — pros­egue Andrei — ed ho avu­to la for­tu­na di essere segui­to da maestri famosi, tra i quali anche Tatiana Tarasso­va che negli ulti­mi quat­tro anni è sta­ta anche la maes­tra di Mar­gaglia e Fusar Poli». Bukin ave­va vent’anni quan­do ha incon­tra­to Natalia (o Natas­cia per gli ami­ci), la sua part­ner. Sono diven­tati presto famosi «per­ché in Rus­sia il pat­ti­nag­gio è, o meglio era, come il cal­cio qui in Italia». «Adesso — ammette Andrei — non è più così ed i gio­vani di oggi non conoscono più i nos­tri cam­pi­oni». Che restano i più bravi o tra i più bravi del mon­do. «Ques­tione di ani­ma — ripete Bukin — sen­za la quale la tec­ni­ca non bas­ta per trasmet­tere al pub­bli­co emozioni e sen­sazioni». Ma anche di numero, se è vero che «nel 1974 la scelta dei quat­tro migliori è sta­ta fat­ta tra 18 mila bam­bi­ni». È indub­bio, comunque, che pesi molto il rap­por­to del pat­ti­na­tore con la musi­ca e la dan­za. «Qua­si tut­ti i pat­ti­na­tori — rac­con­ta Andrei Bukin — han­no stu­di­a­to alla scuo­la musi­cale. È nec­es­sario per­ché altri­men­ti non sen­tiresti la pro­pria ani­ma: anche i ragazzi che assistono agli spet­ta­coli di si accor­gono che l’esibizione degli artisti nasce dal cuore». Ma anche dal duro lavoro («dieci ore al giorno di allena­men­to, non solo di pat­ti­nag­gio, ma anche di core­ografie, di pesi per gli uomi­ni, di cor­sa per le donne»). «Lo Sta­to, del resto — riferisce Andrei — ci dice­va: dovete essere i pri­mi». Ad un cer­to pun­to, però, non è più pos­si­bile esser­lo. È la legge dell’età. Ma la tec­ni­ca, la pas­sione, l’anima riman­gono. E la voglia di trasmet­ter­le. E allo­ra ecco il teatro, dove Igor Bobrin, mar­i­to di Natalia, è il diret­tore (ed ora mae­stro e diret­tore del bal­let­to pro­pos­to a Garda­land). Così nasce la «dit­ta» Bestemi­ano­va-Bukin o, meglio, la B&B o, anco­ra la B&B&B, con­sideran­do anche Bobrin. Il trio conosce Garda­land da quan­do alcu­ni artisti rus­si lavo­ra­no alla Cane­va. Ma là non c’è il ghi­ac­cio. Ci pen­sa Gian­fran­co Bolli­ni, respon­s­abile degli spet­ta­coli di Garda­land a strin­gere i con­tat­ti ed a com­in­cia­re a par­lare del­la pos­si­bil­ità di inserire la pista con il ghi­ac­cio nel par­co. «Nel novem­bre scor­so, a Milano — riferisce Bukin -, Bolli­ni ci ha det­to che il ghi­ac­cio ci sarebbe sta­to e da quel momen­to abbi­amo com­in­ci­a­to a lavo­rare per preparare lo spet­ta­co­lo. Abbi­amo dovu­to inserire, in ven­tidue minu­ti, il meglio delle due ore di spet­ta­co­lo che siamo abit­uati a portare in giro per il mon­do, ma non è sta­to dif­fi­cile gra­zie alla qual­ità degli artisti, tut­ti molto pro­fes­sion­ali». Natalia e Andrei con­tin­u­ano ad esser­lo. Diver­tendosi, mag­a­ri, di più, per­ché le dif­feren­ze dai tem­pi delle gare e delle medaglie sono anche pos­i­tive. «Quan­do sei atle­ta — con­fer­ma Bukin — ti dan­no le regole: ti dicono quel­lo che devi fare e quel­lo che non devi fare, come met­tere la tes­ta o muo­vere un brac­cio. Fare lo spet­ta­co­lo, invece, è più sem­plice: puoi esprimere meglio la tua fan­ta­sia. Da atle­ta puoi fare solo certe cose, da uomo di spet­ta­co­lo puoi fare tut­to: puoi fare giri e salti quan­ti ne vuoi, sec­on­do il tuo estro. Noi non pos­si­amo vivere sen­za pat­ti­nag­gio e vogliamo con­tin­uare a dare qual­cosa al pubblico».

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