Tra Regno e Repubblica

12/06/2016 in Attualità
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Di Redazione

Per l’oc­ca­sione del­la Fes­ta del­la Repub­bli­ca è allesti­ta fino al 24 giug­no nel­l’a­trio del munici­pio la mostra «Tra Reg­no e Repub­bli­ca, mag­gio-giug­no 1946», ovvero la doc­u­men­tazione sul­la tran­sizione tra Reg­no d’I­talia e Repub­bli­ca Ital­iana nel­la pri­mav­era del 1946. La mostra è a cura del­la civi­ca di Riva del Gar­da.

La nasci­ta del­la Repub­bli­ca Ital­iana avvenne a segui­to dei risul­tati del ref­er­en­dum isti­tuzionale del 2 e 3 giug­no 1946, indet­to per deter­minare la for­ma di Sta­to da dare all’I­talia dopo la sec­on­da guer­ra mon­di­ale e che vide 12.717.923 (il 54,3 %) di cit­ta­di­ni favorevoli alla repub­bli­ca e 10.719.284 (il 45,7 %) di cit­ta­di­ni favorevoli alla monar­chia. I risul­tati furono procla­mati dal­la Corte di Cas­sazione il 10 giug­no 1946, men­tre il giorno suc­ces­si­vo tut­ta la stam­pa dette ampio risalto alla notizia. La notte fra il 12 e 13 giug­no, nel cor­so del­la riu­nione del Con­siglio dei min­istri, il pres­i­dente Alcide De Gasperi, pren­den­do atto del risul­ta­to, assunse le fun­zioni di Capo provvi­so­rio del­lo Sta­to repub­bli­cano.

L’ex re Umber­to II las­ciò volon­tari­a­mente il Paese il 13 giug­no 1946, diret­to a Cas­cais, una cit­tà nel sud del Por­to­gal­lo, sen­za nem­meno atten­dere la definizione dei risul­tati e la pro­nun­cia sui ricor­si, che saran­no respin­ti dal­la Corte di Cas­sazione il 18 giug­no 1946; lo stes­so giorno la Corte inte­grò i dati delle sezioni man­can­ti, dan­do ai risul­tati il crisma del­la defin­i­tiv­ità. I pre­sun­ti brogli elet­torali e altre sup­poste azioni “di dis­tur­bo” del­la con­sul­tazione popo­lare, pur aven­do cos­ti­tu­ito un tema di riven­di­cazione da parte dei sosten­i­tori del­la causa monar­chi­ca, non sono sta­ti mai con­fer­mati dagli stori­ci non di parte. Subito dopo il ref­er­en­dum non man­car­ono scon­tri provo­cati dai sosten­i­tori del­la monar­chia, durante i quali si ver­i­fi­carono alcune vit­time, come ad esem­pio a Napoli, in via Med­i­na.

Il 2 giug­no 1946, insieme con la scelta sul­la for­ma del­lo Sta­to, i cit­ta­di­ni ital­iani (com­p­rese le donne, che vota­vano per la pri­ma vol­ta in una con­sul­tazione polit­i­ca nazionale) elessero anche i com­po­nen­ti del­l’Assem­blea Cos­tituente che dove­va redi­gere la nuo­va car­ta cos­ti­tuzionale. Risul­tarono votan­ti 12.998.131 donne e 11.949.056 uomi­ni. Alla sua pri­ma sedu­ta, il 28 giug­no 1946, l’Assem­blea Cos­tituente elesse a Capo provvi­so­rio del­lo Sta­to Enri­co De Nico­la, con 396 voti su 501, al pri­mo scru­ti­nio.

La creazione di un’Assem­blea Cos­tituente era sta­ta delin­ea­ta sin dal 1944 nel decre­to leg­isla­ti­vo luo­gote­nen­ziale 25 giug­no, n. 151: in tale decre­to si prevede­va che la for­ma isti­tuzionale del­lo Sta­to sarebbe sta­ta deman­da­ta ad un’ap­posi­ta Assem­blea “a tal fine elet­ta” dal Paese. I muta­men­ti inter­venu­ti nel quadro politi­co post­bel­li­co trasfor­marono ques­ta fisiono­mia delin­ea­ta per la Cos­tituente. Due sono infat­ti le vere carte di nasci­ta del­l’Assem­blea Cos­tituente: la pri­ma è la legge elet­torale polit­i­ca 10 mar­zo 1946, n. 74, che det­ta­va le norme per la sua elezione; la sec­on­da è il decre­to leg­isla­ti­vo luo­gote­nen­ziale del 16 mar­zo suc­ces­si­vo, n. 98, nota come “sec­on­da cos­ti­tuzione tran­si­to­ria”, che affi­da­va alla diret­ta scelta popo­lare, da effet­tuar­si attra­ver­so un ref­er­en­dum da svol­ger­si con­tem­po­ranea­mente all’elezione del­l’Assem­blea Cos­tituente, la scelta sul­la for­ma isti­tuzionale del­lo Sta­to (arti­co­lo 1). All’Assem­blea ven­nero asseg­nati lim­i­ti crono­logi­ci ben pre­cisi: essa infat­ti avrebbe dovu­to con­clud­ere i suoi lavori entro l’ot­ta­vo mese dal­la sua pri­ma riu­nione, ter­mine pro­ro­ga­bile non oltre i quat­tro mesi.

L’Assem­blea adat­tò per il pro­prio fun­zion­a­men­to il rego­la­men­to inter­no del­la Cam­era del 1° luglio 1900 con le suc­ces­sive mod­i­fi­cazioni fino al 1922 come era sta­bil­i­to nel decre­to leg­isla­ti­vo luo­gote­nen­ziale 16 mar­zo 1946, n. 98.Tale rego­la­men­to venne suc­ces­si­va­mente adot­ta­to in via defin­i­ti­va, con poche mod­i­fiche cos­ti­tu­ite dal­la creazione del­la Com­mis­sione per la Cos­ti­tuzione e di quel­la per i trat­tati inter­nazion­ali, su pro­pos­ta del­la Giun­ta per il Rego­la­men­to nel­la sedu­ta del 15 luglio 1946.L’adozione “de plano” di questo rego­la­men­to sig­nificò innanzi tut­to l’adozione del­la strut­tura in Grup­pi par­la­men­tari del­la prece­dente Cam­era dei dep­u­tati e delle modal­ità di fun­zion­a­men­to a com­in­cia­re dal ricor­so al voto seg­re­to, dal­l’u­so del dirit­to di inter­pel­lan­za, inter­rogazione e mozione, che raf­forzò l’i­den­tità di Assem­blea sovrana di fronte all’esec­u­ti­vo, da cui scaturì quel­la con­trap­po­sizione con il Gov­er­no a cui il decre­to leg­isla­ti­vo luo­gote­nen­ziale 98 las­ci­a­va del­e­ga­to il potere leg­isla­ti­vo.

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