I fratelli Patucelli sono i soli in grado di costruire le imbarcazioni che si contendono la bandiera del lago Nel loro laboratorio di Gargnano lavorano il legno dando vita anche a splendide barche a vela oltre che a quelle tipiche per la pesca Superati or

Tradizione & Sport.

05/10/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gargnano

Gargnano. Maestri d’ascia, cioè costrut­tori e restau­ra­tori di barche in leg­no, si diven­ta: lo san­no bene i fratel­li Anto­nio (79 anni) e Fabio (77) Patu­cel­li, che quest’arte ce l’hanno nel sangue. Pri­ma di loro l’hanno eserci­ta­ta altre tre gen­er­azioni: «Anche nos­tro bis­non­no è sta­to car­pen­tiere nau­ti­co e poi il non­no Francesco e papà Car­lo», dicono Toni e Fabio Patu­cel­li che con­tin­u­ano a lavo­rare, solo quan­do lo deci­dono loro però, nel lab­o­ra­to­rio vista lago che si tro­va a due pas­si dal­la chiesa par­roc­chiale di San Mar­ti­no. «Sul Gar­da la tradizione di costru­ire imbar­cazioni in fas­ci­ame rischia di scom­par­ire; eppure è un mestiere affasci­nante e anche piut­tosto remu­ner­a­ti­vo. A noi piac­erebbe molto trasmet­tere le nos­tre conoscen­ze ai gio­vani assi­cu­ran­do loro un futuro pro­fes­sion­ale invidi­a­bile; ringrazian­do il Sig­nore godi­amo di buona salute e abbi­amo anco­ra tan­to entu­si­as­mo; anche questo è un modo per fare cul­tura». I fratel­li Patu­cel­li sono gli ulti­mi garde­sani a saper costru­ire le bisse, le clas­siche imbar­cazioni bena­cen­si a remi per quat­tro per­sone d’equipaggio che vogano alla veneziana e ogni anno si dis­putano la bandiera del Gar­da. «L’ultima bis­sa che abbi­amo costru­ito è sta­ta quel­la di che anche quest’anno ha vin­to la bandiera del Gar­da», affer­ma Toni, «il miglior leg­no per queste barche è il cedro del Cana­da, ma può essere uti­liz­za­to anche il larice per le ordi­nate (lo scheletro del­la bar­ca ndr) per il resto del­lo scafo si com­ple­ta con com­pen­sato mari­no leg­gero; il migliore arri­va da Como». La pri­ma parte del­la bis­sa a pren­dere for­ma è la chiglia, poi le abili mani dei Patu­cel­li dan­no for­ma alla pop­pa, alla prua e al fas­ci­ame. «Per lavo­rare bene serve tem­po, una vol­ta le ordi­nate si costru­iv­ano una alla vol­ta, poi sono arrivate le attrez­za­ture elet­triche (seghe, fre­satri­ci, tra­pani eccetera) e ne abbi­amo guadag­na­to non solo in fat­i­ca ma anche in pre­ci­sione. Di bisse ne abbi­amo costru­ite oltre una quindic­i­na; c’è una pre­cisa staz­za da rispettare: la lunghez­za è di 10,5 metri, larghez­za 65 cen­timetri, pesano 110 chili e han­no il fon­do piat­to. Le abbi­amo costru­ite tutte con la stes­sa pas­sione; forse ci abbi­amo mes­so un po’ più di sen­ti­men­to, per ovvii motivi cam­panilis­ti­ci, con la Vil­lanel­la la bis­sa di Gargnano, il nos­tro paese». Le bisse rap­p­re­sen­tano solo una pic­co­la parte del­la pro­duzione del cantiere Patu­cel­li: «Abbi­amo inizia­to a lavo­rare con nos­tro padre costru­en­do e restau­ran­do le bisse da pesca e le barche da cari­co; si gira­va tut­to il lago in bici­clet­ta con la cas­set­ta degli attrezzi a tra­col­la e spes­so il nos­tro cantiere era­no le spi­agge», ricor­da Fabio, «poi negli anni Cinquan­ta abbi­amo inizia­to a dedi­car­ci alle barche a vela. Il pri­mo amore sono sta­ti i bec­ca­ci­ni (bar­ca a vela per due per­sone d’equipaggio tut­to­ra molto dif­fusa). È sta­to uno scafo che ci ha dato molte sod­dis­fazioni e non solo come cantiere ma anche dal pun­to di vista sporti­vo; in quegli anni io e mio fratel­lo abbi­amo vin­to tante regate con il bec­ca­c­ci­no». Poi sono arrivati i Fly­ing Dutch­mann, velocis­si­ma e spet­ta­co­lare imbar­cazione che per diver­si anni è sta­ta classe olimpi­ca: «Abbi­amo costru­ito il pri­mo stam­po in leg­no che sia sta­to uti­liz­za­to in Italia per l’F.D.», rac­con­ta Toni, «nel frat­tem­po pren­de­vano sem­pre più piede i cab­i­nati a vela si è inizia­to con i Sine­si, Week­end, Light­ning, sem­pre costru­iti in leg­no». Nei pri­mi anni Set­tan­ta arri­va la vetroresina: «Pas­sare dal leg­no a questo nuo­vo mate­ri­ale ci ha las­ci­a­to per­p­lessi», riv­e­lano i fratel­li Patu­cel­li, «cer­to la vetroresina si è riv­e­la­ta resistente e affid­abile, ha risolto molti prob­le­mi rel­a­tivi alla manuten­zione degli scafi, ma ci ha tolto il piacere di lavo­rare con il leg­no; comunque in parte ci siamo rifat­ti costru­en­do con il leg­no gli interni di tutte le imbar­cazioni fino a quan­do abbi­amo deciso di andare in pen­sione, o meglio di lavo­rare solo quan­do lo decidi­amo noi. Siamo un po’ come gli artisti, ci serve l’ispirazione; sti­amo rimet­ten­do a nuo­vo il san­dolino in leg­no di Uto Ughi, poi chissà, sarà il turno di una bis­sa». Dal cantiere Patu­cel­li, che ora è gesti­to da Gian­car­lo (figlio di Anto­nio) e da suo figlio Diego, sono uscite centi­na­ia e centi­na­ia di imbar­cazioni: tra queste Principes­sa, la bar­ca cap­i­tana­ta dal cam­pi­one di Mal­ce­sine Rober­to Bena­mati che ha tri­onfa­to nelle ultime tre edi­zioni del­la Cen­tomiglia, e Italia 92 (poi rib­at­tez­za­ta Raf­fi­ca) che ha vin­to la mara­tona del Gar­da nel 1994 (tim­o­niere Dusan Puh) , 1997 (Rober­to Bena­mati), 1998 e 1999 (Luca Valerio).

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