Asola, eseguiti all'ospedale per le lesioni dei diabetici Nel 2000 gli interventi sono stati quaranta Quest'anno secondo le previsioni diventeranno il doppio

Trapianti di pelle per il piede

Di Luca Delpozzo
Giancarlo Oliani

Aso­la — E’, a liv­el­lo provin­ciale, il pun­to di rifer­i­men­to per la cura del piede dia­beti­co. Lo scor­so anno il dot­tor Mario Ior­i­ni, pri­mario del­la Med­i­c­i­na di Aso­la che dirige il servizio ha ese­gui­to, con la sua equipe, ben 40 trapi­anti di cute. Quest’an­no se ne preve­dono almeno il doppio.E il trapianto, quan­do è pos­si­bile, con­sente di dimez­zare i tem­pi di gua­ri­gione. Lavo­ra dunque a pieno rit­mo il cen­tro di dia­betolo­gia del­l’ospedale di Aso­la. La spe­cial­iz­zazione ha inoltre attrat­to molti pazi­en­ti anche da fuori provin­cia. Soltan­to nel 2000, com­pren­den­do i pre­si­di di Cas­tel Gof­fre­do, Boz­zo­lo e Campitel­lo, sono state curate 3383 per­sone men­tre le vis­ite han­no super­a­to quo­ta 6.300. E il numero è des­ti­na­to ad aumentare. Per un paziente affet­to dal­la malat­tia la cura dei pie­di è del­la mas­si­ma impor­tan­za. Il dia­bete infat­ti riduce la cir­co­lazione del sangue alle estrem­ità ma ne dan­neg­gia anche i nervi (si ha cioè meno sen­si­bil­ità al dolore e al calore). Un taglio scor­ret­to delle unghie, i cal­li, le scarpe strette o le scot­tature, pos­sono portare alla for­mazione di ulcere e poiché il dia­beti­co ha dif­fi­coltà a difend­er­si dalle infezioni, le lesioni pos­sono diventare gravi al pun­to da richiedere l’am­putazione di un dito e a volte anche di una gam­ba. «Ma il trapianto — spie­ga il dot­tor Ior­i­ni — è effi­cace solo se viene miglio­ra­ta la cir­co­lazione arte­riosa negli arti infe­ri­ori e questo si può ottenere attra­ver­so l’an­gio­plas­ti­ca che viene real­iz­za­ta nel repar­to di chirur­gia vas­co­lare di Man­to­va». Se l’e­si­to è pos­i­ti­vo si pro­cede. L’o­bi­et­ti­vo è quel­lo di «chi­ud­ere» l’ul­cera che a volte ha dimen­sioni molto con­sis­ten­ti. «Si prel­e­va un pez­zo di pelle dal­la cos­cia — spie­ga il pri­mario — che viene invi­a­to nei lab­o­ra­tori di una dit­ta di Pado­va. Lì viene colti­va­ta per real­iz­zare nuovi strati che sono pron­ti dopo 18 giorni. Pri­ma viene appli­ca­to un pri­mo stra­to (fibrobal­sti) e poi il sec­on­do (cher­atinoc­i­ti) la pelle vera e pro­pria. A volte però una sola lam­i­na non è suf­fi­ciente. E’ un trat­ta­men­to, infat­ti, che può durare diver­si mesi, ma alla fine la lesione scom­pare e il paziente guar­isce». Attual­mente neo quat­tro cen­tri di dia­betolo­gia di Aso­la si effet­tuano cir­ca 50 vis­ite al giorno. Tre gli spe­cial­isti, che oltre al pri­mario, tut­ti i giorni sono a dis­po­sizione nei cen­tri di Cas­tel Gof­fre­do, Boz­zo­lo e Campitel­lo. Il servizio prevede al pomerig­gio quat­tro ambu­la­tori cosidet­ti ded­i­cati: il pri­mo per la dia­bet­i­ca gravi­da, il sec­on­do per i bam­bi­ni, in col­lab­o­razione con un pedia, il ter­zo per l’e­d­u­cazione ai pazi­en­ti che riguar­da l’igiene dei pie­di, il tipo di dieta da seguire e il modo di ini­et­tar­si l’in­suli­na, il quar­to per i test di neu­ropa­tia che con­sentono di sco­prire l’in­ter­es­sa­men­to dei nervi da parte del­la malat­tia diabetica.