Le guardie provinciali effettuano controlli d’intesa con l’Istituto zooprofilattico. Gabbie e pasture per catturare le anatre e poi liberarle

Trappole per l’aviaria

05/03/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bartolo Fracaroli

Otto guardie provin­ciali sono addette alla cat­tura incru­en­ta degli ana­ti­di del , al pre­lie­vo di un tam­pone cloa­cale ed al loro rilas­cio, pre­vio inanel­la­men­to crono­logi­co, per la pre­ven­zione del virus dell’influenza aviaria. Va tut­to bene fin che si trat­ta di specie che si las­ciano pren­dere, anda­va benis­si­mo durante la sta­gione vena­to­ria negli sguazzi, chiusasi con gen­naio: ger­mani reali, alza­v­ole, mestoloni, moriglioni, morette, canepiglie, fis­chioni, codoni e marzaioli, insieme ad altri uccel­li acquati­ci quali folaghe, gallinelle d’acqua, pavon­celle, bec­ca­c­ce e bec­ca­c­ci­ni che, abbat­tuti a ter­mi­ni di legge, veni­vano imme­di­ata­mente tes­ta­ti. Set­tan­ta quel­li con­seg­nati dai cac­cia­tori, 200 quel­li cen­trati dalle guardie per il mon­i­tor­ag­gio inver­nale dis­pos­to dal­la Regione tramite l’Istituto zoopro­fi­lat­ti­co delle Venezie, anche se gli esper­ti dicono che sarebbe preferi­bile che il tam­pone fos­se fat­to su ani­mali vivi, in quan­to il virus muore poco dopo l’abbattimento e ne riman­gono solo labili trac­ce interne. In questi giorni sul lun­go­la­go di , in local­ità Lido Mirabel­lo, vis­tosi cartel­li in buro­cratese stret­to det­tano: «Provin­cia di Verona/Corpo di Polizia Provinciale/via S. Gia­co­mo 25 — 37135 Verona/tel. 045/9288406 — Trap­po­lag­gio per cat­tura ana­ti­di vivi e suc­ces­si­vo rilas­cio per attiv­ità di mon­i­tor­ag­gio influen­za aviaria». E sot­to: «Non toc­care le trap­pole e non avvic­i­nar­si». Seguono i numeri degli oper­a­tori autor­iz­za­ti: 335 1031084 — 335 1031089. Sul­la riva ci sono cinque gran­di gab­bie, con intorno le pas­ture (pane, fru­men­to, gra­n­otur­co), dotate di un sis­tema d’intrappolamento a patel­la bas­cu­lante od a sgan­cio del piano di calpes­tio. Donne ed uomi­ni del Cor­po di polizia provin­ciale (sono tre le nuove agen­ti) arrivano all’alba a con­trol­lare le cat­ture, vesti­ti con bianche tute idrore­pel­len­ti, guan­ti monouso di lat­tice, mascher­ine con fil­tri a car­bone, occhiali da chirur­go e sti­val­oni di gom­ma. L’operazione non è facile come sem­bra: le ana­tre man­giano le esche esterne ai gab­bioni ma non vi entra­no, se poi com­pare un «marziano» con in pug­no un guadi­no per pren­der­le, si fa il deser­to lad­dove fra le gambe delle guardie le ana­tre gira­vano a decine. Le cat­ture sono state fino­ra di solo 23 ger­mani reali, di solo un esem­plare sia mer­coledì che giovedì scor­si; para­dos­salmente è più facile cat­turare un cig­no, abit­u­a­to alla con­fi­den­za con l’uomo, bas­ta pren­der­lo dal­la trap­po­la con del­i­ca­ta deter­mi­nazione al col­lo e all’ala, tam­ponar­gli il ret­to e rilas­cia­r­lo come è accadu­to giorni fa. La con delib­era dell’8 novem­bre scor­so, prevede la cat­tura, incru­en­ta e non, di 400 «pre­lievi», 40 a set­ti­mana, per il mon­i­tor­ag­gio pri­maver­ile (in tut­to feb­braio sono sta­ti 5 gli abbat­ti­men­ti e 18 le cat­ture). Il test viene subito por­ta­to all’Istituto zoopro­fi­lat­ti­co di Verona (con sede vicinis­si­ma alla polizia provin­ciale) che, in gior­na­ta, provvede ad inoltrare i cam­pi­oni, cus­todi­ti sin­go­lar­mente in cap­sule di plas­ti­ca e con­trasseg­nati con etichet­ta iden­ti­fica­ti­va di specie, ses­so, data e local­ità, al cen­tro regionale delle Venezie di Leg­naro (Pado­va) dove ven­gono subito esam­i­nati. Nes­suno ha fino­ra dato esis­to pos­i­ti­vo: sia i 270 capi di sel­vaggi­na degli abbat­ti­men­ti inver­nali che i 23 degli ulti­mi giorni. La Regione ne vuole di più ed ha dif­fida­to tre volte le guardie provin­ciali a rag­giun­gere la quo­ta set­ti­manale di 40 capi. Dagli elenchi delle specie utili agli esa­mi pre­ven­tivi per l’influenza aviaria dei pol­li ne man­cano alcune con­sid­er­ate non a ris­chio (svas­si, tuffet­ti, mer­li, pic­cioni). «Per gli ana­ti­di che non ven­gono a man­gia­re a riva sulle spi­agge, e sono i più», spie­ga un esper­to «occor­rereb­bero impianti di cat­tura quali quel­li per le allodole. Ora la sta­gione vena­to­ria è chiusa, eppure sono tut­ti migra­tori (esclusi ger­mani e morette, stanziali) ed è anche tem­po di nid­i­fi­cazione, abbat­terne provo­ca dis­as­tri. Bas­ta guardar­li, le cop­pie sono sem­pre insieme, ci cibano e poi si recano al nido fra le canne». Anche tut­ti gli uccel­li fer­i­ti, rapaci com­pre­si, che ven­gono recap­i­tati all’associazione Verde­blù di Cas­tel d’Azzano, con­ven­zion­a­ta con la Provin­cia, ven­gono tes­ta­ti. Al coman­do delle guardie provin­ciali si pen­sa di aumentare il «trap­po­lag­gio» con altre gab­bie (quelle usate per estir­pare le nutrie nel­la Bas­sa) anche negli altri ambiti ter­ri­to­ri­ali di cac­cia del veronese legati all’acqua (il Gar­da, l’Adige, il Tar­taro e le Val­li Gran­di). Men­tre gli oper­a­tori tur­is­ti­ci garde­sani lamen­tano i dis­a­gi esteti­ci provo­cati sui plateati­ci dal­la pre­sen­za delle varie specie di ana­tre e di cig­ni (sor­pren­den­te­mente calati di numero negli ulti­mi tem­pi) è fal­li­to il prog­et­to del­la coop­er­a­ti­va Alba­tros incar­i­ca­ta dal­la Provin­cia del mon­i­tor­ag­gio e del­la riduzione incru­en­ta delle popo­lazioni degli acquati­ci. Si dis­tribui­va cibo dis­gus­toso agli ana­ti­di per dise­d­u­car­li dall’accettare pas­ture dalle per­sone, si rimuove­vano le uova dai nidi (las­cian­done un paio per evitare che la cop­pia andasse a costru­irsene un sec­on­do altrove, in siti meno acces­si­bili) oppure, al pos­to delle uova fecon­date se ne met­te­vano di leg­no: tut­to fal­li­to per­ché i Comu­ni garde­sani non han­no finanzi­a­to l’iniziativa eco­logi­ca­mente corretta.

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