Brescia, Trento e Verona hanno presentato un piano per evitarne l’estinzione

Tre Province, un obbiettivo: salvaguardare la trota di lago

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Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

C’è un piano per sal­vare la tro­ta di lago, da non con­fondere con la mar­mora­ta, tipi­ca dei fiu­mi, con la iri­dea o la fario. La tro­ta di lago rischia l’estinzione. Cinquant’anni fa ven­nero cre­ate delle briglie arti­fi­ciali sul Sar­ca, per togliere l’acqua al fiume e costru­ire una cen­trale idroelet­tri­ca. Gli sbar­ra­men­ti di cemen­to, posti oriz­zon­tal­mente lun­go l’alveo, si trovano a Tor­bole (a un chilometro dal­la foce), qun­di in local­ità Lin­fano (a un paio di chilometri Gar­da) e, infine, a Ceni­ga (7 chilometri a monte). I pesci così non han­no più avu­to la pos­si­bil­ità di risalire la cor­rente per andare a depositare le uova nei pun­ti sab­biosi. Adesso la Provin­cia autono­ma di Tren­to, in col­lab­o­razione con Bres­cia e Verona, ha deciso di pas­sare al con­trat­tac­co. Il piano, redat­to con l’aiu­to dell’ingegner Giu­liano Tren­ti­ni, è sta­to illus­tra­to nei giorni scor­si ad Arco. Romano Masè, respon­s­abile del Servizio fau­nis­ti­co provin­ciale trenti­no, l’ittiologo Loren­zo Bet­ti e il pres­i­dente dell’Associazione pesca­tori, Ste­fano Tren­ti, han­no spie­ga­to che l’obbiettivo è di ridurre le briglie e ren­der­le scav­al­ca­bili dalle trote. Si chiederà di aumentare la por­ta­ta del Sar­ca dagli attuali due metri cubi al sec­on­do a una misura vari­abile tra i cinque e i nove. In atte­sa di avviare le opere, il prog­et­to pren­derà il via col mon­i­tor­ag­gio del­la fau­na itti­ca nel Gar­da e sul fiume. Nei lab­o­ra­tori delle Provin­cie di Verona e di Bres­cia saran­no prodot­ti gli avan­not­ti, da rilas­cia­re poi nelle acque. Il comune di Arco sta cer­can­do di portare avan­ti il dis­cor­so di par­co flu­viale, insieme a Riva e Tor­bole-Nago, in modo da pro­cedere sia alla risis­temazione delle briglie che alla rinat­u­ral­iz­zazione del cor­so d’acqua. Lo scopo è di sfruttare lo sce­nario ambi­en­tale, pro­po­nen­do escur­sioni in canoa e moun­tain bike. Intan­to la Provin­cia di Tren­to si è uni­for­ma­ta alla nor­ma­ti­va di Vene­to e Lom­bar­dia per la sul Gar­da e la dis­ci­plina del demanio. La novità è rap­p­re­sen­ta­ta dal fat­to che, pur rima­nen­do immu­ta­to il divi­eto per i motori, dopo 18 anni viene con­ces­sa una dero­ga ai pesca­tori dilet­tan­ti, res­i­den­ti in local­ità che si affac­ciano sul lago. La poten­za non dovrà comunque super­are i 6 cav­al­li. La legge favorisce soprat­tut­to i pen­sion­ati che amano la pesca e che ora pos­sono uscire e rien­trare in piena sicurez­za, anche in caso di mal­tem­po. Nec­es­sario, però, rispettare le dis­po­sizioni riguardan­ti le dotazioni a bor­do e la dis­tan­za dal­la cos­ta, ridot­ta per­al­tro da 500 a 300 metri. Per andare incon­tro alla vela e ai surf, Tren­to proibì l’u­ti­liz­zo delle imbar­cazioni a motore nel 1983, escluse quelle del servizio pub­bli­co e del soc­cor­so. Altre novità: le barche a vela dotate di motore d’emergenza potran­no uti­liz­zar­lo non solo per entrare o uscire dai por­ti, ma anche in caso di bonac­cia per tornare a ter­ra. E anco­ra: per immerg­er­si, i sub non avran­no più bisog­no del­l’u­nità di appog­gio. Tale obbli­go, già cam­bi­a­to dal­la nell’89 e dal­la Lom­bar­dia nel ’94, era rimas­to in vig­ore a causa del man­ca­to ok di Tren­to. Lo scor­so set­tem­bre Mas­si­mo Gior­get­ti, asses­sore ai lavori pub­bli­ci e alla dife­sa del suo­lo del Vene­to, ave­va sol­lecita­to il pres­i­dente del­la giun­ta Loren­zo Del­lai, a «rispon­dere alle legit­time aspet­ta­tive di tur­isti e sportivi che, ormai da trop­po tem­po, atten­dono gli adegua­men­ti nor­ma­tivi». Nei prossi­mi mesi sarà emana­ta una cir­co­lare per evitare inter­pre­tazioni dub­bie o equiv­oche del­la nuo­va nor­ma. E si aprirà un con­fron­to con le asso­ci­azioni sportive e i som­moz­za­tori garde­sani per dis­cutere l’opportunità di prevedere, in casi di par­ti­co­lare peri­co­lo, norme aggiun­tive a tutela del­la sicurez­za dei bagnanti.

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