Un ciclo di concerti dopo la conclusione dei lavori, costati 250 milioni. Il parroco don Andreis: «Anche l’altare e l’ambone hanno bisogno di urgenti cure»

Tre serate per brindare al restauro dello splendido organo del Duomo

19/07/2001 in Manifestazioni
Di Luca Delpozzo
s.z.

L’organo del Duo­mo di Salò è sta­to restau­ra­to, e il par­ro­co mon­sign­or Francesco Andreis ha pre­dis­pos­to tre con­cer­ti, per farne ascoltare i risul­tati e l’ar­mo­nia. Domani, ven­erdì 20 luglio, alle ore 21, toc­cherà al mae­stro Gian­car­lo Par­o­di, tito­lare del­la cat­te­dra al di , docente all’Is­ti­tu­to Pon­tif­i­cio di musi­ca sacra di Roma. Ha inciso 37 lp e cd, con brani di J.S.Bach e dei com­pos­i­tori del ’700–800-900. Ven­erdì 27 la cop­pia Mari­no Bedet­ti (oboe) e Andrea Maci­nan­ti. Mart­edì 14 agos­to chi­ud­erà Ger­ar­do Chi­mi­ni. L’organo, real­iz­za­to nel 1550–81 dal­la famiglia Anteg­nati e ricom­pos­to il sec­o­lo scor­so dai Seras­si, è sta­to restau­ra­to dal­la dit­ta Inzoli-Bonizzi di Cre­ma. «Di notev­ole inter­esse artis­ti­co e stori­co — leg­giamo nel­la relazione tec­ni­ca -, era sta­to com­pro­mes­so anche da manomis­sioni e inter­ven­ti poco rispet­tosi, che ne ave­vano alter­ato la fisiono­mia orig­i­nar­ia. Asportati, inoltre, i reg­istri, quali i Cam­pan­el­li e, prob­a­bil­mente, la Grancas­sa. «All’at­to del­lo smon­tag­gio, abbi­amo ril­e­va­to una gen­erale caren­za di inton­azione e accor­datu­ra, nonchè un forte squilib­rio tra i vari ele­men­ti foni­ci. Ril­e­van­ti, poi, i dan­ni provo­cati dal tar­lo. Le canne in met­al­lo pre­sen­ta­vano ammac­ca­ture, schi­ac­cia­ture e tagli. Notevol­mente degra­dati i man­ti­ci e i canali del ven­to». Ogni parte è sta­ta rimossa, imbal­la­ta e trasporta­ta nel lab­o­ra­to­rio di Ombri­ano di Cre­ma. E qui effet­tua­to un lavoro min­uzioso. Dis­os­si­date tutte le punte in ottone e le altre par­ti metal­liche dei somieri, elim­i­na­ta e sos­ti­tui­ta la pelle rov­ina­ta, ret­ti­fi­cati i piani di appog­gio, cam­bi­ate le molle dei ven­ti­labri, effet­tua­to il trat­ta­men­to con sostanze anti­tar­lo. Le canne: lavate, ritoc­cate (con l’ag­giun­ta di freni armoni­ci alla Vio­la), sti­rate (le ammac­ca­ture), rin­no­vate (le sal­da­ture), ver­ifi­cate (le altezze delle boc­che e dei fori), pulite, tin­teggiate (con mate­ri­ale di qual­ità e col­ore sim­i­le a quel­lo orig­i­nario). Lubrifi­cate le trasmis­sioni, sos­ti­tu­iti i tiran­ti, revi­sion­ati i coman­di dei reg­istri e degli acces­sori, ricostru­ite le cartelle rotte del­la tastiera, con­sol­ida­to il telaio del­la ped­aliera. Tut­ti i man­ti­ci aper­ti e puli­ti. Al ter­mine l’organo è sta­to rimon­ta­to nel­la can­to­ria del Duo­mo, e rac­chiu­so nel­la cas­sa lignea dora­ta, di splen­di­da fat­tura, muni­ta di portelle risalen­ti a Gio­van­ni Gia­co­mo Anteg­nati. La fac­cia­ta è com­pos­ta da 51 canne in stag­no, col­lo­cate entro cinque cam­pate. Cos­to del­l’in­ter­ven­to: 250 mil­ioni, di cui una parte (65) ero­gati sot­to for­ma di con­tribu­ti dal­la Con­feren­za Epis­co­pale Italia, e un’al­tra dal­l’ered­ità del­la sig­no­ri­na Luciana Maf­fi­oli. Qual­cuno ha chiesto al par­ro­co se fos­se oppor­tuno spendere una cifra sim­i­le. E Andreis: «La sto­ria di un organo è come quel­la di una chiesa, una casa, una vita. Famosi i nomi di col­oro che han­no mes­so mano a questo stru­men­to: Megliari­ni, Fedrig­ot­ti, Anteg­nati, Cargnoni, Fac­chet­ti, Bianchet­ti, Mac­carinel­li, Pietro Bossi, Chimeri. «Il Duo­mo ha sem­pre calami­ta­to l’in­ter­esse e il denaro di pri­vati e del­l’am­min­is­trazione pub­bli­ca. Nel 1957 la Soprint­en­den­za dei Beni artis­ti­ci e cul­tur­ali ha deciso di porre un vin­co­lo per tute­lar­lo con­tro inter­ven­ti abu­sivi. Il lavoro fat­to a par­tire dall’87, con l’inizio cor­ag­gioso del mio pre­de­ces­sore, mon­sign­or Pao­lo Zanet­ti, è sta­to enorme. Con­sol­i­dati la strut­tura e i tet­ti, sis­tem­a­ta la torre cam­pa­naria, restau­rati tut­ti gli affres­chi, rin­fres­cate le opere lignee e tan­ti quadri. E poi i banchi, le sedie, i con­fes­sion­ali…». Il par­ro­co non sta fer­mo, e guar­da avan­ti. «Anche l’altare e l’am­bone esigevano la nos­tra atten­zione — sot­to­lin­ea -. La dif­fi­coltà mag­giore da super­are: real­iz­zare un’­opera adat­ta alla maestosità del pres­bi­te­rio e che, pur pre­sen­tan­dosi fis­sa, pos­sa essere amovi­bile in alcune cir­costanze. Sti­amo risol­ven­do il prob­le­ma. E il 25 mar­zo 2002, in occa­sione del­la Fes­ta del­l’An­nun­ci­azione, inau­gur­ere­mo l’altare e l’am­bone in bron­zo. Nelle varie scelte, i fine­stroni han­no fat­to la parte di Cener­en­to­la. Il restau­ro com­porterà altri due­cen­to mil­ioni di spe­sa. Spe­ri­amo nel­la com­pren­sione di qualche benefattore».