Prima personale dell’artista settantenne

Trent’anni di pittura per il debutto di Rizzi

08/09/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Garda

Se Gabrio Rizzi, classe 1933, si è deciso solo adesso, qua­si set­tan­tenne, a met­tere in pie­di la sua pri­ma per­son­ale, non è per­ché si trat­ti di uno di quei pen­sion­ati che han­no improvvisa­mente scop­er­to l’hobby del pen­nel­lo. Lui ha sem­pre dip­in­to, e molto bene. Ma per il suo carat­tere, burbero quel tan­to che serve a tute­lare una con­geni­ta propen­sione alla ris­er­vatez­za, e forse anche alla timidez­za, non se l’è mai sen­ti­ta di met­ter­si in piaz­za. «Sono un soli­tario», dice. Per car­ità, di col­let­tive ne ha fat­te tante, por­tan­do ogni vol­ta un quadro o due. E alla pit­tura garde­sana ha dato parec­chio, orga­niz­zan­do di recente persi­no un sodal­izio, Gar­da Arte, che riu­nisce tan­ti artisti dilet­tan­ti e orga­niz­za rasseg­ne nel palaz­zo Pom­pei-Car­lot­ti. Il fat­to che sta­vol­ta Rizzi abbia accetta­to di esporre da solo diven­ta dunque un even­to, solen­niz­za­to anche dal patrocinio comu­nale. E come tale è sta­to sen­ti­to dai tan­ti che in questi giorni han­no vis­i­ta­to la mostra. Solo che, da bas­t­ian con­trario com’è, invece delle due set­ti­mane canon­iche delle mostre estive, lui ha deciso di con­ced­er­si solo per otto giorni, e così le sue opere saran­no disponi­bili solo fino a ques­ta sera, con orario 18 — 22. «Mi sono deciso per­ché ho pen­sato che final­mente pote­vo aver mes­so insieme del mate­ri­ale vali­do», spie­ga. Così nelle sale di vil­la Pom­pei-Car­lot­ti sono rac­colte cir­ca 40 delle tele che ha dip­in­to in trent’anni. Cer­to, una vol­ta, quan­do lavo­ra­va in ban­ca, ave­va poco tem­po per l’arte, e allo­ra si ded­i­ca­va alla tavoloz­za a tem­po per­so. Ora invece è più costante: una venti­na di quadri l’anno, tut­ti ad olio. «A spinger­mi a dipin­gere di più è mia moglie Carmeli­ta», sostiene. Le opere di Gabrio Rizzi risentono molto del suo essere garde­sano. Nei pae­sag­gi, per esem­pio, c’è sem­pre l’acqua, anche se non nec­es­sari­a­mente il lago. Nelle nature morte poi, accan­to alle bot­tiglie o ai fiori ecco i pesci. Insom­ma, l’imprinting è quel­lo che ci si tro­va addos­so nel pas­sare una vita sul­la riv­iera benacense.