Lonato, dall’1 al 3 febbraio suggestiva cerimonia religiosa che ha antiche origini. Atteso al rito religioso il vescovo veronese Flavio Roberto

Tridui, cerimonia d’incanto

30/01/2002 in Religione
Di Luca Delpozzo
Lonato

Nel­la basil­i­ca di San Gio­van­ni Bat­tista di Lona­to fer­vono i prepar­a­tivi per la tre giorni dei Tridui, un momen­to tradizionale le cui orig­i­ni risal­go­no a più di due sec­oli orsono. Quest’anno si svol­ger­an­no dall’1 al 3 feb­braio. Si trat­ta di un forte richi­amo spir­i­tuale che atti­ra diver­si fedeli prove­ni­en­ti anche da altre comu­nità; di una par­ti­co­lare cel­e­brazione che è giun­ta a noi dal ’700 e si esprime sot­to for­ma di preghiera e ado­razione eucaris­ti­ca in suf­fra­gio dei defun­ti. «Sono gior­nate intense di preghiera e di fun­zioni sacre molto sug­ges­tive — dice il par­ro­co mons. Boaret­to — rego­late da un par­ti­co­lare rit­uale lonatese appartenu­to alla Col­leg­gia­ta di Lona­to e ben con­ser­va­to nell’archivio del­la Par­roc­chia. Attual­mente i San­ti Tridui sono una fusione di ado­razione eucaris­ti­ca e di preghiera in suf­fra­gio delle ani­me dei defun­ti, devozione rad­i­ca­ta forte­mente nel­la popo­lazione. Quest’anno sarà padre Flavio Rober­to, vesco­vo di Verona, ad aprir­li uffi­cial­mente, con la solenne con­cel­e­brazione alle ore 20». La fun­zione carat­ter­is­ti­ca dei Tridui si svolge al ter­mine dell’Eucarestia ed è ese­gui­ta sec­on­di i canoni presta­bil­i­ti con dovizia alle sue orig­i­ni. Cen­tro del­la cer­i­mo­nia è il san­tis­si­mo sacra­men­to ven­er­a­to con la sua espo­sizione sul­la som­mità del­la macchi­na dei Tridui e implorato attra­ver­so il can­to del Mis­erere. La macchi­na dei Tridui è una mag­nifi­ca opera volu­ta per ren­dere più solenne la cer­i­mo­nia. Sul­la stes­sa si svol­gerà la pro­ces­sione del sac­er­dote e dei chierichet­ti nel momen­to più impor­tante: l’esposizione del San­tis­si­mo. La macchi­na uti­liz­za­ta oggi è quel­la inau­gu­ra­ta nel 1828 e prog­et­ta­ta qualche anno pri­ma da Leonar­do Man­za­ti o Man­zat­ti. Le prime forme di trid­uo par­ti­co­lare per la preghiera per i mor­ti nac­quero nel­la zona bres­ciana con l’intenzione di suf­fra­gare le ani­me dei cadu­ti in guer­ra: era il peri­o­do del­la guer­ra di suc­ces­sione spag­no­la e vi furono molti lut­ti al segui­to del­la battaglia di Chiari nel 1701 e di quel­la di Cal­ci­na­to del 1706. Il peri­o­do per queste cel­e­brazioni è sem­pre sta­to col­lo­ca­to nei tre giorni com­pren­den­ti la domeni­ca che cade dieci giorni pri­ma del mer­coledì delle Ceneri, che in pas­sa­ta veni­va chia­ma «Ses­sa­ges­i­ma» cioè prece­dente alla Pasqua di cir­ca 60 giorni. Quel­la dei Tridui è una cer­i­mo­nia che è giun­ta a noi attra­ver­so la tradizione popo­lare. Il pro­gram­ma prevede per il 2 feb­braio alle ore 18 anche una con­cel­e­brazione pre­siedu­ta dal supe­ri­ore del­la Comu­nità mis­sion­ar­ia Vil­lare­gia di Lona­to, padre Lui­gi Rus­so. La con­clu­sione domeni­ca 3 feb­braio sem­pre alle ore 18 con una fun­zione da parte di mon­sign­or Andrea Veggio.

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