Da febbraio ad oggi trovati 10 casse di detonatori, 800 chili di esplosivi, 12mila ordigni funzionanti. Brillate in loco quelle al fosforo

Trimelone, bombe senza fine

16/03/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Le bombe recu­per­ate nelle acque cir­costan­ti l’isola del Trimel­one non finis­cono mai. Solo questo si può dire dan­do con­to degli ulti­mi ritrova­men­ti da parte degli uomi­ni del­la Mari­na mil­itare ital­iana, sull’isolotto agli ordi­ni del Cap­i­tano di Fre­ga­ta, Bruno Mar­coni. Dalle acque del Gar­da sono state infat­ti recu­per­ate 10 casse con­te­nen­ti det­o­na­tori e cariche esplo­sive, per­fet­ta­mente in gra­do di fun­zionare e tutte deposi­tate l’una vic­i­na all’altra, a 20 metri di pro­fon­dità, sul cos­tone a sud del Trimel­one. Ogni cas­sa con­tiene qualche migli­aio di det­o­na­tori di pochi cen­timetri che, se per­cos­si, esplodono.Oltre a questo, dal 29 gen­naio ad oggi altri 12 mila ordig­ni di vario tipo e gra­do di peri­colosità, 800 chili di bal­is­tite (pro­pel­lente esplo­si­vo delle bombe) in strisce e tubet­ti; 20 chili di esplo­si­vo sfu­so. Il tut­to va som­ma­to al cair­co di 36mila chili, tra cui bombe a cari­ca­men­to spe­ciale, cioè ordig­ni incen­di­ari al fos­foro bian­co, recu­perati già nel 2006 gra­zie all’intervento dei mil­i­tari e del­la dit­ta Bo.sca di Venezia.Oggi sul Trimel­one ci sono otto mil­i­tari del nucleo Sdai, smi­na­men­to dife­sa anti mezzi insidiosi, del­la Mari­na mil­itare di Ancona, prati­ca­mente la squadra qua­si al com­ple­to, e tre o sei uomi­ni a sec­on­da dei momen­ti, dell’ottavo reg­g­i­men­to del Genio guas­ta­tori del­la Fol­go­re di Leg­na­go, agli ordi­ni del tenente Giuseppe La Ian­ca. Tra questi, sol­dati con brevet­to Eod (che sta per bonifi­ca ordig­ni esplo­sivi). Sull’isola i mil­i­tari stan­no facen­do bril­lare moltissime bombe incen­di­arie al fos­foro bian­co, recu­per­ate dal­la Mari­na a pochi metri di pro­fon­dità. «Questi ordig­ni», spie­ga il cap­i­tano Mar­coni, «sono i più peri­colosi se recu­perati da gente ines­per­ta. Sem­bra­no delle lat­tine arrug­gi­nite e in realtà, a con­tat­to con l’aria, pren­dono subito fuo­co e non c’è modo di speg­n­er­le se non con il solfa­to di rame». Una di queste bombe, una vol­ta acce­sa, fa fuo­co per 15 o 20 minu­ti, oltre ad un den­sis­si­mo fumo bian­co, e i mil­i­tari le trasportano sul lato nord dell’isola trat­te­nen­dole in sec­chi pieni d’acqua, e incen­dian­dole poi una ad una. «Qui sot­to», pros­egue Mar­coni, «abbi­amo trova­to di tut­to: preva­len­te­mente ordig­ni del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, bombe a mano, mine antiuo­mo e mine anti­car­ro. Bombe tedesche o ingle­si, qua­si tutte fun­zio­nan­ti. Si dete­ri­o­ra­no solo l’involucro o le spo­lette di innesco ma l’esplosivo rimane vali­do, se innesca­to cor­ret­ta­mente». La col­lab­o­razione tra la Mari­na e gli uomi­ni dell’ottavo Genio gas­ta­tori del­la Fol­go­re di Leg­na­go è quo­tid­i­ana: i pri­mi recu­per­a­no dalle acque, pat­tugliano e map­pano i fon­dali, i sec­on­di dis­trug­gono i resid­uati bel­li­ci sull’isola o li por­tano a bril­lare nel­la cava di Caprino.«Anche da questo pun­to di vista», dice il tenente La Ian­ca, «non abbi­amo avu­to alcun prob­le­ma e, gra­zie al sup­por­to dei di Mal­ce­sine, che pat­tugliano da ter­ra l’isola, tut­to si svolge in sicurez­za, anche alla cava Cam­pag­nari». Tra i mil­i­tari del­la Mari­na c’è un infer­miere, pron­to a prestare i pri­mi soc­cor­si in caso di bisog­no. Qualche giorno fa al Trimel­one c’è sta­ta una sim­u­lazione di inter­ven­to d’urgenza con l’elicottero e il medico del 118 di Verona atter­ra­to sull’isola. «Abbi­amo volu­to accertar­ci», spie­gano i mil­i­tari, «che in caso di neces­sità si pos­sa soc­cor­rere, per garan­tire a noi stes­si mar­gi­ni di sicurez­za adeguati». Tut­to è anda­to per il meglio.«La gente di Assen­za», dice Davide Benedet­ti, asses­sore ai lavori pub­bli­ci di Bren­zone, «si è spaven­ta­ta veden­do l’elicottero, e in molti han­no chiam­a­to in munici­pio». Ma l’assessore è pre­oc­cu­pa­to per il con­tin­uo recu­pero di ordig­ni. «Pen­sava­mo», affer­ma, «che il quan­ti­ta­ti­vo di bombe recu­per­ate sarebbe inizia­to a calare dopo il lavoro fat­to lo scor­so anno e invece no. Fino­ra la Regione e il dipar­ti­men­to cen­trale del­la han­no stanzi­a­to un mil­ione e 260 mila euro. Il ter­mine dei lavori dovrebbe essere a fine aprile o, al più tar­di, ai pri­mi di mag­gio. L’unico prob­le­ma è che, nonos­tante i lavori siano andati fino­ra benis­si­mo, quan­to già stanzi­a­to potrebbe non bastare per portare a ter­mine la bonifi­ca dei fon­dali fino a 35 metri».Solo nelle prossime set­ti­mane si saprà se questo tim­o­re si tra­muterà in una sec­on­da richi­es­ta stra­or­di­nar­ia e urgente di con­tribu­ti. Già a metà del­lo scor­so anno infat­ti, a fronte del­la quan­tità indus­tri­ale di ordig­ni recu­perati, il sin­da­co di Bren­zone, Gia­co­mo Simonel­li, e lo stes­so Benedet­ti ave­vano dovu­to fir­mare una sim­i­le richiesta.