In ricognizione i tecnici della Bosca, la ditta veneziana che ha avuto l’incarico dalla Prefettura di Verona. Già individuate sui bassi fondali centinaia di bombe ancora pericolose

Trimelone, parte la bonifica

27/01/2006 in Attualità
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Al Trimel­one è par­ti­ta la cac­cia alle bombe, con tan­to di forze dell’ordine schier­ate a pat­tugliare l’intera zona per ter­ra e in acqua. È l’esordio del­la pri­ma fase dei lavori, che porter­an­no alla bonifi­ca dell’isolotto al largo di Assen­za di Bren­zone e dei fon­dali cir­costan­ti. Pro­prio in questi giorni, infat­ti, quat­tro dei 12 uomi­ni che arriver­an­no in tut­to, dipen­den­ti del­la Bosca di Venezia, la dit­ta incar­i­ca­ta da una com­mis­sione del­la Prefet­tura di Verona per le oper­azioni di smi­na­men­to, han­no avu­to in con­seg­na il “cantiere” dall’ ammin­is­trazione comu­nale di Bren­zone e si sono inse­diati sul loro par­ti­co­laris­si­mo pos­to di lavoro. I tec­ni­ci, i sub­ac­quei e i coor­di­na­tori delle oper­azioni si sono imme­di­ata­mente resi con­to dell’immane lavoro che li attende e dei ril­e­van­ti peri­coli che si pos­sono nascon­dere dietro ogni anfrat­to e sui fon­dali adi­a­cen­ti all’isola. A spie­gare come stan­no le cose è il tito­lare del­la Bosca e diri­gente tec­ni­co con brevet­to Bcm, bonifi­ca campi minati, Nico­la Fal­coni: «In questi giorni abbi­amo inizia­to la pri­ma fase delle oper­azioni che, solo alla fine, ci porter­an­no alla vera bonifi­ca dell’isola e delle acque cir­costan­ti». La piani­fi­cazione delle oper­azioni è sta­ta molto meti­colosa «e non potrà essere breve, ma è nec­es­sario fare così, vis­to l’alto ris­chio che dob­bi­amo affrontare», ha pros­e­gui­to Fal­coni. La bonifi­ca avver­rà quin­di a tappe. «Sti­amo facen­do la ric­og­nizione a vista dell’ isolot­to e dei fon­dali», ha chiar­i­to anco­ra il tec­ni­co, «a cui seguirà la ric­og­nizione stru­men­tale». In prat­i­ca, alcu­ni sub­ac­quei e alcu­ni operai stan­no ispezio­nan­do tan­to la super­fi­cie dell’isola, che stan­no pure rip­u­len­do da erbac­ce e leg­name, quan­to i fon­dali. Tut­to questo per facil­itare la suc­ces­si­va cac­cia alle bombe. «Nei giorni prossi­mi», han­no fat­to sapere dal Trimel­one, «con­fron­ter­e­mo con tec­nolo­gie avan­zate quan­to abbi­amo avvis­ta­to con quan­to rilever­an­no le apparec­chia­ture. Ciò servirà a sta­bilire una map­patu­ra e una cat­a­logazione che saran­no poi ogget­to di ulte­ri­ore con­fron­to in una fase ulte­ri­ore dei lavori: quel­la del ril­e­va­men­to ad alta pre­ci­sione». Per la sec­on­da fase, che dur­erà una quindic­i­na di giorni, come la pri­ma inizia­ta in questi giorni, ver­ran­no uti­liz­zate anche «imbar­cazioni con sonar mul­ti beam e sis­te­mi di ril­e­va­men­to satel­litare, che attual­mente sono in dotazione ad esem­pio alla Nato o in alcu­ni eserci­ti tra i più avan­za­ti», ha chiar­i­to anco­ra Fal­coni. Inoltre è pre­vis­to un ril­e­va­men­to aereo, che con­sen­tirà di scattare foto sia del­la super­fi­cie dell’isolotto che dei fon­dali lacus­tri. Fino­ra i tec­ni­ci imp­ie­gati, esper­ti sub­ac­quei e “ras­trel­la­tori” Bcm, stan­no imp­ie­gan­do dei cer­camine sub­ac­quei e ter­restri del val­ore di cir­ca quar­an­ta mila euro cias­cuno. Una sofisti­ca­ta tec­nolo­gia che indi­ca dove met­tere mani e pie­di sen­za saltare in aria. «Per­ché questo, in sin­te­si, è il vero ris­chio che cor­ri­amo», han­no con­fer­ma­to dall’isola. Infine, l’ultima fase: «Dopo una riu­nione oper­a­ti­va con le forze dell’ordine per val­utare il tipo di ordig­ni ritrovati», pre­cisa il diret­tore delle oper­azioni, «si pro­ced­erà con­giun­ta­mente alla rimozione e al trasfer­i­men­to in siti pro­tet­ti per far­li bril­lare». Il tut­to richiederà alcu­ni mesi di lavoro. E, anche se i riscon­tri sono pre­lim­i­nari, non sono man­cate le clam­orose con­ferme di quan­to già si ipo­tiz­za­va, visti i con­tinui rin­ven­i­men­ti di ordig­ni nelle acque cir­costan­ti l’isola del Trimel­one. Ha det­to infat­ti Fal­coni, che in pas­sato era cap­i­tano dei lagu­nari: «Abbi­amo avvis­ta­to alcune centi­na­ia di bombe, col­lo­cate sui fon­dali a pochi metri di pro­fon­dità. Sem­bra­no ordig­ni sia del­la pri­ma che del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale e apparten­gono a diverse cat­e­gorie: a cari­ca­men­to nor­male, cioè comu­ni esplo­sivi, ma anche a cari­ca­men­to spe­ciale, con mis­cele di gas tossi­ci o velenosi». Lo scor­so set­tem­bre, poco pri­ma del­la famosa rega­ta , era scat­ta­to l’allarme rosso a Bren­zone per il ritrova­men­to di 24 bombe, alcune poi riv­e­late­si con­te­nen­ti gas velenosi. «Abbi­amo avvis­ta­to almeno una deci­na di bombe al fors­foro bian­co, cioè incen­di­arie», ha con­fer­ma­to lap­i­dario Fal­coni, «e non esclu­do che, accan­to a queste, ci pos­sano essere bombe con gas tossi­ci o vesci­colan­ti quali l’iprite o il fos­gene, che è asfis­siante». Ordig­ni, quel­li a cari­ca­men­to spe­ciale, anco­ra più peri­colosi di quel­li esplo­den­ti per­ché più del­i­cati e sogget­ti all’usura e alla cor­ro­sione. «Oggi», ha com­men­ta­to il sin­da­co di Bren­zone, Gia­co­mo Simonel­li, che assieme all’assessore ai lavori pub­bli­ci Davide Benedet­ti segue le oper­azioni, «abbi­amo con­fer­ma di una grande ver­ità: fino­ra ci è anda­ta bene. Abbi­amo la certez­za sci­en­tifi­ca di quali enor­mi rischi abbi­amo cor­so in questi anni, dan­zan­do su una polver­iera come quel­la che abbi­amo in casa. Sono con­tento che siamo in mani esperte ma, soprat­tut­to, sono con­tento che siano iniziate le oper­azioni che ci con­dur­ran­no alla bonifi­ca del nos­tro ter­ri­to­rio. Non se ne pote­va più di ques­ta situ­azione peri­colosa». Sin­toniz­za­to sul­la stes­sa lunghez­za d’onda è l’assessore Davide Benedet­ti che tut­ti i giorni tiene i con­tat­ti con la Bosca ed esegue con­tinui sopral­lu­oghi: «Gra­zie alla sen­si­bil­ità dell’assessore regionale Mas­si­mo Gior­get­ti, che ha fat­to stanziare alla giun­ta vene­ta 200 mila euro e alla Prefet­tura, che dal Gov­er­no ha fat­to stanziare oltre 600 mila euro, siamo arrivati a ques­ta svol­ta, atte­sa da oltre 50 anni. L’essenziale è che le cose pro­cedano spedi­ta­mente e si com­pletino con la mes­sa in sicurez­za dell’isola e delle acque cir­costan­ti». I di Mal­ce­sine, dipen­den­ti dal­la com­pag­nia di Capri­no, e la motovedet­ta dei cara­binieri nau­ti­ci di Tor­ri, pat­tugliano le spi­agge e le acque attorno al Trimel­one. Una garanzia per la sicurez­za degli abi­tan­ti e per fare lavo­rare in pace gli uomi­ni incar­i­cati del­lo sminamento.

Parole chiave: -