La Regata pazza di Brenzone. Ha vinto la sgangherata competizione la zattera in materiale di discarica

Trionfa «L’isola che non c’è»

17/08/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
(s.j.)

Resiste nel tem­po la «Rega­ta paz­za». Pun­tuale la com­pe­tizione «vel­i­ca» più sgangher­a­ta del Bena­co, nata dieci anni fa cav­al­can­do l’idea del film «L’aereo più paz­zo del mon­do», è anda­ta in onda nel pomerig­gio di Fer­ragos­to. E poco impor­ta se il numero d’imbarcazioni, rig­orosa­mente non nau­tiche, si è fer­ma­to a quo­ta sette non rag­giun­gen­do il record di iscrizioni reg­is­trate due anni fa quan­do furono undi­ci gli scafi in espo­sizione allo yacht club Acquafres­ca. Sem­pre meglio comunque dell’ultima edi­zione quan­do in riva al lago si pre­sen­tarono solo quat­tro natan­ti. Nonos­tante gli inevitabili dub­bi del­la vig­ilia, avan­za­ti da Alessan­dro Cres­sot­ti pres­i­dente del­la polisporti­va Fior d’Olivo che orga­niz­za la «Rega­ta paz­za», la sfi­da si è quin­di rego­lar­mente svol­ta, sebbene in ritar­do rispet­to all’orario pre­fis­sato. A riman­dare la parten­za non tan­to i prob­le­mi di varo del­la imbar­cazioni assem­blate in qualche modo uti­liz­zan­do mate­ri­ali più dis­parati (bot­tiglie di plas­ti­ca, poli­s­tiro­lo, leg­no, taniche) ma le con­dizioni del tem­po tutt’altro che ras­si­cu­ran­ti. Situ­azione improvvisa­mente sbloc­cat­a­si con il sole tor­na­to a splen­dere sul manipo­lo di… pazzi che per una deci­na di minu­ti han­no las­ci­a­to da parte i lumi del­la ragione per lan­cia­r­si allo sbaraglio davan­ti ad una fol­la accor­sa per assis­tere allo spet­ta­co­lo. Alla fine a tagliare per pri­mo il tra­guar­do è sta­ta «L’isola che non c’è», degli arma­tori Enzo For­mag­gioni e Fran­co Cam­pag­nari, ispi­ra­ta alla sto­ria di Peter Pan e «con­dot­ta» da ragazz­i­ni. Sul­la zat­tera di leg­no zavor­ra­ta da mate­ri­ale rici­cla­to, recu­per­a­to in dis­car­i­ca, han­no trova­to pos­to i fratel­li Davide e Alessan­dro For­mag­gioni, Ilar­ia e Daniel Zam­boni, Francesca Evan­ge­lista e Tulun Tron­coni nelle vesti chi di Cap­i­tan Unci­no, chi del moz­zo fino al coc­co­drillo. Alle loro spalle «Anfibius», idea­ta da Ste­fano Rossig­no­li, e cos­ti­tui­ta da due fusti d’olio, vuoti nat­u­ral­mente, come ruote e un paio di cas­sette di plas­ti­ca per sedile. In prat­i­ca una mez­zo anfibio tipo bici­clet­ta. Tutte dis­perse o dis­solte nel Gar­da le altre imbar­cazioni pazze.