Scavi archeologici portano alla luce un edificio che fu realizzato agli albori della stampa. La folta vegetazione e la terra coprivano un opificio che rivelerà straordinari segreti

Trovata la cartiera sepolta del 1500

17/09/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Simone Bottura

Stra­or­di­nar­ia scop­er­ta arche­o­log­i­ca nel­la . Gli stu­den­ti del dipar­ti­men­to di arche­olo­gia dell’ di Pado­va, da quat­tro anni impeg­nati in diverse cam­pagne di scavi in zona coor­di­nate dal prof. Gian­pietro Bro­gi­o­lo, han­no ripor­ta­to alla luce, in local­ità Maina Supe­ri­ore, i resti di un anti­co opi­fi­cio, edi­fi­ca­to prob­a­bil­mente nel XVI sec­o­lo e più volte rimaneg­gia­to (l’ultimo restau­ro risale al 1858). È un altro, sig­ni­fica­ti­vo tas­sel­lo che viene aggiun­to al mosaico di rud­eri e resti di fucine, fer­riere, muli­ni, torchi da olio e soprat­tut­to cartiere che for­mano l’eccezionale pat­ri­mo­nio di arche­olo­gia indus­tri­ale con­ser­va­to nel­la valle che fu la cul­la dell’industria car­taria ital­iana (già dal XIV sec­o­lo la pro­fon­da for­ra del Toscolano vide fiorire le inizia­tive di aut­en­ti­ci pio­nieri del­la fab­bri­cazione del­la car­ta; fu un’attività che pros­eguì inin­ter­rot­ta per qua­si 600 anni, fino alla metà del Nove­cen­to). In due set­ti­mane di lavoro gli stu­den­ti dell’Università di Pado­va, gui­dati sul cam­po dal­la prof.ssa Lisa Cervi­g­ni, han­no ripor­ta­to alla luce un ampio edi­fi­cio di più vani che ospi­ta gli antichi «fol­li» di una cartiera. Sono le vasche, sca­v­ate a forza di colpi di scalpel­lo in bloc­chi di roc­cia viva, dove si «folla­va», dove cioè gli strac­ci immer­si nell’acqua veni­vano ridot­ti, tramite l’azione di magli in leg­no azionati del­la forza del tor­rente, nel­la poltiglia che, una vol­ta pres­sa­ta e asci­u­ga­ta, dava orig­ine alla car­ta. Su una di queste vasche è anco­ra vis­i­bile, scol­pi­ta nel­la roc­cia, la data 1858, alla quale risale l’ultimo ammod­er­na­men­to dell’opificio, che comunque ha orig­i­ni ben più antiche. L’intera strut­tura, pos­ta pro­prio a fian­co del­la stra­da di fon­do valle, era ricop­er­ta da diver­si metri di ter­ra e da una fol­ta veg­e­tazione. Gli anziani del paese sape­vano del­la sua pre­sen­za, ma questo capi­to­lo del­la sto­ria sec­o­lare del­la Valle delle Cartiere sarebbe prob­a­bil­mente cadu­to nel dimen­ti­ca­toio se il prof. Bro­gi­o­lo, arche­ol­o­go garde­sano, non avesse deciso di inter­venire in quel sito. «Le con­dizioni di con­ser­vazione delle strut­ture rin­venute — com­men­ta lo stes­so Bro­gi­o­lo — sono otti­mali. Ci sono numerose vasche anco­ra intat­te, le canal­iz­zazioni del sis­tema idrauli­co, le strut­ture di fil­trag­gio dell’acqua. In futuro si potrà val­oriz­zare questo sito ricostru­en­do le par­ti man­can­ti in leg­no per far capire al vis­i­ta­tore come veni­va ottenu­ta la pas­ta di strac­ci nec­es­saria per pro­durre la car­ta di Toscolano». Sod­dis­fat­to il sin­da­co Pao­lo Ele­na: «Quan­to por­ta­to alla luce in questi giorni imprezio­sisce il pat­ri­mo­nio cul­tur­ale del­la nos­tra valle». Ieri pomerig­gio, con la pre­sen­tazione dei risul­tati del­la nuo­va indagine arche­o­log­i­ca, si è esauri­ta la cam­pagna con­dot­ta in queste set­ti­mane dagli stu­den­ti dell’Università di Pado­va, ma res­ta anco­ra molto da fare affinché il ritrova­to opi­fi­cio di Maina Supe­ri­ore pos­sa diventare una nuo­va attrazione cul­tur­ale. «Innanzi tut­to — aggiunge Ele­na — provved­er­e­mo a recintare la zona. In futuro, poi, andran­no prog­et­tate opere di con­ser­vazione e pen­sati inter­ven­ti per pro­muo­vere la fruizione pub­bli­ca del sito». Nel frat­tem­po in valle si con­tin­ua a lavo­rare per la real­iz­zazione di un grande cen­tro muse­ale ded­i­ca­to al mon­do del­la pro­duzione car­taria. Nel vec­chio opi­fi­cio di Maina Infe­ri­ore, a poche centi­na­ia di metri dal luo­go del nuo­vo ritrova­men­to, sta sor­gen­do un cen­tro d’eccellenza e di valen­za nazionale che sarà real­iz­za­to gra­zie al con­trib­u­to di 6 mil­ioni e 124mila euro che la ha asseg­na­to, lo scor­so dicem­bre, al Comune garde­sano nell’ambito dei finanzi­a­men­ti del cosid­det­to Obbi­et­ti­vo 2 (il 40 per cen­to è sta­to con­ces­so a fon­do per­du­to, il restante 60 per cen­to tramite un Frisl ven­ten­nale a tas­so zero). «I lavori pro­ce­dono alacre­mente — dice il sin­da­co — e con­ti­amo di por­tar­li a com­pi­men­to entro il ter­mine pre­vis­to, fis­sato al 12 dicem­bre 2006».