Un convegno con Davide Paolini. E’ da evitare la polverizzazione delle iniziative sul Garda

Turismo, coordinare le «strade del gusto»

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Vie del o dei sapori, fiere gas­tro­nomiche, per­cor­si eno­logi­ci spes­so pos­sono trasfor­mar­si in aut­en­ti­ci «flop» se non ven­gono sup­por­t­ate da un’attenta anal­isi del ter­ri­to­rio e di mer­ca­to. La denun­cia di un fenom­e­no dila­gante qual è quel­lo delle «strade del gus­to» è sta­ta lan­ci­a­ta da Davide Paoli­ni, scrit­tore e gior­nal­ista del Sole 24 Ore, uno dei mas­si­mi esper­ti di gas­trono­mia, inter­ve­nen­do ad un incon­tro-dibat­ti­to tenu­tosi all’Hotel Res­i­dence «San­ta Giu­lia» di Padenghe su inizia­ti­va del gen­er­al man­ag­er del grup­po Ges­tiOne, Cristi­na Pai­ni. Oggi i buoni prodot­ti e soprat­tut­to la buona cuci­na rap­p­re­sen­tano una sor­ta di «attrazione fatale» per il tur­ista e, in talu­ni casi (come Zin­bel­lo e Bus­se­to nel Par­mense per il culatel­lo o Acqualagna nelle Marche per il tartu­fo) anche boom eco­nomi­ci per il ter­ri­to­rio. Ma lan­cian­do zone o prodot­ti fine a se stes­si, ha osser­va­to Paoli­ni, si rischia di gettare a mare una buona idea. «Infat­ti occorre val­utare la ricettiv­ità, la disponi­bil­ità dei pro­dut­tori ad offrire un min­i­mo di servizi, a rispettare gli orari di aper­tu­ra indi­cati nelle cam­pagne pub­blic­i­tarie: trop­po spes­so ci sono gravi inadem­pien­ze e dis­servizi — sot­to­lin­ea il gior­nal­ista — mag­a­ri per il fat­to che nell’azienda agri­co­la non si è vista ani­ma viva per qualche giorno!». Ma allo­ra, per evitare un flop, cosa deve val­utare il pro­mo­tore dell’iniziativa? «Il suc­ces­so — risponde Paoli­ni — sta nell’individuare l’incrocio di offerte, e quin­di un prodot­to sig­ni­fica­ti­vo, buona ricettiv­ità, la pre­sen­za di un sito arche­o­logi­co e di col­lega­men­ti via­bilis­ti­ci, il pae­sag­gio. Il viag­gia­tore odier­no non è monotem­ati­co; poi in una famiglia pos­sono coesistere gusti dif­fer­en­ti: non tut­ti amano solo man­gia­re o bere». Per­tan­to, sec­on­do Paoli­ni, per essere vin­cen­ti in peri­o­di di «stan­ca» tur­is­ti­ca, è nec­es­sario offrire un insieme di prodot­ti di eccel­len­za; in caso con­trario, la stra­da del vino o del tartu­fo diven­ta «las­tri­ca­ta di buche». Come si spie­ga poi che un prodot­to, del tut­to anal­o­go ad altri anche migliori nel gus­to, riesca a sopraf­far­li? Emblem­ati­co il caso del lar­do di Mon­te­fal­co, che ha fat­to reg­is­trare lo scor­so anno 700 mila vis­i­ta­tori. «Per avere questo tipo di suc­ces­so — spie­ga Paoli­ni — ci vogliono almeno due valen­ze: un forte appeal che deve affascinare il viag­gia­tore e la pre­sen­za di un per­son­ag­gio che sia un pro­dut­tore anti­co, un sin­da­co, insom­ma, un leader che rimorchi il pro­prio ter­ri­to­rio». Questi «giaci­men­ti», come li ha bat­tez­za­ti lo scrit­tore, devono essere comu­ni­cati con grande preparazione, non dimen­ti­can­do che il ris­torante è la pri­ma vet­ri­na per il viag­gia­tore, il pri­mo a comu­ni­car­gli dove e quan­do pos­sono trovar­si i prodot­ti del­la zona. Tutte poten­zial­ità che pos­sono benis­si­mo essere svilup­pate sul­la riv­iera del Gar­da, con l’imperativo però di evitare l’attuale ecces­si­va polver­iz­zazione di inizia­tive, tal­vol­ta raf­faz­zonate, come som­min­is­trare sul Gar­da olio e vino del­la Puglia o del­la Toscana. Mau­r­izio Toscano

Parole chiave: