Tesi di laurea analizza il business dell’agriturismo: 45 le aziende, la metà fra Lonato e Desenzano. Cavalli e gastronomia: l’entroterra è una piccola Toscana

Turismo, il futuro è tutto verde

Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

Il Gar­da tra tur­is­mo, agri­t­ur­is­mo e ippo­tur­is­mo, o tur­is­mo a cav­al­lo. Un lago che vive tra le scelte del pas­sato, che forse han­no spara­to tutte le loro car­tuc­ce, e altre strade tutte da per­cor­rere. Sono questi i temi che emer­gono dal­la tesi di lau­rea del­la gargnanese Ele­na Barol­di, stu­dentes­sa di lingue e let­ter­a­ture straniere alla «Cat­toli­ca» di Bres­cia. Il lavoro (rela­tore Gia­co­mo Bailet­ti) rav­vi­va una dis­cus­sione in atto da anni e al cen­tro del­la quale si pone la nuo­va offer­ta tur­is­ti­ca garde­sana. Un’offerta che poten­zi le oppor­tu­nità per il tur­ista e che for­nisca nuo­va lin­fa e ulte­ri­ori richi­a­mi. Qual’è la situ­azione e quali sono, dunque, le pro­poste che potreb­bero allargare l’offerta bena­cense? I gran­di numeri par­lano chiaro: nel 1999 le pre­sen­ze tur­is­tiche si attes­tano intorno a 5,1 mil­ioni, per due terzi stranieri. Le strut­ture ricettive sono 430, dis­tribuite tra Sirmione e Limone, per un totale di oltre 17 mila posti let­to. Quarant’anni di tur­is­mo, quin­di, han­no por­ta­to a una sat­u­razione del­la fas­cia a lago, con con­seguen­ze di indub­bio rilie­vo sia per le pos­si­bil­ità di occu­pazione che per l’aspetto finanziario, dato che muovono un rag­guarde­v­ole numero di mil­iar­di. Ma tut­to ciò sus­ci­ta inter­rog­a­tivi, vis­to che «la mono­coltura tur­is­ti­ca del­la cos­ta ogni anno è lì con il fia­to sospe­so per vedere se il tem­po è buono e se la mon­tagna o l’Adriatico ci fan­no con­cor­ren­za». Una soluzione potrebbe con­sis­tere nel «riqual­i­fi­care l’offerta e arric­chirla. L’entroterra è il grande ser­ba­toio per poter­lo fare e quel­lo che si pro­pone è un altro tur­is­mo, di cui c’è una gran­dis­si­ma doman­da». Par­tendo da questo pre­sup­pos­to, Ele­na Barol­di anal­iz­za l’operatività delle strut­ture che paiono final­iz­zate apposi­ta­mente alla pro­mozione tur­is­ti­ca e a quel­la del ter­ri­to­rio: gli agri­t­ur­is­mo. «Una for­mu­la di ricettiv­ità piut­tosto recente, che si sta svilup­pan­do sem­pre più, in con­comi­tan­za con il mat­u­rare di una coscien­za tur­is­ti­ca a con­tat­to con la natu­ra», si legge nel­la tesi. Dopo il timi­do avvio negli anni ’70, il pas­so si è fat­to più sped­i­to e, di recente, i numeri sono divenu­ti più sostanziosi: nei comu­ni che si affac­ciano sul Gar­da, Bres­cia mette in cam­po 45 aziende agri­t­ur­is­tiche, con­tro le 32 del­la spon­da vene­ta e le 4 del Trenti­no. Sul­la nos­tra cos­ta, la parte del leone la fa il bas­so lago con Lona­to (10 aziende agri­t­ur­is­tiche) e Desen­zano (8). Salò ne con­ta 9, Toscolano e Tremo­sine 5, Tig­nale un paio, Gargnano solo una. Il resto è dis­tribuito, specie in Valte­n­e­si. Ma, sostiene Ele­na Barol­di, «se si tenesse con­to di tutte le aziende erronea­mente indi­cate come agri­t­ur­is­mi, il numero risul­terebbe supe­ri­ore. Ciò indi­ca un abu­so del­la denom­i­nazione e crea una con­cor­ren­za sleale». Spic­ca il fat­to che sia il bas­so lago a muover­si di più in ques­ta direzione. Il per­ché potrebbe essere indi­vid­u­a­to in un mag­giore tem­p­is­mo da parte degli oper­a­tori di quel­la zona, favoriti anche dal­la strut­tura viaria che, invece, penal­iz­za l’alto lago. Ma come si dis­tin­guono gli agri­t­ur­is­mo nel­la loro offer­ta? C’è chi si ori­en­ta solo sull’accoglienza, chi solo sul­la gas­trono­mia, chi su entrambe. È a questo pun­to dell’analisi, cioè dopo avere accer­ta­to la pos­i­ti­va ten­den­za ad affer­mar­si di queste par­ti­co­lari strut­ture tur­is­tiche, che Ele­na Barol­di sco­pre le sue carte. E, tra le altre, cala un cari­co pesante che si chia­ma ippo­tur­is­mo, o tur­is­mo a cav­al­lo. Agri­t­ur­is­mi «equestri», sul lago, ve ne sono già: a Vesio, Pra­bione, Gaino e altri anco­ra. Sul Gar­da bres­ciano il tur­is­mo in sel­la è una realtà piut­tosto recente, ma in con­tin­uo aumen­to gra­zie alle pos­si­bil­ità di espan­sione vista la vari­età di pae­sag­gi pre­sen­ti. La doman­da tur­is­ti­ca di vacanze in cam­pagna è sem­pre in cresci­ta e l’ospitalità in agri­t­ur­is­mo, uni­ta al servizio di una buona scud­e­ria, risul­ta for­mu­la vin­cente». Alcu­ni itin­er­ari col­lau­dati da per­cor­rere in sel­la? Da Gaino a Valvesti­no o a Pra­bione o a Pas­so Spino, da Vesio a Tremal­zo, da Sede­na a Lona­to. Ma la car­ta del tur­is­mo equestre non si limi­ta a una pos­i­ti­va valen­za, cos­ti­tui­ta da un’offerta in più. Infat­ti, potrebbe anche con­tribuire al pro­l­unga­men­to del­la sta­gione che, spes­so, è un prob­le­ma dif­fu­so. Per affrontar­lo qual­cuno è anda­to nel­la direzione (esclu­si­va) dei beau­ty cen­ter, altri ver­so il tur­is­mo con­gres­suale, gas­tro­nom­i­co o sporti­vo. «Il Gar­da non è solo spi­agge, sole e acqua. Il cli­ma non è mai rigi­do e con­sente escur­sioni nell’entroterra anche nei mesi meno cal­di. Il vas­to ter­ri­to­rio offre attrazioni durante tut­to il peri­o­do del­l’an­no. È vero che fino­ra i tur­isti han­no abbina­to la vacan­za con lo sport al sole, ma non nec­es­sari­a­mente solo d’es­tate. A con­fer­ma di questo com­por­ta­men­to bas­ta fre­quentare qualche per­cor­so dell’entroterra garde­sano per ren­der­si con­to che ques­ta for­ma di tur­is­mo non ha sta­gione». Ampli­are il peri­o­do di accoglien­za, garan­tire l’occupazione, dare al lago una vita costante. Sono richi­este per le quali una soluzione «su misura potrebbe essere il tur­is­mo sporti­vo in genere e, in par­ti­co­lare, l’ippoturismo, la spe­cial­ità più adegua­ta, prat­i­ca­bile tut­to l’anno tra la cos­ta e l’entroterra e col­le­ga­to con la vita reale del tur­is­mo garde­sano. Potrebbe seguire i pas­si dell’agricoltura tra castag­ni, olivi, viti, funghi».

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