Garda e Valsabbia si alleano per un sviluppo sostenibile del territorio: a disposizione 2,5 milioni di euro Incentivi per i «bed & breakfast» e per fermare lo spopolamento

Turisti nella terra fra i due laghi

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Un prog­et­to a due per val­oriz­zare la «ter­ra fra i due laghi». E’ ques­ta la scommes­sa che l’alto Gar­da e la Valsab­bia lan­ciano insieme per rilan­cia­re l’economia e il tur­is­mo di ques­ta vas­ta area mon­tana fra il Bena­co e l’Eridio, che van­ta una ric­chez­za pae­sag­gis­ti­ca non comune ma poco conosci­u­ta. La stra­da che si vuole imboc­care è quel­la del­lo svilup­po sosteni­bile: solo così è pos­si­bile porre un freno allo spopo­la­men­to. Ma in che modo? Con nuove modal­ità di uti­liz­zo delle ener­gia solare, col­lo­can­do tegole foto­voltaiche su quat­tro edi­fi­ci pub­bli­ci, tra cui quel­lo di Gargnano del­la Comu­nità mon­tana . Finanzian­do inizia­tive per la creazione di «bed & break­fast» (pri­vati che inten­dono met­tere a dis­po­sizione dei tur­isti fino a tre camere, sen­za tenere reg­is­trazioni Iva), con un con­trib­u­to a fon­do per­du­to del 30% sulle spese sostenute per avviare l’at­tiv­ità: il ter­mine del ban­do di con­cor­so, disponi­bile nel­la sede del­l’ex macel­lo di Salò, scade il 17 dicem­bre, ma ver­rà ria­per­to in gen­naio (i pun­teg­gi cer­cano di priv­i­le­gia­re le local­ità del­l’en­troter­ra). E anco­ra: si vuole ren­dere vis­i­bile e facil­mente per­cor­ri­bile un itin­er­ario che con­sen­ta di ammi­rare borghi e fie­nili, mal­ghe e canon­iche, rifu­gi e ville, aree pro­tette e siti di inter­esse nat­u­rale o sci­en­tifi­co. Ma anche recu­per­are le architet­ture tipiche, come la limon­a­ia di Pra­to del­la Fame a Tig­nale o la Roc­ca d’An­fo. Col­lo­care lab­o­ra­tori per­ma­nen­ti nel cen­tro Tetraoni­di di Valvesti­no e nel­l’ex colo­nia di Valle­drane, da uti­liz­zare per attiv­ità didat­tiche: cicli di scuo­la-ambi­ente, stu­di su flo­ra, fau­na ed etolo­gia, val­u­tazione degli impat­ti ambi­en­tali. Dis­eg­nare e ren­dere fun­zio­nante l’ip­povia, il sen­tiero dei cav­al­li, dal­l’Adamel­lo al . Avviare un prog­et­to di coop­er­azione con la Sco­zia (e, in futuro, con Svizzera e Aus­tria). L’al­tra sera, a Salò, gli ammin­is­tra­tori del «Grup­po azione locale» di Gar­da e Valsab­bia han­no spie­ga­to idee, pro­gram­mi e prospet­tive. Il Gal, che rag­grup­pa 25 realtà locali, è nato la scor­sa pri­mav­era, per gestire i fon­di europei denom­i­nati Leader Plus (due mil­ioni e 510 mila euro, pari a qua­si cinque mil­iar­di di vec­chie lire). Lo scopo è di avviare nuove inizia­tive eco­nomiche, in col­lab­o­razione tra enti pub­bli­ci, imp­rese e asso­ci­azioni pri­vati, favoren­do la val­oriz­zazione delle risorse umane e mate­ri­ali del ter­ri­to­rio. Pro­muo­vere, insom­ma, azioni di svilup­po in tut­ti i set­tori di attiv­ità del­l’am­bi­ente rurale (tutela e miglio­ra­men­to ambi­en­tale e delle con­dizioni di vita, agri­coltura, arti­giana­to, terziario, tur­is­mo, servizi socio-cul­tur­ali), sec­on­do il prin­ci­pio del­lo svilup­po sosteni­bile. «L’U­nione Euro­pea — dice il pres­i­dente, , orig­i­nario di Cam­pi­one e leader del­la di Salò — ha pen­sato di trovare mec­ca­n­is­mi per frenare lo spopo­la­men­to delle zone di mon­tagna. La gente se ne va per man­can­za di lavoro e con­dizioni poco favorevoli. Bisogna cer­care di val­oriz­zare il ter­ri­to­rio, pre­sen­tan­do piani par­ti­co­lari. In questi mesi abbi­amo mes­so in cantiere una serie di prog­et­ti: qual­cuno è già in via di real­iz­zazione, e dovrebbe portare a risul­tati con­creti in tem­pi abbas­tan­za bre­vi. «Al momen­to in Lom­bar­dia i Gal, stu­diati per super­are le lentezze buro­cratiche e politiche, sono sei: in Val Brem­bana, Casalmag­giore-Mar­caria-Oglio Po (Cre­mona), Oltrepò Pavese, Val­sassi­na (Lec­co-Como) e Val­tel­li­na (Son­drio), oltre al nos­tro. Dispon­gono com­p­lessi­va­mente di 14–15 mil­ioni di euro; si dovrebbe aggiun­gere una cifra iden­ti­ca, con­feri­ta da Sta­to e Regione. L’Al­to Gar­da e la Valle Sab­bia potreb­bero sosten­er­si rec­i­p­ro­ca­mente, riva­l­u­tan­do le bellezze ambi­en­tali. Anche per­chè i tur­isti vogliono vivere sem­pre più a con­tat­to con la natu­ra». Bruno Faus­ti­ni ha ricorda­to come l’idea di puntare alla «ter­ra fra i due laghi» sia sta­ta vin­cente. «Vogliamo sper­i­menta­re qual­cosa di inno­v­a­ti­vo — ha det­to il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana par­co -, avvian­do una col­lab­o­razione tra realtà con­fi­nan­ti. E’ ques­ta, in defin­i­ti­va, la con­no­tazione più ril­e­vante. E i cinque mil­iar­di ottenu­ti sono in gra­do di movi­men­ta­rne molti altri». Raf­faele Riz­za: «Per con­ser­vare l’am­bi­ente occorre creare occa­sioni di lavoro in mon­tagna, facen­do diventare appetibili zone che rischi­ano lo spopo­la­men­to totale. Una grossa scommessa».