Il libro è edito dalla Grafo e dal Comune dell’alto Garda

Tutti i segreti delle limonaie nel volume di Domenico Fava

29/12/2005 in Attualità
A Affi
Di Luca Delpozzo
b.fes.

Domeni­co Fava, ricer­ca­tore limonese di sto­ria locale, è tor­na­to in libre­ria con la sua ulti­ma opera, dal tito­lo «Limon­aie e limoni a Limone sul Gar­da», edi­to dal­la Grafo e dal Comune di Limone. Con Fava han­no col­lab­o­ra­to altri nomi del­la ricer­ca stor­i­ca locale: Beat­rice Angeli­ni, Pier­car­lo Belot­ti, Maria Luisa Crosi­na, Joseph Fava (attuale vicesin­da­co di Limone, Mario Trebeschi (archivista di fama, par­ro­co di Limone tra la metà degli anni Ottan­ta e Novan­ta), Adri­ano Vol­pa­to. Nel­la pre­sen­tazione del vol­ume (184 pagine con numerose fotografie, mappe, sta­tis­tiche, cos­to 25 euro) Ettore Alber­toni, asses­sore regionale alla Cul­tura, sostiene che «la sto­ria che viene pre­sen­ta­ta sul­la colti­vazione dei limoni è a doppio filo. Da un lato evo­ca pae­sag­gi bucol­i­ci resi cele­bri dal­lo stes­so Goethe nel suo «Viag­gio in Italia». Dal­l’al­tro è una sto­ria fat­ta di gesti quo­tid­i­ani legati ai seg­reti del­la potatu­ra, del­la van­gatu­ra ed agli stru­men­ti di lavoro, nonché alle malat­tie e alle gelate che, quan­do face­vano crol­lare la pro­duzione, pote­vano man­dare sul las­tri­co intere famiglie». Per Bruno Faus­ti­ni, pres­i­dente del­la Comu­nità Mon­tana Par­co del­l’al­to Gar­da bres­ciano, «le limon­aie dis­tribuite lun­go la riv­iera del Par­co sono strut­ture architet­toniche introv­abili altrove, tes­ti­mo­ni­anze tan­gi­bili di un’e­poca e di una civiltà. Si è cer­ca­to e si cer­ca di recu­per­are e sal­va­guardare questo pat­ri­mo­nio, anche in omag­gio alle tradizioni stori­co cul­tur­ali e alla gente del­l’al­to lago». Franceschi­no Risat­ti, sin­da­co di Limone: «Soste­nen­do ques­ta inizia­ti­va edi­to­ri­ale, l’am­min­is­trazione ha inte­so con­tribuire alla conoscen­za delle limon­aie ed in par­ti­co­lare alla val­oriz­zazione di quel­la del Cas­tel, com­ple­ta­mente recu­per­a­ta di recente, con la volon­tà di met­ter­la a dis­po­sizione del­la cit­tad­i­nan­za, degli ospi­ti, degli appas­sion­ati e dei vis­i­ta­tori in genere». Per­al­tro la limon­a­ia del Cas­tel in un paio di anni ha già atti­ra­to un notev­ole numero di vis­i­ta­tori. Tra mar­zo e otto­bre 2005, dice il vicesin­da­co Joseph Fava, sono sta­ti almeno 25.000 i vis­i­ta­tori del­l’an­ti­ca strut­tura restau­ra­ta. La parte con­clu­si­va del lavoro ha vis­to Domeni­co e Joseph Fava anal­iz­zare gli stru­men­ti del lavoro dei «gia­r­dinieri dei limoni». L’anal­isi pas­sa attra­ver­so tut­ti i «fer­ri del mestiere» con la denom­i­nazione in ital­iano e dialet­to: dal­lo «scalì» (una par­ti­co­lare scala), al «grümi­al» (sac­ca per i limoni), dal «cava ciç» (leva chio­di) alla «fiochèla» (ron­co­la).

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