Insegne, cartoline e manifesti realizzati tra fine '800 e anni Trenta. Nella mostra, aperta fino al 31 ottobre, le fascinose suggestioni mediterranee

Tutti i trucchi del mestiere d’inizio secolo

06/08/2000 in Cultura
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Di Luca Delpozzo

«Il seg­no del­l’in­seg­na» è il tito­lo del­la mostra allesti­ta al Civi­co. Pro­mossa dal­l’asses­so­ra­to comu­nale alla cul­tura, dal­l’U­nione com­mer­cio e tur­is­mo e del­l’Archiv­io stori­co del stes­so, è un «viag­gio alle orig­i­ni del­la pro­mozione tur­is­ti­ca di Riva del Gar­da» attra­ver­so la let­tura di inseg­ne, car­to­line e man­i­festi real­iz­za­ti tra la fine del­l’Ot­to­cen­to e gli anni Trenta.La rasseg­na, che resterà aper­ta fino al 31 otto­bre da mart­edì a saba­to con orario 9.30–18.30 (domeniche e fes­tivi 9.30–12.30 e 1–17; chiu­so il lunedì) è incen­tra­ta sul­la paro­la, la dec­o­razione ed il col­ore nelle inseg­ne, nelle car­to­line e nei man­i­festi di Riva. Per la pri­ma vol­ta, prove­ni­en­ti dal­l’archiv­io stori­co, sono esposti alcu­ni sig­ni­fica­tivi doc­u­men­ti del­la Com­mis­sione d’Or­na­to comu­nale, alla quale i com­mer­cianti si riv­ol­gevano per ottenere il per­me­s­so di appli­care inseg­ne ai pro­pri eser­cizi. Si trat­ta di una mostra in cui è pro­tag­o­nista, assieme ai man­i­festi, un’arte non uffi­ciale. E’ quel­la del negoziante e del­l’ar­ti­giano, che pro­pon­gono con dis­eg­ni e prog­et­ti le loro inseg­ne com­mer­ciali. Un’arte povera, dunque, eppure ric­ca di fas­ci­no e curiosità per chi oggi vuole leg­gere e capire la sto­ria ed il volto di una comu­nità pen­san­do che a fon­da­men­to vi sia la dimen­sione dinam­i­ca del vivere quo­tid­i­ano. Forme inso­lite, richi­a­mi all’ec­cen­tri­co nel­la dec­o­razione, uso estremo del­la paro­la. E con essi l’aprir­si per la pri­ma vol­ta del negozio sul­la stra­da, fino alla nasci­ta del­la mod­er­na vet­ri­na. Il cam­mi­no di una cit­tà che si abbel­lisce e si col­o­ra per rispon­dere alle aspet­ta­tive cre­ate nel tur­ista. Un pal­cosceni­co in cui la comu­ni­cazione riman­da al mito del­la cit­tà mediter­ranea. Un mito forte­mente promes­so nel­l’il­lus­trazione delle car­to­line ed ampli­fi­ca­to poten­te­mente nei man­i­festi, pre­sen­ti nel­l’e­s­po­sizione con alcu­ni raris­si­mi esem­pi. La comu­ni­cazione attra­ver­so queste immag­i­ni è imme­di­a­ta, vuole per­suadere l’oc­chio pri­ma del­la mente. E’ un dial­o­go silen­zioso fra l’in­seg­na ed il passante.L’esposizione doc­u­men­ta ce dal­la fine del­l’Ot­to­cen­to agli anni Trenta, il negozio e l’in­seg­na inizino ad impor­si sulle strade. E’ il pri­mo pas­so ver­so diverse e nuove modal­ità di comu­ni­cazione sociale in cui l’im­pat­to visi­vo diven­ta deter­mi­nante. Finestre e ingres­si di bot­teghe e mag­a­zz­i­ni di Riva ven­gono ampliati. La mer­ce, pri­ma con­fi­na­ta nel­l’area buia del­l’in­ter­no, si rende ora vis­i­bile all’ester­no. A par­tire dal­l’ul­ti­mo decen­nio del­l’Ot­to­cen­to sono sem­pre più numerose, pres­so la Com­mis­sione d’Or­na­to, le richi­este dei negozianti di porre vetrine pres­so l’in­gres­so del pro­prio negozio.Una porzione ril­e­vante del­la mostra è ded­i­ca­ta allo svilup­po spaziale del­l’in­seg­na. Sporgen­do, por­tan­dosi oltre l’ed­i­fi­cio, l’in­seg­na diven­ta ogget­to in sè. Non si trat­ta più esclu­si­va­mente di local­iz­zare ed indi­vid­uare un’at­tiv­ità, ma di cat­turare e richia­mare lo sguar­do da lon­tano, gio­care con la prospet­ti­va urbana, sol­lecitare la curiosità con forme e dec­o­razioni inso­lite. Ad aumentare l’ef­fi­ca­cia comu­nica­ti­va si aggiunge l’u­so del­l’il­lu­mi­nazione e del col­ore, che evi­den­ziano ancor più il dis­tac­co del­l’in­seg­na dal­l’ed­i­fi­cio e la sua arti­fi­ciosità. Impor­tan­tis­si­mi sono inoltre la paro­la, che si affer­ma spazial­mente sug­li edi­fi­ci con un lin­guag­gio evoca­ti­vo, sim­bol­i­co e stiliz­za­to e con un largo uso del carat­tere romano, e le dec­o­razioni, appli­cate alle inseg­ne all’en­tra­ta dei negozi e alle abitazioni. Di grande fas­ci­no, sug­ges­tione e dimen­sioni sono infine i man­i­festi che un po’ ricor­dano cer­ti quadri di Depero, dis­eg­nati per con­vin­cere i tur­isti a vis­itare Riva.«Se la nos­tra è diven­ta­ta un’area di grande richi­amo e di respiro inter­nazionale per il mon­do delle vacanze — ha osser­va­to il pres­i­dente del­l’U­nione Bas­set­ti — lo dob­bi­amo alle intu­izioni avute un sec­o­lo fa dagli oper­a­tori del tur­is­mo e del com­mer­cio. Per questo riten­go che dalle loro inseg­ne anche noi, oggi, abbi­amo sicu­ra­mente qual­cosa da impara­re».

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