È questa una delle ipotesi di destinazione sul tappeto, giunte da Milano e valutate in questi giorni, dalla proprietà del Cinema-teatro Alberti.

Ua moschea nella vecchia chiesa tarsformata in teatro?

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Di Luca Delpozzo
Ennio Moruzzi

Diven­terà moschea l’antica chiesa dell’ex-convento di San­ta Maria de Senioribus? È ques­ta una delle ipote­si di des­ti­nazione sul tap­peto, giunte da e val­u­tate in questi giorni, dal­la pro­pri­età del Cin­e­ma-teatro Alber­ti, sit­u­a­to all’imbocco di via S. Maria, nel cen­tro stori­co del­la cit­tà. Non l’unica. Infat­ti molte comu­nità sono inter­es­sate ad ottenere la disponi­bil­ità del vas­to com­p­lesso. Fra le pos­si­bili des­ti­nazioni si par­la di trasfor­mare il cin­e­ma in Cen­tro cul­tur­ale mul­tiet­ni­co, in sala riu­nioni e anche in moschea. Se così sarà, lo stori­co edi­fi­cio subirà l’ennesima trasfor­mazione, ris­er­van­do a quel­la che sec­oli fa era la chiesa dell’antico con­ven­to con annes­so chiostro, un ben stra­no des­ti­no. Pas­san­do da chiesa cat­toli­ca a teatro, a cin­e­ma e infine a luo­go di cul­to per quan­ti prat­i­cano la reli­gione musul­mana. Infat­ti l’attuale edi­fi­cio del cin­e­ma Alber­ti — con­fer­ma lo stori­co Giuseppe Tosi, autore di un libro ded­i­ca­to al com­p­lesso di San­ta Maria de Senioribus — era anti­ca­mente la chiesa del con­ven­to. Quest’ultimo fu chiu­so dal­la Repub­bli­ca Vene­ta nel 1770, men­tre la chiesa sopravvisse fino al 1813 quan­do Napoleone sop­presse le due con­fra­ter­nite alle quali era sta­to attribuito il tem­pio. L’immobile diven­tò poi un teatro. Nel 1815 venne in parte demoli­to l’adiacente cam­panile. Visse per tut­to l’Ottocento un sec­o­lo d’autentico splen­dore. Il decli­no arrivò agli inizi del Nove­cen­to. Nel 1954 la famiglia Berga­m­aschi ne divenne pro­pri­etaria, ril­e­van­do le quote dall’associazione palchet­tisti. E, dopo un peri­o­do di “boom” all’epoca dei cin­e­mas­cope, il nuo­vo cin­e­ma è sopravvis­su­to fino ai giorni nos­tri. Ora il cin­e­ma risul­ta chiu­so e, sec­on­do le infor­mazioni rac­colte, la pausa dovrebbe pro­l­un­gar­si per alcu­ni mesi. Ma la novità riguar­da la futu­ra des­ti­nazione dell’immobile. La con­fer­ma arri­va dal­la pro­pri­etaria. «Sono sta­ta recen­te­mente con­tat­ta­ta da espo­nen­ti del­la comu­nità musul­mana di Milano. Han­no avu­to notizia del fat­to che a Desen­zano sono pro­pri­etaria di questo vas­to immo­bile. Si sono dichiarati inter­es­sati a otten­erne l’affitto, a con­clu­sione del con­tra­to in cor­so. La des­ti­nazione potrebbe essere pro­prio la moschea. I con­tat­ti sono pros­e­gui­ti tan­to che la prossi­ma set­ti­mana arriverà a Desen­zano una del­egazione ara­ba, che arriverà da Roma per val­utare l’edificio e la fat­tibil­ità del prog­et­to», spie­ga al cro­nista la sig­no­ra Patrizia Berga­m­aschi. «Non è l’unica pos­si­bil­ità. Altri si sono fat­ti avan­ti pro­po­nen­do la trasfor­mazione in Cen­tro cul­tur­ale mul­tiet­ni­co. Avrei prefer­i­to dare l’immobile al Comune di Desen­zano e resti­tuir­lo ai fasti dell’Ottocento, quan­do il teatro era una pic­co­la “Scala”. Ma se al Munici­pio non inter­es­sa devo trovare altre soluzioni. Attual­mente la sala offre 550 posti a sedere, ha 8 uscite di sicurez­za, può ospitare spet­ta­coli di arte varia e con inter­ven­ti min­i­mi può essere trasfor­ma­ta anche in teatro». Con­tro la real­iz­zazione di una moschea si è subito schier­a­to Rino Pol­loni, con­sigliere comu­nale di mino­ran­za che ha scrit­to una lun­ga let­tera al sin­da­co e, per conoscen­za, a tut­ti i par­ro­ci. Il can­to del «muezzin» è des­ti­na­to ad accom­pa­gnare in un futuro prossi­mo la gior­na­ta dei desenzanesi?

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