Si tratta dell’enorme «agave americana», di origine messicana, posta nella parte «alta» del parco, davanti ad un piccolo prato all’inglese che le fa quasi da piedistallo.

Ultimo atto della sua lunga vita per l’Agave di Gardone Riviera

Di Luca Delpozzo
s. bott.

Gioia e ram­mari­co a Gar­done Riv­iera per la fior­it­u­ra di un’agave «stor­i­ca» del gia­rdi­no botan­i­co Hrus­ka, oggi «Fon­dazione Heller». Si trat­ta dell’enorme «agave amer­i­cana», di orig­ine mes­si­cana, pos­ta nel­la parte «alta» del par­co, davan­ti ad un pic­co­lo pra­to all’inglese che le fa qua­si da piedis­tal­lo. La fior­it­u­ra sarà l’ultima, emozio­nante azione vitale di ques­ta pianta ammi­ra­ta e fotografa­ta ogni anno da migli­a­ia di vis­i­ta­tori. Le agavi, infat­ti, fior­iscono una sola vol­ta dopo 10–40 anni di vita, poi muoiono. L’agave gar­donese ha cer­ta­mente più di trent’anni, molto prob­a­bil­mente è arriva­ta ai quar­an­ta: era cita­ta in uno degli ulti­mi cen­si­men­ti effet­tuati da Arturo Hrus­ka, il den­tista di orig­ine cecoslo­vac­ca con l’hobby del­la botan­i­ca che ha costru­ito il par­co tra il 1903 e il 1971. Il fiore è spun­ta­to nei giorni scor­si, ma la fior­it­u­ra avrà un cor­so molto lento. Per ora c’è solo il ger­moglio, una specie di enorme aspara­go che spun­ta dal grande ciuf­fo basale di foglie carnose e spin­ose. «La fior­it­u­ra — ci spie­ga il botan­i­co gar­donese Pier­car­lo Belot­ti — giungerà al cul­mine in piena estate, nel mese di luglio. I fiori di col­ore gial­las­tro avran­no l’aspetto di una grossa pan­noc­chia pos­ta alla som­mità di un lun­go scapo che fuori­esce dal ciuf­fo di foglie. Sono fiori ric­chissi­mi di nettare e molto vis­i­tati dagli inset­ti. Il deper­i­men­to del­la pianta sarà un proces­so lento, dur­erà cir­ca un anno e alla fine l’agave avrà con­clu­so il suo nat­u­rale ciclo veg­e­ta­ti­vo». L’agave amer­i­cana è comu­nis­si­ma in Italia, soprat­tut­to lun­go i litorali marit­ti­mi, ma quel­la del gia­rdi­no botan­i­co è cer­ta­mente una delle più longeve ed impor­tan­ti che si pos­sano ammi­rare. Ovvi­a­mente non è la sola «gem­ma» del­la Fon­dazione Heller, uno dei pochissi­mi esem­pi in Italia set­ten­tri­onale di gia­rdi­no pri­va­to di grande inter­esse botan­i­co svilup­pa­to in uno spazio rel­a­ti­va­mente pic­co­lo: 8.5000 mq che rac­chi­udono un pat­ri­mo­nio veg­e­tale enorme. Nel 1986 un cen­si­men­to ese­gui­to dal prof. Belot­ti diede i seguen­ti risul­tati: 58 alberi, 118 arbusti, 22 rampi­can­ti, 275 erbe peren­ni, 15 erbe annu­ali, 4 palme, 18 fel­ci e una venti­na di ibri­di vari. Numero­sis­sime le specie pre­sen­ti, in rap­p­re­sen­tan­za delle più svari­ate zone cli­matiche del piane­ta: centi­na­ia quelle europee ed asi­atiche, decine quelle amer­i­cane, africane e aus­traliane. Una collezione più uni­ca che rara nel Nord Italia. Tra tante piante, la più famosa è forse la «Metase­quoia Glibtostroboidees», esem­plare di un grande albero i cui semi fos­sili furono trovati in Cina nel 1945. Sette anni dopo una pianti­na di ques­ta rar­ità botan­i­ca è in pos­ses­so del dot­tor Hrus­ka che la mette a dimo­ra nel suo gia­rdi­no, con­fi­dan­do nel dolce cli­ma garde­sano e nelle cure di Angi­oli­no Amati, il fedele gia­r­diniere. Il risul­ta­to di tan­ti sforzi oggi tende le sue pos­sen­ti fronde al cielo. Agli inter­es­si botani­ci il gia­rdi­no affi­an­ca quel­li artis­ti­ci. Il pro­pri­etario, l’artista aus­tri­a­co André Heller, pur con­tin­uan­do a ris­er­vare le dovute cure al pat­ri­mo­nio veg­e­tale (imposte tra l’altro dal­lo sta­tus di bene pro­tet­to del gia­rdi­no, sot­to­pos­to a vin­co­lo min­is­te­ri­ale) ha infat­ti volu­to dis­lo­care tra le ambi­en­tazioni botaniche del par­co scul­ture con­tem­po­ra­nee di artisti come Keit Har­ing, Roy Licht­en­stein, Mim­mo Paladino.