Il «tesoro» dell’ospedale per ora resta al Comune Nel lotto dipinti, arredi antichi e la falsa mummia di Zanzanù

Un accordo sui beni mobili dell’ente sanitario

25/03/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

E’ sta­to siglato un accor­do tra il munici­pio di Salò (rap­p­re­sen­ta­to dal sin­da­co ), l’azione ospedaliera di Desen­zano (Mau­ro Borel­li, diret­tore gen­erale) e l’Asl di Bres­cia (Carme­lo Scar­cel­la) sui beni mobili del fon­do anti­co del­l’ospedale di Salò, che anni fa, con il pas­sag­gio all’Ussl 40, si sparpagliarono. La con­ven­zione sta­bilisce che i beni rimar­ran­no per vent’anni al comune di Salò in comoda­to, da rin­no­vare alla sca­den­za. Se l’azienda di Desen­zano decidesse di vender­li, il Comune avrebbe un dirit­to di prelazione. Accor­do con­tes­ta­to dall’opposizione. L’e­len­co è lun­go: una tela del pit­tore Ange­lo Lan­di, due di Rota, un pic­co­lo quadro a olio su arde­sia, tre comò (un «Lui­gi XIV» plac­ca­to di leg­ni pre­giati, val­u­ta­to 13 mila euro, uno «Impero» in noce, un «Lui­gi XVI» in cilie­gio), arma­di, scrivanie, tavoli (uno in leg­no di noce, uno con base a colon­na fine­mente intar­si­a­ta di mogano, un altro con lo scrit­toio), divani (uno è in leg­no intar­si­a­to con motivi a conchiglia), una poltronci­na «Car­lo X», seg­gi­ole in leg­no di mogano stile Lui­gi Fil­ip­po. Poi ci sono una grande pala d’altare del Celesti, cus­todi­ta nel­la chiesa di S. Bernardi­no, e alcu­ni dip­in­ti. Per questi sarà stip­u­la­to un accor­do con la Curia. Res­ta aper­to il dis­cor­so del­la cap­pel­la del­l’ospedale, dip­in­ta dal Cresseri, che tra l’al­tro con­tiene un cro­ci­fis­so lig­neo e due scul­ture in ter­ra­cot­ta: dovrebbe essere tute­la­ta con vin­co­lo speci­fi­co. Dell’argomento si è par­la­to nell’ultima riu­nione del con­siglio. «Molti di questi mobili si trovano nel­la sede Asl di viale Lan­di, e sarebbe un pec­ca­to dis­perder­li — ha det­to il sin­da­co Cipani -. Ho fat­to un paio di sopral­lu­oghi, ma i fun­zionari non sono sta­ti molto col­lab­o­ra­tivi, man­dan­do­mi in sof­fit­ta a vedere alcu­ni pezzi sen­za val­ore. Gra­zie alla col­lab­o­razione del mio pre­de­ces­sore, Gio­van­ni Cigognetti, e di un diri­gente, Ser­gio Tonac­ci, siamo risal­i­ti all’intero mal­lop­po». Nel­l’e­len­co sono com­pre­si anche i preparati anatomi­ci attribuibili al medico anatomista Gio­van­ni Bat­tista Rini. Si trat­ta di due busti interi, com­pleti di tes­ta e di capel­li, e di altri reper­ti (brac­cia umane, tor­si) che gli stu­den­ti di med­i­c­i­na del­l’Ot­to­cen­to usa­vano per le ricerche. Nato a Salò nel 1795, Rini fu un luminare nel suo cam­po. Morì nel 1856, las­cian­do per tes­ta­men­to la collezione, i mano­scrit­ti e gli stru­men­ti all’ospedale di Salò. La leggen­da vuole che i busti mum­mi­fi­cati siano quel­li del ban­di­to Zan­zanù e del­la sua don­na. In realtà è fal­so: il ban­di­to fu ammaz­za­to due sec­oli pri­ma. «Il comune — spie­ga la con­ven­zione — provvede a sue spese alla cus­to­dia del mate­ri­ale, ed è autor­iz­za­to a esporre il mate­ri­ale in occa­sione di mostre, con­veg­ni o quant’altro. Per i beni di par­ti­co­lare inter­esse artis­ti­co e sci­en­tifi­co si impeg­na affinchè stu­diosi, esper­ti e, in gen­erale, il pub­bli­co ne abbiano la più ampia fruibil­ità». Mari­no, espo­nente di mino­ran­za: «Tut­ta ques­ta roba è sta­ta dona­ta all’ospedale dai cit­ta­di­ni che, nei sec­oli, han­no con­tribuito col loro impeg­no alla cresci­ta di tale isti­tuzione. Ma ora le comu­nità locali sono state depau­per­ate. Una sor­ta di fur­to legal­iz­za­to, un modo di pro­cedere che va bloc­ca­to. E’ una irri­sione che, in caso di ven­di­ta da parte dell’azienda ospedaliera di Desen­zano, il comune deb­ba riac­quistare beni che han­no un val­ore stori­co, artis­ti­co e affettivo».

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