Il ritrovamento nel corso di un’immersione di tre istruttori del Leonessa Diving Club. Davanti alla Rocca, è uno Spitfire inglese della Seconda guerra

Un aereo sul fondo del lago

07/08/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Elena Cerqui

Il fon­dale del Gar­da è sem­pre fonte di ritrova­men­ti e gen­eroso di sor­p­rese. L’ultima riguar­da la scop­er­ta di un aereo del sec­on­do con­flit­to mon­di­ale che le sue acque rac­chi­udono ormai da sessant’anni. Ques­ta vol­ta, dopo le molte bombe che sono emerse negli ulti­mi, si trat­ta di un veliv­o­lo, che dalle carat­ter­is­tiche è indis­cutibil­mente un cac­cia Spit­fire, un aereo che ha reso famosi i piloti del­la Raf, la Roy­al Air Force. La casuale scop­er­ta è sta­ta fat­ta nel mag­gio scor­so da tre esper­ti istrut­tori del Bena­co che fan­no parte del Leones­sa Div­ing Club di Padenghe: Ignazio Zoda e Luca Pedrali, res­i­den­ti nel­la bas­sa bres­ciana, e Rober­to Gre­co di Bres­cia. I tre istrut­tori sta­vano effet­tuan­do un’immersione in pro­fon­dità al largo del­la e, quan­do si trova­vano a cir­ca 80 metri di pro­fon­dità, han­no intrav­is­to a pro­fon­dità anco­ra mag­giore tra il fon­dale fan­goso la sago­ma di un veliv­o­lo. «Non abbi­amo potu­to avvic­i­nar­ci – spie­ga Ignazio Zoda, uno dei tre istrut­tori – per­ché erava­mo ormai a fine immer­sione e dove­va­mo risalire. Siamo rimasti a 5–6 metri di dis­tan­za, per­ché a quel­la pro­fon­dità è dif­fi­cile ogni movi­men­to ed il cam­po visi­vo è ristret­to. Era la sago­ma di un aereo bel­li­co del pas­sato e abbi­amo scop­er­to che si trat­ta­va di uno Spit­fire dalle ricerche che ha fat­to un mio ami­co». A questo pun­to la sto­ria con la S maius­co­la irrompe nel rac­con­to del ritrova­men­to bel­li­co. Infat­ti le notizie storiche rivaleno che durante il com­bat­ti­men­to del 21 otto­bre 1944 un cac­cia dell’aviazione del­la Repub­bli­ca di Salò inter­cettò ed abbat­té uno Spit­fire: ma l’aereo non fu mai rin­venu­to. Il veliv­o­lo ritrova­to per caso a sessant’anni di dis­tan­za potrebbe essere quel­lo, ma per ora non ci sono certezze. Qual­cosa in più si potrà sapere solo quest’inverno, quan­do i tre istrut­tori si sono ripromes­si di scen­dere con un’immersione in ver­ti­cale mira­ta. «È pos­si­bile che altri sub abbiano nota­to il relit­to – pros­egue Ignazio Zoda – ma molto dipende dal­la situ­azione delle cor­ren­ti, che varia quo­tid­i­ana­mente, e pos­sono coprire o sco­prire il relit­to. Ora dob­bi­amo ripro­gram­mare a tavoli­no l’immersione, allenan­do­ci bene, per­ché a certe pro­fon­dità non si improvvisa nul­la». Nel­la pri­ma immer­sione i sub han­no anche nota­to che l’aereo è inte­gro, non man­cano par­ti ril­e­van­ti, nem­meno il tet­tuc­cio. E questo par­ti­co­lare starebbe a sig­nifi­care che l’aviatore inglese alla gui­da del­lo Spit­fire non ha avu­to il tem­po di las­cia­re l’abitacolo nel­la cadu­ta, e che si tro­vi anco­ra al coman­do del veliv­o­lo. «É poco prob­a­bile però – rac­con­ta l’istruttore Zoda – che la salma del pilota inglese sia inte­gra. Dell’acqua potrebbe essere pen­e­tra­ta nell’abitacolo, la tenu­ta stagna di sessant’anni fa non è cer­to quel­la odier­na, o la pres­sione del­la mas­sa d’acqua sovras­tante potrebbe aver fat­to implodere il cor­po». «Non è sta­to pos­si­bile, data la casu­al­ità del ritrova­men­to, per i tre sub fare alcun fil­ma­to o al veliv­o­lo; forse sarà pos­si­bile far­lo nel­la prossi­ma immer­sione, anche se l’attrezzatura idonea a certe pro­fon­dità è molto cos­tosa, dal momen­to che questo res­ta l’unico modo per dare tes­ti­mo­ni­an­za del ritrova­men­to. Infat­ti data la pro­fon­dità dell’acqua in cui si tro­va lo Spit­fire, ora come ora, è impens­abile sia vis­i­tar­lo con immer­sioni, sia, per le dif­fi­coltà logis­tiche ed eco­nomiche, ripor­tar­lo in super­fi­cie. Il lago così rischia di con­ser­vare anco­ra per lun­go tem­po nel pro­prio grem­bo il veliv­o­lo ed il mis­tero che lo cir­con­da.

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