Avvistamenti in sequenza. L’agente che seguì il progetto «Life Ursus»: «Dobbiamo spiegare e proteggere»

Un appello per l’orso:«Lasciatelo in pace»

06/10/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Paolo Mozzo

L’orso del Bal­do è un vagabon­do. «Gli orsi… mag­a­ri sono due», non esclude Kather­ine Coz­za, agente del­la Polizia provin­ciale con espe­rien­za pluri­en­nale sull’etologia dei planti­gra­di. Dal debut­to del Prog­et­to Life Ursus, 1996 nel Par­co Adamel­lo Brenta, ne segue vicis­si­tu­di­ni e sposta­men­ti. Le «fat­te» (feci), le trac­ce e i ciuf­fi di peli, oltre ai molti avvis­ta­men­ti, rac­con­tano la sto­ria del nuo­vo «immi­gra­to». Avvis­ta­to, da ulti­mo ad Est, a mod­es­ta alti­tu­dine; tor­na­to poi sul ver­sante Ovest, dove fece strage di pecore: inutil­mente, per­chè gli ovi­ni sono sta­ti spo­sta­ti. Il tim­o­re, dopo l’uccisione con boc­coni avve­le­nati di tre orsi nel Par­co Nazionale d’Abruzzo (del­la morte di altri due si igno­ra tut­to­ra la causa), è che qual­cuno, anche nel Veronese, per­da la tes­ta. E deci­da di con­sid­er­ar­lo un ele­men­to «noci­vo», da liq­uidare con il piom­bo o la stricnina.«Ciò che è sta­to fat­to in Abruz­zo è uno dei peg­giori atten­tati ambi­en­tali da decen­ni», sbot­ta con rab­bia Kather­ine Coz­za: «Il prob­le­ma del dan­no è inesistente», spie­ga. «C’è da noi, come in Trenti­no, un regime di ris­arci­men­to diret­to, che toglie ogni “ali­bi” a chi volesse elim­inare il prob­le­ma toglien­do di mez­zo l’orso». «Gli orsi», mag­a­ri. Per­chè, tri­an­golan­do avvis­ta­men­ti e abi­tu­di­ni del planti­gra­do, non si ottiene una certez­za: una bes­tia così può fare 40–60 chilometri in una gior­na­ta, pas­sare da un ver­sante all’altro. «Vedremo», tem­poreg­gia l’agente provin­ciale: «le trac­ce che lascerà con le prime nevi potran­no dirci qual­cosa di più».Intanto il planti­gra­do si muove, tra la zona som­mi­tale Nord del Bal­do e gli opposti ver­san­ti; gli agen­ti di zona ril­e­vano i dati, che pas­sano al vaglio dell’Unità cre­a­ta dal­la Provin­cia. Qual­cosa di lui (lei?) si sa: dopo avere sbrana­to le pecore sopra Mal­ce­sine pare esser­si adat­ta­to a una dieta più veg­e­tar­i­ana (è un onniv­o­ro): le ultime feci ritrovate con­tenevano «fag­gi­o­la». «È un oppor­tunista», sor­ride l’agente Coz­za. «Un ani­male schi­vo, che non deve perdere il nati­vo tim­o­re ver­so gli umani: se accadesse diver­rebbe un prob­le­ma, un peri­co­lo, al pun­to di essere costret­ti ad abbat­ter­lo». L’invito: «Niente ricerche da te. Chi lo avvis­tasse ci inoltri la seg­nalazione. Ma non deve essere dis­tur­ba­to: sarebbe un dan­no, per l’animale e per tutti».L’orso potrebbe essere prossi­mo al letar­go. «Ma non è det­to», spie­ga Kather­ine Coz­za, «per­chè lo scor­so anno l’abitudine non è sta­ta rispet­ta­ta». Res­ta un ris­chio, lo stes­so che ha ucciso «Bernar­do» e altri due in Abruz­zo: la scarsa conoscen­za dell’etologia del planti­gra­do. E l’appetito dei brac­conieri per una pre­da di pres­ti­gio. «Sti­amo con­tat­tan­do i Comu­ni inter­es­sati, per orga­niz­zare incon­tri, anche con le sco­laresche. Fare capire la por­ta­ta di ques­ta pre­sen­za è il solo modo per evitare esi­ti che lascereb­bero l’amaro in boc­ca», spie­ga l’agente. Even­tu­ali dan­ni li san­erà l’accordo «Life Ursus», prog­et­to ultra­de­cen­nale che ha ripor­ta­to gli orsi sulle Alpi Orientali.«L’importante», con­fer­ma Kather­ine Coz­za, «è stu­di­are i suoi com­por­ta­men­ti». Non nasconde però l’entusiasmo. Se l’orso scegliesse il Bal­do come tana inver­nale o dimo­ra defin­i­ti­va imprimerebbe un altro «sig­illo» ambi­en­tale. «Dipende da tut­ti», ammette l’agente. Dal rispet­to di qual­cosa di spe­ciale che accade sul «monte di casa» dei veronesi.

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