Il Comune ci riprova: vuole il Castello per sé in un’ottica turistica

Un appello rivolto al Ministero

11/04/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
m.to.

Il Comune di Sirmione tor­na alla car­i­ca: vuole acquisire il Castel­lo Scaligero. Dopo un lun­go letar­go, dura­to 13 anni, la Giun­ta Fer­rari ha rispolver­a­to l’idea di entrare in pos­ses­so del­la fortez­za, nat­u­ral­mente per poter­la gestire. L’amministrazione colti­va il prog­et­to innanz­i­tut­to per garan­tire ai vis­i­ta­tori un ampli­a­men­to dell’orario di aper­tu­ra, quin­di pen­sa alla ria­per­tu­ra delle sale per le mostre, oggi chiuse per inter­ven­ti strut­turali. E infine vuole sfruttare al meglio la risor­sa-castel­lo. Per fare un esem­pio, la mostra di Cha­gall, inizial­mente fis­sa­ta pro­prio nel­la roc­ca, è sta­ta dirot­ta­ta, a dieci giorni dall’inaugurazione nei ridot­ti spazi del­la gal­le­ria di piaz­za Flaminia. Una bef­fa. Per ricostru­ire la vicen­da bisogna tornare al luglio 1987, anche se la sto­ria del ven­ti­la­to pas­sag­gio del­la fortez­za dal min­is­tero per i Beni cul­tur­ali al Comune risale al 10 giug­no ’86, quan­do arrivò a Roma la pri­ma doman­da di con­ces­sione in comoda­to. Il 10 luglio ’87 l’Intendenza di Finan­za di Bres­cia scrive alla Sovrin­ten­den­za del­la lom­bar­dia chieden­do un parere sul­la richi­es­ta del Comune. Il suc­ces­si­vo 28 luglio entra in bal­lo il sin­da­ca­to — la Fed­er­azione ter­ri­to­ri­ale del­la Fun­zione pub­bli­ca del Gar­da (allo­ra la Cam­era del lavoro Cgil era arti­co­la­ta in sedi per­iferiche), che esprime al min­is­tero e alla Sovrin­ten­den­za «pre­oc­cu­pazione cir­ca la ven­ti­la­ta ces­sione in comoda­to del Castel­lo Scaligero al Comune di Sirmione». Chiaro il moti­vo: difend­ere il per­son­ale statale che, in caso di pas­sag­gio all’ente locale, pote­va subire tagli. La let­tera sem­bra sor­tire effet­ti, per­chè fino al 7 otto­bre non suc­cede più nul­la. Poi, il min­is­tero scrive nuo­va­mente alla Sovrin­ten­den­za di Bres­cia che chiedere una «val­u­tazione sulle voci con­cer­nen­ti una even­tuale con­ces­sione in uso». Si arri­va al 5 novem­bre ’87, e il pos­si­bile «grande giorno», per­chè il min­is­tero rilas­cia parere favorev­ole alla con­ces­sione al dicas­t­ero delle Finanze. La rispos­ta arri­va insom­ma dopo 4 mesi. Ma poi si apre un «gial­lo». Il 28 novem­bre del­lo stes­so anno il min­is­tero comu­ni­ca insp­ie­ga­bil­mente alle Finanze di aver revo­ca­to il prece­dente parere favorev­ole. A loro vol­ta le Finanze chiedono chiari­men­ti ai Beni cul­tur­ali sui motivi del dietrofront, e a questo pun­to segue un lun­go silen­zio, inter­rot­to solo nel feb­braio scor­so, quan­do Sirmione sol­lecita il min­is­tero delle Finanze a cedere in ges­tione la fortez­za, tenen­do con­to del parere favorev­ole emes­so quat­tro anni pri­ma. La serie di comu­ni­cazioni ter­mi­na (per ora) il 9 mar­zo: min­is­tero e Sovrin­ten­den­za scrivono al Comune dicen­do che il parere era sta­to revo­ca­to nel novem­bre ’87. Notizia già ben nota, ma il sin­da­co Mau­r­izio Fer­rari intende andare avan­ti. Anche, dice­va­mo, per sfruttare meglio questo tesoro.