Cresce la collaborazione tra i veronesi e i 1800 bambini della cittadina di Cherniakhiv. L’associazione raccoglie adesioni per ospitare i piccoli ucraini

Un Arcobaleno per Chernobyl

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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Anche quest’anno l’associazione Arcobaleno, con sede a San Zeno di Mon­tagna, riapre le porte all’ospitalità dei bam­bi­ni dell’Ucraina, che vivono nelle zone con­t­a­m­i­nate dal dis­as­tro del­la cen­trale nucleare di Cher­nobyl ver­i­fi­catosi nel 1986. Le famiglie che il prossi­mo agos­to desiderassero accogliere bam­bi­ni di età com­pre­sa tra i nove e i 13 anni per un sog­giorno di salute di tre o quat­tro set­ti­mane, sono pre­gate di comu­ni­care la pro­pria disponi­bil­ità all’associazione di volon­tari­a­to entro la fine di feb­braio, al numero 045.728.5170 (è anche un fax), oppure per pos­ta elet­tron­i­ca: ass.arcobaleno@tiscalinet.it. Per conoscere meglio le con­dizioni di vita dei bam­bi­ni — che dal 1997 ven­gono ospi­tati nelle case del ter­ri­to­rio -Gar­da con lo scopo di offrire loro un peri­o­do di vita in un ambi­ente salutare che raf­forzi il sis­tema immu­ni­tario — il diret­ti­vo dell’associazione ha fat­to un viag­gio in Ucraina. Daniela Cres­sot­ti, pres­i­dente di Arcobaleno, Cristi­na Zani­ni, vicepres­i­dente, Jan­na Bour­mi­na, seg­re­taria e Ren­zo Truschel­li, revi­sore dei con­ti, han­no potu­to vedere di per­sona la realtà dei bam­bi­ni che da anni pas­sano l’estate nel veronese. Cristi­na Zani­ni rac­con­ta non sen­za emozione l’incontro con la del­egazione di Cher­ni­akhiv, la cit­tad­i­na di 12mila abi­tan­ti sit­u­a­ta a cir­ca 80 km da Cher­nobyl, dove ci sono due scuole con le quali da tre anni l’associazione col­lab­o­ra. «Le famiglie dei bam­bi­ni, i diri­gen­ti sco­las­ti­ci e i rap­p­re­sen­tan­ti isti­tuzion­ali del­la Regione ci han­no ris­er­va­to un’accoglienza che ci ha las­ci­a­to sen­za parole. Nonos­tante la lim­i­tatez­za delle loro risorse ci han­no prepara­to man­i­fes­tazioni e pranzi, prob­a­bil­mente real­iz­za­ti con gran­di sac­ri­fi­ci». «Abbi­amo trova­to una realtà incred­i­bil­mente povera», con­tin­ua Zani­ni, «con bisog­ni di tut­ti i tipi: non c’è illu­mi­nazione per le strade e neanche in tante case, man­ca l’acqua cor­rente, non ci sono fog­na­ture e servizi igien­i­ci in casa. I bam­bi­ni che fre­quen­tano le scuole che soste­ni­amo sono 1.800; noi rius­ci­amo ad ospi­tarne ogni anno al mas­si­mo una cinquan­ti­na. Abbi­amo chiesto ai diri­gen­ti sco­las­ti­ci con quale cri­te­rio ven­gono selezionati per i sog­giorni. Ci han­no spie­ga­to che poiché le con­seguen­ze del­la radioat­tiv­ità sono uguali per tut­ti, i bam­bi­ni ven­gono scelti in base al mer­i­to sco­las­ti­co: si trat­ta di un viag­gio pre­mio. Sti­amo cer­can­do di creare una col­lab­o­razione con l’ di Verona per real­iz­zare una ril­e­vazione dei ben­efi­ci che il sog­giorno por­ta ai nos­tri pic­coli ospi­ti». La vicepres­i­dente, infat­ti, sot­to­lin­ea la neces­sità di avviare un mon­i­tor­ag­gio con esa­mi san­i­tari, da effet­tuare sui bam­bi­ni pri­ma e dopo il sog­giorno e da ripetere nel tem­po. «Con il diret­tore del­la scuo­la abbi­amo già con­corda­to la redazione di cartelle san­i­tarie che la scuo­la aggiornerà annual­mente. Ques­ta oper­azione è impor­tante, fino ad oggi i min­is­teri del­la salute bielorus­so, rus­so e ucraino non han­no svolto un’ indagine epi­demi­o­log­i­ca per ver­i­fi­care il legame tra la radioat­tiv­ità inter­na dei bam­bi­ni e le patolo­gie che pre­sen­tano. Rimane il fat­to che dopo il dis­as­tro nucleare solo 20 bam­bi­ni su 100 ven­gono dichiarati in buona salute, men­tre pri­ma era­no l’80 per cen­to». «Inoltre», con­tin­ua Zani­ni, «il paese di Cher­ni­akhiv deve fare i con­ti con l’inquinamento delle polveri di car­bone che ven­gono emesse dagli impianti di riscal­da­men­to e con l’amianto con­tenu­to nelle lamiere dei tet­ti di molte case. A ciò si aggiunge che il Comune e le famiglie non ricevono la pic­co­la inden­nità che lo Sta­to con­cede alle popo­lazioni delle zone col­pite, per­ché il paese si tro­va a 25 chilometri dai ter­ri­tori con­siderati ad alto ris­chio». L’associazione Arcobaleno da tre anni orga­niz­za nelle scuole di Cher­ni­akhiv cor­si di ital­iano per agevolare la per­ma­nen­za dei bam­bi­ni in Italia. Il cor­so, che dà buoni risul­tati, ha un cos­to ele­va­to per­ché è nec­es­sario pagare un inseg­nante che due o tre volte la set­ti­mana si reca da Zithomir a Cher­ni­akhiv, inoltre bisogna acquistare il mate­ri­ale didat­ti­co. Per questo l’associazione è alla ricer­ca di finanzi­a­tori e negli anni scor­si ha trova­to diverse ade­sioni. D’estate la Filar­mon­i­ca di tiene un con­cer­to in piaz­za per rac­cogliere fon­di a favore dell’associazione. Ren­zo Truschel­li con­clude chieden­do sosteg­no alle ammin­is­trazioni comu­nali del­la zona: «Vor­rem­mo trovare comu­ni e par­roc­chie disponi­bili a dare accoglien­za, ad esem­pio al mat­ti­no, nei del­la zona, questo per alleg­gerire le famiglie che ospi­tano i bam­bi­ni, che mag­a­ri nel mese di agos­to devono anche lavo­rare, oltre a creare una situ­azione di inter­scam­bio cul­tur­ale sul ter­ri­to­rio. Inoltre ci sono per­sone che pos­sono ospitare i bam­bi­ni, ma che non han­no gran­di risorse: è quin­di molto utile anche il solo con­trib­u­to eco­nom­i­co, da parte di enti, orga­niz­zazioni o sin­gole per­sone. Si pos­sono così pagare assi­cu­razioni, viag­gio, pratiche burocratiche».

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