Le tre sponde del lago continuano a restituire ordigni bellici: gran lavoro per i militari del Genio. L’ultima scoperta a Sirmione: bombe d’aereo e di mortaio

Un arsenale in fondo al Garda

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Di Luca Delpozzo
William Geroldi

Il ? Una vera e pro­pria polver­iera, man­tenu­ta in sicurez­za da mil­ioni di metri cubi d’acqua che pro­teggono ogni genere di resid­u­a­to bel­li­co: proi­et­tili di mor­taio, granate, car­tuc­ce ines­plose, bombe d’aereo (poche), mine. Un arse­nale ali­men­ta­to dagli eserci­ti schierati negli ulti­mi due con­flit­ti mon­di­ali e che ha las­ci­a­to ai pos­teri una ered­ità alquan­to sgrade­v­ole, soprat­tut­to quan­do i resid­uati ven­gono alla luce e occorre ren­der­li inof­fen­sivi. A riportare d’attualità il tema del­la pre­sen­za di ordig­ni nel baci­no garde­sano è sta­ta la cac­cia alle quat­tro bombe d’aereo sgan­ci­ate un paio di anni fa da un aere­o­plano amer­i­cano al rien­tro da una mis­sione in Koso­vo. Ripetute ricerche con­dotte dagli uomi­ni del Com­subin del­la Mari­na mil­itare di La Spezia non han­no però trova­to nul­la. Per il resto, il lavoro non man­ca agli uomi­ni del Genio mil­itare del­l’E­serci­to che fino a un paio di anni fa, insieme ai col­leghi del­l’ar­tiglieria, ave­vano il com­pi­to isti­tuzionale di pro­cedere alla neu­tral­iz­zazione degli ordig­ni ines­plosi. Ora le com­pe­ten­ze, per ques­tioni di rior­ga­niz­zazione logis­ti­ca e oper­a­ti­va, da poco più di un anno fan­no capo al Genio mil­itare di Pado­va, alla 5ª direzione gui­da­ta dal colon­nel­lo Arturo Por­ri­no (nel caso di ordig­ni da ricer­care), e ai sin­goli «Reg­g­i­men­to genio» di Pia­cen­za, Cre­mona, Leg­na­go, Tren­to, Udine (nel caso gli ordig­ni fos­sero già venu­ti alla luce). Le boni­fiche di mate­ri­ale ripesca­to nel lago di Gar­da non si con­tano più; l’ul­ti­ma oper­azione, la più sig­ni­fica­ti­va, risale al mar­zo del­l’an­no scor­so, a Sirmione , quan­do i mil­i­tari tirarono fuori dal­l’ac­qua ben 70 bombe d’aereo da 13 chilo­gram­mi cias­cu­na e 8 bombe da mor­taio da 80 mil­limetri. Non fu pos­si­bile far­le bril­lare sul pos­to, per cui gli uomi­ni del­l’E­serci­to le trasportarono in un cam­po del­l’en­troter­ra per far­le esplodere in tut­ta sicurez­za. Sicurez­za per gli abi­tan­ti, un po’ meno per i mil­i­tari vis­to che la cronaca rac­con­ta di numerosi inci­den­ti occor­si a squadre impeg­nate nel­la bonifi­ca. Nel 1986 l’esplosione di una grana­ta tedesca del­la Sec­on­da guer­ra mon­di­ale causò la morte di una squadra (tre uomi­ni) di arti­ficieri ad Alessan­dria. Quan­do poi i mil­i­tari deci­dono l’evacuazione degli abi­tan­ti che risiedono nelle vic­i­nanze dell’ordigno scop­er­to va ricorda­to che si trat­ta di una pre­cauzione indis­pens­abile. L’esplosivo con­tenu­to in una bom­ba d’aereo di 500 lib­bre (cir­ca 240 chilo­gram­mi) supera il centi­naio di chili. La zona di evac­uazione in questo caso deve coprire un rag­gio di almeno 800 metri. Al Genio ricor­dano anco­ra (è un caso lim­ite, ma rende bene l’idea) la defla­grazione di una bom­ba d’aereo che fece volare a una dis­tan­za di una dozzi­na di chilometri una scheg­gia grande quan­to un foglio di car­ta for­ma­to A4. Le pre­cauzioni, quin­di, non sono mai da sot­to­va­l­utare. Nel Bres­ciano è in pro­gram­ma una oper­azione di bonifi­ca alla Fas­cia d’Oro di Mon­tichiari, nel­la zona dell’ex Vul­ca­nia dove insieme ad una bom­ba d’aereo i mil­i­tari han­no rin­venu­to un gran quan­ti­ta­ti­vo di altro mate­ri­ale esplo­si­vo che ver­rà fat­to bril­lare sul pos­to. Tor­nan­do agli ordig­ni nel lago di Gar­da si attende il via lib­era (leg­gi i fon­di nec­es­sari) per una bonifi­ca di vaste dimen­sione, una delle più dif­fi­cili degli ulti­mi anni, intorno all’ iso­la di Trimel­one (Comune di Bren­zone). Sul fon­dale giace mate­ri­ale esplo­si­vo di vario genere fini­to in acqua in segui­to ad una sin­go­lare cir­costan­za. Negli anni ’50 l’iso­la di Trimel­one era sta­ta trasfor­ma­ta in una sor­ta di grande mag­a­zz­i­no di mate­ri­ale bel­li­co recu­per­a­to. Un incen­dio e poi una vio­len­tis­si­ma esplo­sione ricac­cia­rono nel lago gran parte degli ordig­ni riposti nelle case­mat­te. Il prog­et­to di bonifi­ca è pron­to da tem­po; gli uomi­ni del Genio aspet­tano l’or­dine, ma rimane la ques­tione delle risorse da recu­per­are, ingen­ti, vis­to che si par­la di qualche mil­iar­do. In pas­sato il lago di Gar­da ha reg­is­tra­to abbon­dan­ti rin­ven­i­men­ti, come a Maner­ba nel 1976. Dalle acque anti­s­tan­ti il pon­tile di un campeg­gio i mil­i­tari por­tarono in super­fice un gran quan­tità di granate: 3 da 105 mil­limetri, 250 da 88 e 2 da 76; altri recu­peri, per citare i più sig­ni­fica­tivi furono por­tati a ter­mine a Toscolano Mader­no , quan­do tra agos­to e otto­bre dell’83 il lago resti­tuì qua­si tre­cen­to granate; oppure a Desen­zano , nel mag­gio di due anni fa al Vo, con il disin­nesco di peri­colose bombe da mor­taio di diver­so cal­i­bro; anco­ra tra Desen­zano e Riv­oltel­la nel 1991, con il recu­pero di 400 bombe a mano e 400 proi­et­tili. Gen­erosa nei ritrova­men­ti lo è sta­ta anche la spon­da veronese del Gar­da, forse anche di più rispet­to ai dirimpet­tai. Bas­ta scor­rere l’e­len­co delle pratiche archivi­ate dal­l’E­serci­to e sof­fer­mar­si su alcu­ni episo­di. A Peschiera , ad esem­pio, nei pres­si di un campeg­gio nel 1982 fu trova­ta una pic­co­la San­ta Bar­bara: granate di vario cal­i­bro, tubi di gelati­na, bombe da mor­taio, spo­lette; e se pro­prio non in acqua, ma pur sem­pre a Peschiera , l’ex depos­i­to munizioni di Forte Ardi­et­ti nel novem­bre del ’95 regalò una «emozion­ate scop­er­ta», granate, bombe raz­zo, bombe da mor­taio, bombe a mano, bombe a mano al fos­foro, centi­na­ia di spo­lette e oltre un chilo­gram­mo di nitroglice­ri­na. Non scherza nem­meno Mal­ce­sine : nel mag­gio del’89 i mil­i­tari recu­per­arono oltre set­temi­la car­tuc­ce, centi­na­ia di granate, mine, bombe a mano, bombe da mor­taio e con­tro­car­ro, ecc. E nel dicem­bre dell’anno suc­ces­si­vo altra oper­azione per ras­trel­lare granate, bombe a mano e fumo­geni. Gen­erosa, se così si può dire, anche la spon­da trenti­na. A Riva del Gar­da , nel 1975 l’esercito recu­però granate, bombe da mor­taio, bombe a mano; nell’84 addirit­tura mis­ero le mani su qua­si 30mila granate; a Nago di Tor­bole nell’81, in local­ità Bag­ni di Nones furono ritrovate granate, mine, cartucce.

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