Tutela del territorio. Nascono le «Zps», ma ora Venezia deve combattere con le scelte del ministero per l’Ambiente. La Regione ha istituito due zone di salvaguardia di flora e fauna

Un Baldo a protezione speciale

21/09/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Anche per il Monte la giun­ta regionale ha approva­to le mis­ure di con­ser­vazione per le zone di pro­tezione spe­ciale (in sigla Zps), che però appe­na adot­tate potreb­bero essere inval­i­date aven­do il Gov­er­no, su pro­pos­ta del min­is­tero dell’Ambiente, di recente vara­to un decre­to legge che dis­ci­plina la medes­i­ma mate­ria. Tutte le Regioni dovran­no atten­er­si al decre­to, ma la sta val­u­tan­do la pos­si­bil­ità di un ricor­so. Lo fa sapere l’assessore ai parchi alle politiche degli enti locali e del per­son­ale, Ste­fano Valdegam­beri, ricor­dan­do che tra le 11 mis­ure di con­ser­vazione degli habi­tat e delle specie di fau­na e di flo­ra di inter­esse comu­ni­tario europee del­la provin­cia di Verona ci sono, oltre al Bal­do est (tra Brenti­no Bel­luno, Capri­no, Fer­rara di Monte Bal­do e Riv­o­li Veronese) e il Bal­do ovest (tra Bren­zone, Capri­no, Fer­rara, Mal­ce­sine e San Zeno di Mon­tagna), anche il Ponte di Veja e il Vajo del­la Mar­cio­ra a Sant’Anna d’Alfaedo, Fontanili di Poveg­liano, la palude del Busatel­lo a Gaz­zo Veronese, la palude del Fenilet­to e lo Sguaz­zo del Vallese tra Oppeano e Palù, la palude di Pel­le­g­ri­na tra Erbè, Iso­la del­la Scala e Sorgà, la palude del Brusà a Casa­le­one e Cerea, alcune zone del Bas­so Gar­da, lo Sguaz­zo di Rival­un­ga tra Palù e Zevio, parte alta dei Mon­ti Lessi­ni e pic­cole Dolomi­ti. Per Valdegam­beri il provved­i­men­to, pre­so di con­cer­to con il col­le­ga alle Politiche per il ter­ri­to­rio Ren­zo Marangon, «È frut­to di un lavoro impo­nente e impor­tante», che la Regione teme ora di vedere annul­la­to. «È fon­da­men­tale sal­va­guardare la rete eco­log­i­ca regionale e quin­di veronese in stret­ta col­lab­o­razione con i sogget­ti pub­bli­ci e pri­vati», dice Valdegam­beri, «rap­p­re­sen­ta un inter­esse pri­or­i­tario per tut­ta la nos­tra comu­nità, sia sot­to il pro­fi­lo stret­ta­mente nat­u­ral­is­ti­co sia sot­to quel­lo cul­tur­ale ed eco­nom­i­co». Le dis­po­sizioni per Verona, con­tenute nel­la delib­era che va a tute­lare 67 Zps in tut­to il Vene­to, han­no per Valdegame­beri un sig­ni­fi­ca­to par­ti­co­lare: «Il Vene­to è sta­ta tra le prime Regioni in Italia ad adot­tar­le e questo ci mette in rego­la con le diret­tive del­la Comu­nità Euro­pea del 1992 Habi­tat e del 1979 Uccel­li». Per il Bal­do, Valdegam­beri sot­to­lin­ea: «È una delle zone a mag­giore bio­di­ver­sità , una delle aree più com­p­lesse con specie rare e endemis­mi che van­no tute­lati. In base al lavoro che la Regione ha fat­to, l’area del Bal­do è sta­ta con­sid­er­a­ta una zona per cui è nec­es­sario sti­lare un piano di ges­tione ad hoc. Tale stru­men­to sarà impor­tan­tis­si­mo per gestire questo ter­ri­to­rio in maniera che la bio­di­ver­sità che lo rende uni­co in Europa sia garan­ti­ta in un gius­to rap­por­to uomo-ambi­ente. Per ora la car­tografia è solo abboz­za­ta, ma abbi­amo già incar­i­ca­to nos­tri pro­fes­sion­isti di farne una molto par­ti­co­lareg­gia­ta coin­vol­gen­do i vari sogget­ti pub­bli­ci pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio in modo che con­tribuis­cano a redi­gere il lavoro met­ten­do a dis­po­sizione quan­to già è in loro pos­ses­so». «Le linee gen­er­ali di questo piano di ges­tione saran­no tradotte in linee pratiche di azione e si dovrà indi­vid­uare, medi­ante legge regionale, un sogget­to gestore, che potrebbe essere la Comu­nità mon­tana del Bal­do o un futuro ente par­co». Con­sideran­do le pecu­liar­ità elen­cate dalle schede region­ali viene nat­u­rale chieder­si se non si pos­sa par­lare di un del Bal­do: «Le mis­ure di tutela pre­viste in un par­co, ove pos­sono anche non esser­ci aree Sic o Zps , pos­sono essere addirit­tura infe­ri­ori a quelle pre­viste in queste aree. Quin­di un par­co non dovrebbe sus­citare pre­oc­cu­pazione. In ogni caso, sec­on­do le diret­tive comu­ni­tarie del­la Rete natu­ra 2000, la bio­di­ver­sità andrebbe garan­ti­ta cre­an­do cor­ri­doi eco­logi­ci che col­legh­i­no tra loro queste zone preziose ma per­me­t­tano, man­te­nen­do la con­ser­vazione delle specie ani­mali e veg­e­tali, anche la per­ma­nen­za dell’uomo che in questo con­testo va inser­i­to». Per Valdegam­beri pro­prio la pre­sen­za dell’uomo garan­ti­rebbe il man­ten­i­men­to degli habi­tat nat­u­rali: «Van­no trovate forme che ren­dano com­pat­i­bile la coesisten­za dell’uomo con l’ambiente facen­do divenire di prat­i­ca attuazione il tan­to rib­a­di­to con­cet­to di svilup­po ecososteni­bile, pro­prio attra­ver­so il recu­pero delle aree mar­gin­ali». Valdegam­beri non esiterebbe a pro­porre per queste zone un par­co a misura d’uomo e, forse, pure di cac­cia­tore, ma fa notare: «Su questo sto lavo­ran­do da tem­po, cer­can­do di coin­vol­gere ammin­is­trazioni e asso­ci­azioni, com­p­rese quelle vena­to­rie. Ma ora dob­bi­amo difend­ere il lavoro fat­to dal­la nos­tra Regione. Purtrop­po, a una set­ti­mana dall’approvazione del nos­tro doc­u­men­to, è inter­venu­to il Gov­er­no, con un decre­to legge con­tro il quale sti­amo ver­i­f­i­can­do se vi sono i pre­sup­posti per un ricor­so. Riget­ti­amo la posizione dirigis­ti­ca dell’attuale min­is­tero per l’Ambiente, richia­man­do una ges­tione del ter­ri­to­rio che par­ta dal basso».