Vini doc sempre più qualificati. Ha ottenuto l’Iso 9001 per la vigilanza

Un Bardolino col certificato

08/04/2005 in Enogastronomia
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Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Il Con­sorzio di tutela sia del che del Bian­co di Cus­toza han­no ottenu­to, per pri­mi nel mon­do vitivini­co­lo nazionale, la cer­ti­fi­cazione di con­for­mità Uni En Iso 9001: 2000 rel­a­ti­va al sis­tema dei pro­ces­si di tutela, vig­i­lan­za e cer­ti­fi­cazione del­la «Doc Bar­dolino» e del­la «Docg Bar­dolino Supe­ri­ore» per il pri­mo Con­sorzio e del­la «Doc Bian­co di Cus­toza» per il sec­on­do. «Abbi­amo pun­ta­to e ottenu­to il rilas­cio del cer­ti­fi­ca­to di con­for­mità per garan­tire», fa pre­sente Giulio Liut diret­tore di entram­bi i Con­sorzi, «il sis­tema di appli­cazione delle nor­ma­tive di con­trol­lo dei dis­ci­pli­nari di pro­duzione». In Italia la pro­duzione dei Docg e Doc con­tin­ua ad aumentare e questo è sicu­ra­mente seg­no di un apprez­za­men­to del mer­ca­to per l’azione svol­ta dai Con­sorzi delle denom­i­nazioni di orig­ine in questi ulti­mi anni, con la pro­duzione dei vini di qual­ità prodot­ti in regioni deter­mi­nate che rap­p­re­sen­ta all’incirca un quar­to del­la pro­duzione vini­co­la nazionale. Ques­ta mag­giore con­sapev­olez­za di pro­dut­tori e mer­cati ha cre­ato anche una forte doman­da di ulte­ri­ore qual­i­fi­cazione dei con­trol­li e garanzie delle Denom­i­nazioni. La rispos­ta è arriva­ta con il decre­to del Min­istro delle politiche agri­cole e fore­stali del mag­gio del 2001 che dispone l’obbligo per tut­ti gli uti­liz­za­tori di una Docg o Doc di sot­to­porre i loro vini a speci­fi­ci con­trol­li, in par­ti­co­lare per quan­to riguar­da il rispet­to delle regole imposte dai sin­goli dis­ci­pli­nari di pro­duzione. Stra­da ques­ta, subito imboc­ca­ta dal Con­sorzio tutela vino Bar­dolino il quale, già all’inizio del­lo scor­so anno, veni­va autor­iz­za­to ad espletare le fun­zioni di con­trol­lo pre­viste dal decre­to min­is­te­ri­ale sia per la Doc del vino Bar­dolino che per la Docg del Bar­dolino Supe­ri­ore, nei con­fron­ti di tut­ti i pro­dut­tori (viti­coltori, vini­fi­ca­tori e imbot­tiglia­tori) che inten­dono riven­di­care le pre­dette denom­i­nazioni di orig­ine. «Con­trol­li su tutte le fasi pro­dut­tive dell’uva pas­san­do per il vino per arrivare alla bot­tiglia», mette in risalto Giulio Liut, «e su tut­ti gli uti­liz­za­tori delle Denom­i­nazioni, soci o meno del Con­sorzio, per non creare dis­par­ità di trat­ta­men­ti tra i pro­dut­tori e l’impossibilità di un’effettiva ges­tione delle stesse Denom­i­nazioni». Con­trol­li cos­ti­tu­iti dal­la rac­col­ta e dal­la ges­tione dei dati rel­a­tivi all’entità dei vigneti se ci sono le vari­età pre­viste dal dis­ci­pli­nare e dalle pro­duzione riven­di­cate e cer­tifi­cate delle uve e se il prodot­to è qual­i­fi­ca­to. Inoltre, se il vino ha ottenu­to anche il parere di con­for­mità riguar­do alle carat­ter­is­tiche chim­i­co organolet­tiche pre­viste dal dis­ci­pli­nare di pro­duzione si dà via lib­era all’imbottigliamento. Non da ulti­mo i con­trol­li sui quan­ti­ta­tivi imbot­tigliati, sulle gia­cen­ze, sui movi­men­ti e tut­to questo per sin­go­la azien­da. «Per venire incon­tro alle esi­gen­ze del con­suma­tore», pun­tu­al­iz­za il diret­tore del Con­sorzio, «che recla­ma una migliore conoscen­za del­la vita del prodot­to, dal­la vigna alla bot­tiglia. La pro­duzione annuale delle uve del Bar­dolino si aggi­ra medi­a­mente intorno ai 350 mila quin­tali che si tra­duce in medi­a­mente 240 mila ettolitri di vino».

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