Raro fenomeno celeste immortalato dalle telecamere dell’osservatorio astronomico «Gelodi» di Novezzina. Ha solcato il cielo in una notte di gennaio Gli esperti: «Deve aver prodotto un tuono e stiamo anche cercando dei testimoni»

Un bolide illumina il Baldo

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Una pal­la di fuo­co nel cielo del . È la più lumi­nosa mete­o­ra fotografa­ta dal Cir­co­lo astro­fili verone­si (Cav), pro­prio alla vig­ilia del XII cor­so «Conoscere l’astronomia», che inizia oggi nel­la sede di Parona.Gli astro­fili cer­cano tes­ti­moni che, nel­la notte tra lunedì 12 e mart­edì 13 gen­naio, abbiano udi­to il fragore provo­ca­to da quel bolide sfio­ran­do la ter­ra. Era­no le 1,03 e la trai­et­to­ria del­la mete­o­ra è sta­ta inter­cetta­ta dal Cav attra­ver­so i sis­te­mi elet­tron­i­ci dell’osservatorio astro­nom­i­co del Bal­do Ange­lo Gelo­di, a Novezzi­na di Fer­rara di Monte Bal­do, che riprende inin­ter­rot­ta­mente il cielo alla ricer­ca di meteore.«Abbiamo due tele­camere che inquad­ra­no una vas­ta zona del­la vol­ta celeste», dice il diret­tore del­la strut­tura, Flavio Castel­lani, «sono col­le­gate a un soft­ware che riconosce i pas­sag­gi di mete­o­re, sal­van­done le immag­i­ni in movi­men­to e cal­colan­do i dati per stu­di­ar­le. Quel bolide», pre­cisa, «ha attra­ver­sato il cam­po inquadra­to illu­mi­nan­do il pae­sag­gio di luce blu­as­tra e sparen­do dopo tre sec­on­di. Di giorno e di notte», spie­ga, «nel suo cam­mi­no intorno al sole, il nos­tro piane­ta incon­tra pic­coli cor­pi cos­mi­ci, mete­ori­ti, (mete­o­ra è la scia lumi­nosa) che vagano nel­lo spazio e a veloc­ità di decine di chilometri al sec­on­do pen­e­tra­no negli strati alti dell’atmosfera, vapor­iz­zan­dosi per l’enorme attri­to e pro­ducen­do quelle scie, chia­mate stelle caden­ti, che sono i detri­ti rilas­ciati dalle comete, quan­do, avvic­i­nan­dosi al sole, for­mano le loro code di gas, polveri e granel­li». Altre di queste mete­ori­ti sono invece for­mate da cor­pi roc­ciosi, residui del­la for­mazione del sis­tema solare, che dopo mil­iar­di di anni di viag­gio com­pi­ono il loro des­ti­no andan­do ad accrescere la mas­sa di uno dei pianeti del sis­tema solare, ad esem­pio la ter­ra, for­matasi per aggregazione di mate­ri­ale resid­uo del­la for­mazione del sole. «La gran parte di essi crea scie appe­na vis­i­bili nel cielo, sas­soli­ni gran­di come ghi­a­ia che si dev­as­tano nell’impatto con l’atmosfera», spiea Castellani.«Una parte, però, è fat­ta di cor­pi gran­di che pen­e­tra­no nel­la stratos­fera cre­an­do vere e pro­prie palle di fuo­co (o fire­ball), bril­lan­tis­si­mi boli­di, spet­ta­co­lari, ma rari da vedere poiché dif­fi­cil­mente super­a­no l’impatto dell’atmosfera».Proprio la notte del 12 gen­naio una di queste palle di fuo­co è entra­ta nell’alta atmos­fera sul Trenti­no, cre­an­do una scia all’altezza di 90 chilometri sul­la ver­ti­cale del lago di Cal­don­az­zo e scen­den­do rapidis­si­ma ver­so sud est. «Viag­gia­va intorno ai 20 chilometri al sec­on­do», pre­cisa Castel­lani. «E, poco pri­ma di speg­n­er­si, la sua lumi­nosità super­a­va notevol­mente quel­la del­la luna piena. In quel momen­to era a cir­ca 30 chilometri dal suo­lo, sol­ca­va il cielo del Vene­to, a Nord Est di Piovene Roc­chette nel Vicentino».Non si può ess­er cer­ti che abbia toc­ca­to la ter­ra, ma se così fos­se avrebbe infran­to il muro del suono e qual­cuno avrebbe udi­to un fragore di tuono.Intanto, a Novezzi­na, questo bolide spet­ta­co­lare è sta­to immor­ta­la­to. Lo stes­so è sta­to fat­to, a centi­na­ia di chilometri, dal­lo stu­dioso di mete­o­rolo­gia svizze­ro Mark Vorn­husen e dal respon­s­abile del­la sezione mete­o­re dell’Unione astro­fili ital­iani a Scorzé (Venezia), Enri­co Stomeo.Le tre riprese sono state inte­grate per­me­t­ten­do di ricostru­ire la trai­et­to­ria. «In quat­tro anni d’attività ed oltre 800 not­ti di riprese, mai un bolide così bril­lante era sta­to fotografa­to dal Monte Bal­do», dice sod­dis­fat­to Castel­lani. «È stra­or­di­nario averne cal­co­la­to con pre­ci­sione l’orbita, spe­ri­amo che, aven­do deter­mi­na­to la zona di pos­si­bile cadu­ta, si rin­trac­ci qual­cuno che abbia nota­to il fenom­e­no».

Parole chiave: