Si ripete anche quest’anno nell’odierna giornata alle ore 18,30 presso il campo sportivo parrocchiale il «brujel» d’Epifania, antico rito popolare agricolo

Un brujel per capire se l’anno sarà felice

06/01/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Delibori

Si ripete anche quest’anno nell’odierna gior­na­ta alle ore 18,30 pres­so il cam­po sporti­vo par­roc­chiale il «bru­jel» d’, anti­co rito popo­lare agri­co­lo di inizio anno, dif­fu­so anco­ra, anche se spes­so mod­i­fi­ca­to nei sig­ni­fi­cati orig­i­nari, non solo nell’entroterra garde­sano ma in tut­ta la provin­cia e nel nord Italia. Cer­chi­amo allo­ra di spie­gare il sig­ni­fi­ca­to vero di ques­ta tradizione, oggi abbina­ta alla Befana o a tradizioni dif­fuse in altre regioni. Da qua­si duemi­la anni, la sera dell’Epifania, il 6 gen­naio, quan­do ormai le gior­nate com­in­ciano ad allun­gar­si (« A l’Epifania en pas­so de stria» ), si accen­de­vano i «bru­jei», cioè grossi falò di ster­pi, leg­na e spi­ni, sulle alture e colline attorno ai pae­si, nelle cor­ti, nei campi, nelle piazze prin­ci­pali ed in ogni con­tra­da. Per i con­ta­di­ni il «bru­jel» ave­va il sig­ni­fi­ca­to di illu­minare ed indi­care la stra­da alla Sacra Famiglia nel­la sua fuga in Egit­to, men­tre le braci del falò dove­vano servire alla Madon­na per asci­u­gare i pan­ni del Bam­binel­lo. In realtà queste moti­vazioni sono state for­nite dal­la tradizione cris­tiana, in quan­to il «bru­jel» è un rito la cui orig­ine è pagana e si perde nel­la notte dei tempi.Vuole la tradizione, infat­ti , che il «bru­jel» servisse da buon aus­pi­cio per la o per i rac­colti dell’anno appe­na inizia­to: infat­ti soll­e­van­do le braci con una for­ca, sca­turi­vano innu­merevoli scin­tille, ognuna delle quali rap­p­re­sen­ta­va un grap­po­lo d’uva o una spi­ga di fru­men­to. Per tornare a Cavaion, nel­la set­ti­mana prece­dente la fes­ta, tra i gio­vani delle varie con­trade e cor­ti vi era una gara nel rac­cogliere la mag­gior quan­tità di ster­pi e spi­ni per far più alta la cat­a­s­ta di leg­na e per far durare più a lun­go il «bru­jel». Sul­la som­mità del­la cat­a­s­ta veni­va pos­to poi un fan­toc­cio di strac­ci ed abiti usati, la «vècia» che rap­p­re­sen­ta­va l’anno vec­chio e la mala­sorte da bru­cia­re. La sera dell’Epifania gli abi­tan­ti delle con­trade di Vil­la, Casette, Pel­liz­zara, Piaz­zo­la, Con­trà di Mez­zo, Cav­alline, Poz­zo, Caor­sa, Incaf­fi si rac­coglievano attorno ai fuochi a cantare in alle­gria beven­do nuo­vo, così come i con­ta­di­ni che abita­vano case e cor­ti sparse. E se «l’Epifania tute le feste la por­ta via», in realtà era anche l’inizio del che da questo giorno avrebbe «imper­a­to» fino alla quaresima.

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