Polemica sull’apertura del tunnel Adige-Garda: il consigliere desenzanese Polloni (Lega) denuncia. «Danni gravissimi: tutti sapevano, nessuno s’è mosso»

«Un disastro ambientale»

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Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

«E’ un dis­as­tro, un dan­no ambi­en­tale gravis­si­mo per il . Io ho prova­to a dare l’allarme pri­ma che fos­se tar­di, ma nes­suno mi ha dato ret­ta». Lo sfo­go è di Rino Pol­loni, con­sigliere comu­nale leghista di Desen­zano, e il «dis­as­tro» di cui par­la è sto­ria di questi giorni. Ven­erdì scor­so, quan­do l’Adige in piena minac­cia­va di eson­dare, è sta­ta aper­ta la gal­le­ria sot­ter­ranea che col­le­ga il fiume al lago. Cinque mil­ioni di metri cubi d’acqua gela­ta (medi­a­mente 10 gra­di più fred­da di quel­la del lago) sono entrati nel Gar­da. Le pos­si­bili con­seguen­ze sono gravi per il cli­ma e per la fau­na: umid­ità, fos­chia, strage di pesci e di flo­ra acquat­i­ca. Un ris­chio che ha indot­to Pol­loni ad andare al Com­mis­sari­a­to di Polizia, a sporg­ere denun­cia per «dan­no ambi­en­tale grave e dis­as­tro doloso». In par­ti­co­lare, Pol­loni pun­ta l’indice sui respon­s­abili del Servi­zo opere idrauliche del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to, che avreb­bero mate­rial­mente fat­to aprire la gal­le­ria Adi­ge-Gar­da. A indignare l’esponente leghista, però, è sta­ta anche l’indifferenza da lui incon­tra­ta da parte delle autorità locali. «Allar­ma­to dal liv­el­lo di cresci­ta dell’Adige — rac­con­ta Pol­loni -, ho invi­a­to dei fax urgen­ti alle seguen­ti autorità: il 10 novem­bre (con il liv­el­lo del lago a » 145 cm) al Pres­i­dente del­la , Ade­lio Zanel­li; il 14 novem­bre (liv­el­lo lago a » 151 cm) ai pres­i­den­ti del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to e del Mag­is­tra­to delle acque di Venezia; il 15 novem­bre (lago a » 155 cm), al pres­i­dente del­la Provin­cia di Bres­cia Alber­to Cav­al­li. «Chiede­vo la con­vo­cazione — spie­ga Pol­loni — di una com­mis­sione ristret­ta, vis­to che nel grup­po di val­u­tazione che decide in mer­i­to all’apertura del­la gal­le­ria non ci sono rap­p­re­sen­tan­ti dei comu­ni del lago di Gar­da. Purtrop­po nes­suno mi ha rispos­to». Si pote­va fare qual­cosa, insiste il con­sigliere desen­zanese, ma il prob­le­ma è sta­to sot­to­va­l­u­ta­to: nes­suno avrebbe alza­to un dito pur essendo sta­to infor­ma­to di quan­to sta­va per suc­cedere. L’ordine di aprire le paratie del­la gal­le­ria Adi­ge-Gar­da, per le ore 18.00 del 17 novem­bre, sarebbe par­ti­to dal Servizio opere idrauliche del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to. E solo a cose ormai fat­te — sostiene Pol­loni — la cosa è sta­ta comu­ni­ca­ta al Mag­is­tra­to delle acque. E’ su questo che la denun­cia del con­sigliere comu­nale chiede chiarez­za. Sec­on­do l’esposto pre­sen­ta­to al Com­mis­sari­a­to di Polizia, nel quale si ipo­tiz­zano i reati di dis­as­tro doloso e di dan­no ambi­en­tale grave, il pun­to sarebbe pro­prio questo: chi ha dato l’ordine di river­sare nel lago l’acqua del fiume, non avrebbe avu­to l’autorità per far­lo. Sia così oppure no, si è las­ci­a­to il piu grande lago d’Italia, con il suo ines­tima­bile pat­ri­mo­nio ambi­en­tale, in balìa degli even­ti. Even­ti di non trascur­abile grav­ità: «E’ da sapere — spie­ga anco­ra Pol­loni — che un cen­timetro dei liv­el­li del Gar­da equiv­ale a 3 mil­ioni 680 mila metri cubi d’acqua. Il giorno in cui sono state aperte le paratie, il lago era a » 167, men­tre oggi è a » 175: sono entrati mil­ioni di metri cubi d’acqua da un fiume inquina­to e più fred­do di cir­ca 10 gra­di. E’ un dis­as­tro di cui pagher­e­mo le con­seguen­ze per anni, a liv­el­lo cli­mati­co e fau­nis­ti­co. Se qual­cuno si fos­se pre­oc­cu­pa­to pri­ma, forse pote­va­mo evi­tar­lo». Valenti­no Rodolfi

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