Presentato a Maderno il rapporto dei maggiori gruppi ambientalisti gardesani. Sarà inviato anche ai ministri
Le associazioni: «Paesaggio saccheggiato. Intervenga il Governo»

Un dossier contro il cemento

22/05/2007 in Territorio
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Più di un centi­naio le per­sone che l’altroieri han­no parte­ci­pa­to alla cam­mi­na­ta eco­log­i­ca sul­la fas­cia col­linare sopra Mader­no, orga­niz­za­ta da Italia Nos­tra, Legam­bi­ente, Comi­ta­to per il par­co delle colline moreniche, La roverella.L’obiettivo: ver­i­fi­care le bellezze dei luoghi e dei pae­sag­gi dai «bal­coni» che si aprono sul lago e, al tem­po stes­so, la dev­as­tazione causa­ta dalle colate di cemen­to degli ulti­mi anni.La passeg­gia­ta è inizia­ta dal parcheg­gio adi­a­cente al cen­tro sociale di Macli­no. Al ter­mine è sta­to pre­sen­ta­to alla stam­pa il dossier «Gar­da da salvare».Il doc­u­men­to, che con­tiene ritagli di arti­coli e una serie di pro­poste, ver­rà invi­a­to al min­istro dell’Ambiente, Alfon­so Pec­o­raro Scanio, e a quel­lo per i Beni e le attiv­ità cul­tur­ali, Francesco Rutel­li, alla Giun­ta e al con­siglio regionale del­la Lom­bar­dia, a Wwf, Tour­ing club ital­iano, Cai, , eccetera.«Da alcu­ni anni — sot­to­lin­ea il dossier — anche a segui­to delle vicende eco­nomiche sti­amo assis­ten­do a una incon­teni­bile polit­i­ca di spec­u­lazione edilizia, che si dif­feren­zia dal pas­sato per la par­ti­co­lare dis­sennatez­za. Si costru­isce ovunque, con qual­si­asi cos­to: sui bor­di di grande frane, addirit­tura a tre metri dal bara­tro, su cigli peri­colan­ti, a pochi metri dal lago, in zone palu­dose, in bel­la vista (squar­ci si vedono sia dal­la spon­da bres­ciana che dal­la veronese), su col­li e dos­si, lun­go i torrenti».Non man­cano gli esem­pi locali. «Il Piano rego­la­tore di Toscolano Mader­no, adot­ta­to nel 2000 e approva­to nel 2005, prevede­va un aumen­to di popo­lazione di 1500–1800 unità (pre­vi­sione total­mente infon­da­ta, non suf­fra­ga­ta da alcunchè) e una nuo­va vol­ume­tria di 350 mila metri cubi, ai quali ne van­no aggiun­ti 50mila per ulte­ri­ori vari­anti, le lot­tiz­zazioni prove­ni­en­ti dai prece­den­ti stru­men­ti urban­is­ti­ci, gli ampli­a­men­ti con­sen­ti­ti dal­la legge regionale sui sot­totet­ti (applic­a­bile anche a costruzioni appe­na real­iz­zate). Anche per il futuro non sem­bra che le cose pos­sano miglio­rare. Il Piano di gov­er­no del ter­ri­to­rio a cui sta lavo­ran­do l’Amministrazione di Salò promette già, solo per l’area del­la fonte Tavina, 80 mila mc res­i­den­ziali e 20 mila alberghieri, oltre al decen­tra­men­to di aziende storiche, a cinque gran­di hotel, eccetera».I vin­coli nor­ma­tivi ci sono, di tut­ti i tipi: sis­mi­co, ambi­en­tale, pae­sag­gis­ti­co, idro­ge­o­logi­co. «Ma assomigliano — scrivono gli ambi­en­tal­isti — alle gride man­zo­ni­ane. Di fat­to non impedis­cono nul­la, se il costrut­tore è potente e deter­mi­na­to. Inoltre la qual­ità architet­ton­i­ca degli edi­fi­ci è pes­si­ma. Si persegue lo stile delle per­iferie met­ro­pol­i­tane e dei cen­tri com­mer­ciali. E lo svilup­po del tur­is­mo di fine set­ti­mana, dei res­i­dence, delle sec­onde e terze case minac­cia il tur­is­mo vero. Non bas­tasse, la costante pri­va­tiz­zazione delle sponde, a volte a canoni irrisori, favorita dal­la del­e­ga delle fun­zioni agli enti locali, fa a pug­ni col dirit­to dei cit­ta­di­ni a usufruire di una risor­sa di tutti».Queste le pro­poste avan­zate dalle asso­ci­azioni ambi­en­tal­iste. A liv­el­lo nazionale «poten­ziare e finanziare la Soprint­en­den­za da parte dei min­is­teri; creare un pool spe­cial­iz­za­to del­la Procu­ra per i reati edilizi e ambi­en­tali, in con­tat­to con la Dia; bloc­care tut­ta l’edificazione spec­u­la­ti­va, come fat­to per la val d’Orcia; mon­i­torare i pat­ri­moni degli ammin­is­tra­tori locali; creare il par­co nazionale dei laghi del Nord Italia».A liv­el­lo regionale «ver­i­fi­care in modo per­ma­nente (da parte di un ente ester­no) le pratiche urban­is­tiche in tut­ti i comu­ni, a sorteg­gio; mod­i­fi­care o abrog­a­re la legge sui sot­totet­ti; impedire la pre­sen­za di tec­ni­ci e impren­di­tori del set­tore nelle com­mis­sioni edilizie; ampli­are i poteri dei con­sigli comu­nali in mate­ria, riducen­do quel­li del­la giun­ta e del sin­da­co; svin­co­lare la ges­tione del Par­co dal­la Comu­nità mon­tana e dalle ammin­is­trazioni munic­i­pali; creare un comi­ta­to del­la asso­ci­azioni per inizia­tive giudiziarie a tutela del ter­ri­to­rio». Sono le strate­gie del­la guer­ra con­tro il cemen­to.

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