La Guardia costiera tira le somme dell’attività: in primo piano i soccorsi prestati durante la bufera del 31 agosto. «Il lago? Capriccioso come una bella signora». Nuova mappa della costa

«Un encomio agli eroi del Gorla»

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Gli uomi­ni del­la Guardia costiera han­no pre­sen­ta­to il bilan­cio del­la loro attiv­ità nel cor­so di una ser­a­ta svoltasi all’ho­tel Bogli­a­co di Gargnano, dove han­no la loro base: 136 uscite, 3775 miglia per­corse (cir­ca 7500 chilometri), 252 per­sone soc­corse nel peri­o­do 1 giug­no — 30 set­tem­bre (123 han­no avu­to bisog­no di assis­ten­za san­i­taria). «Non era mai cap­i­ta­to di dover inter­venire in un modo così mas­s­ic­cio», sot­to­lin­ea Mar­co Ravanel­li, il coman­dante del­la motovedet­ta, che ora tornerà sul­l’Adri­ati­co, nei cantieri di Adria, per le nec­es­sarie manuten­zioni. Si dirigerà infat­ti ver­so Peschiera, dove sarà car­i­ca­ta su un autotreno. Scor­ta­ta dal­la Polizia stradale, ripren­derà la stra­da di casa, per­cor­ren­do statali dis­coste, prive di cav­al­cavia e con un’ampiez­za suf­fi­ciente. «Nel 2004 — scherza il coman­dante di fre­ga­ta Andrea Del­la Luna, giun­to da Venezia per la cer­i­mo­nia di com­mi­a­to — non vor­rem­mo più venire: trop­po lavoro, trop­po stress. Il lago mi ha stupi­to per­chè è capric­cioso come una bel­la sig­no­ra. Cer­to che avere a dis­po­sizione due motovedette, anzichè una, con­sen­tirebbe di miglio­rare ulte­ri­or­mente gli inter­ven­ti. Gli… autoc­toni ci han­no accolto benevol­mente, e i ragazzi si sono trovati così bene che adesso non vor­reb­bero più andarsene. Però las­ci­ateme­lo dire: io sono fiero del loro com­por­ta­men­to». La gior­na­ta di fuo­co? Il 31 agos­to, con il nubifra­gio scate­natosi sul , e ben 75 velisti in acqua. Il repenti­no cam­bi­a­men­to delle con­dizioni cli­matiche e la neb­u­liz­zazione delle onde han­no rischi­a­to di trasfor­mare la gara in una trage­dia. La Guardia costiera, i Volon­tari, la Finan­za, la Polizia e i sono rius­ci­ti a trarre in sal­vo tut­ti. «Ed è per lo spir­i­to di abne­gazione dimostra­to che noi pro­por­re­mo l’e­quipag­gio per un encomio solenne e l’at­tribuzione del­la medaglia al val­ore civile — annun­cia Pino Mongiel­lo, il pres­i­dente del­la -. In ques­ta e in altre cir­costanze han­no davvero rischi­a­to la vita». Un’idea con­di­visa da Rinal­do Argen­tieri, capo di gabi­net­to del­la Prefet­tura, che ha sos­ti­tu­ito Anna­maria Can­cel­lieri (in vacan­za). «Un’es­tate eccezionale, per i liv­el­li del lago (mai sce­so tan­to in bas­so) e l’im­peg­no pro­fu­so — aggiunge Alber­to Cav­al­li, pres­i­dente del­l’Am­min­is­trazione provin­ciale -. La sicurez­za è una delle mis­sioni su bisogna inve­stire». E, riv­olto ai mari­nai: «Voi rap­p­re­sen­tate un esem­pio di pro­fes­sion­al­ità, deter­mi­nazione e cor­dial­ità». «Il nos­tro — riprende Mongiel­lo — è l’u­ni­co lago ad ospitare questo servizio. I nove uomi­ni, sud­di­visi in pat­tuglie, sono pron­ti 24 ore su 24. Sen­za dimen­ti­care l’in­tera rete di soc­cor­so, del­la quale fan­no parte anche altri cor­pi. Tut­ti assieme for­mano un’ec­cel­lente sin­er­gia. E ora non si dica che c’è abbon­dan­za». «Due le novità — spie­ga Pier­lu­cio Cere­sa, seg­re­tario gen­erale del­la Comu­nità, che ogni anno si fa parte dili­gente per con­vin­cere il Min­is­tero dei trasporti a spedire la motovedet­ta -. La pri­ma riguar­da il coor­di­na­men­to con il 118 di Bres­cia, Verona e Tren­to, che ha mes­so a dis­po­sizione un medico e un infer­miere per pot­er soc­cor­rere i più gravi. La sec­on­da si riferisce invece alla map­patu­ra dei pun­ti a ris­chio. «Approf­ittan­do del calo dei liv­el­li (oggi siamo a più 11, con un deflus­so a Peschiera di appe­na 13 metri cubi, suf­fi­ci­en­ti per evitare la moria di pesci nel Min­cio e nei canali), sono sta­ti indi­vid­uati gli scogli affio­ran­ti, le sec­che, le seg­nalazioni lumi­nose esisten­ti e quelle non fun­zio­nan­ti, ecc. Entro un mese il geol­o­go Piero Fiac­caven­to pre­sen­terà la ricer­ca effet­tua­ta». Gino Tosi, del 118 di Bres­cia, affib­bia un’al­tra medaglia sul pet­to dei mari­nai. «Molti sostenevano che non era pos­si­bile effet­tuare la defib­ril­lazione di un infar­tu­a­to sul­la motovedet­ta — ram­men­ta -. Ebbene, abbi­amo dimostra­to di essere capaci di far­lo, con buoni risul­tati. Io cre­do che i mari­nai siano diven­tati anche dei bravi infer­mieri, impara­n­do le nozioni più impor­tan­ti del­l’as­sis­ten­za san­i­taria nei casi di emer­gen­za». «E’ vero, ci siamo arric­chi­ti — con­clude Ravanel­li -. Abbi­amo impara­to a immo­bi­liz­zare una per­sona e a sta­bi­liz­zarla. Ma siamo rimasti sor­pre­si anche dal­la rapid­ità di arri­vo del­l’eli­cot­tero. Sul­l’Adri­ati­co spes­so bisogna tele­fonare duemi­la volte, qui bas­ta un colpo».