Ieri è stato coperto quasi tutto il bacino

Un Garda inconsueto immerso nella nebbia

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Era un Gar­da diver­so quel­lo che ieri…non si vede­va. Stu­den­ti e lavo­ra­tori che scen­de­vano da Tig­nale o Tremo­sine, ma anche dall’entroterra gargnanese o di Toscolano e, anco­ra più a sud, di Gar­done, al pos­to del blu dell’acqua han­no potu­to osser­vare un gri­gio plumbeo. La fas­cia di neb­bia sali­va dal liv­el­lo del lago fino a poco più di 300 metri di altez­za. Sopra, il sole inon­da­va le colli­nee. Sot­to l’umidità met­te­va tris­tez­za. Non è una novità, e per averne con­fer­ma bas­ta par­lare con qualche pesca­tore, che ricor­da episo­di sim­ili in anni lon­tani, quan­do lo stes­so fenom­e­no si ripro­pone­va cicli­ca­mente. Però, una gior­na­ta gri­gia come quel­la di ieri i garde­sani non la sop­por­ta­vano da tem­po. Non ha fat­to eccezione Limone: dal Munici­pio si sten­ta­va a vedere il lago, lì di fronte. Ma anche par­lan­do del­la parte più set­ten­tri­onale del Bena­co, non si può dire che la neb­bia sia una novità asso­lu­ta. A dimostrar­lo gli annali delle cronache sportive offer­ti da Domeni­co Fava, ricer­ca­tore e appas­sion­a­to di sto­ria locale. Si ripor­tano episo­di che, quan­do accad­dero, fecero scal­pore. L’11 mar­zo del ’90, i gio­ca­tori del­la Limonese e del­lo Storo rien­trarono negli spoglia­toi del Cen­tro polisporti­vo di Limone, dopo che l’arbitro ave­va accer­ta­to con i cap­i­tani che non si indi­vid­u­a­vano con­tem­po­ranea­mente le due porte. Par­ti­ta sospe­sa per neb­bia, dunque, a 20 metri dal lago. E pri­ma anco­ra, nel cam­pi­ona­to 84/85, Bena­cense e Son­drio furono costrette a tornare a casa a metà incon­tro: si gio­ca­va a Riva.

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