Ce l'hanno un pensiero grigio, i vigili del fuoco di Castiglione. E forse, è qualcosa di più di un pensiero. E' un magone.

«Un lavoro fatto di fiducia: chi se ne va lascia un vuoto»

Di Luca Delpozzo

Ce l’han­no un pen­siero gri­gio, i vig­ili del fuo­co di Cas­tiglione. E forse, è qual­cosa di più di un pen­siero. E’ un magone. E si chia­ma turn over. Nor­male, ovvio, come in qual­si­asi altra azienda.Un dirit­to intoc­ca­bile che appar­tiene ad ogni lavo­ra­tore, quel­lo di chiedere il trasfer­i­men­to per avvic­i­nar­si a casa, alla famiglia. Lo san­no bene, «è un dirit­to sacrosan­to», però ad ogni vig­ile che se ne va dopo un po’ di anni cor­risponde un gran magone per quel­li che restano. Per­ché con ogni divisa che parte van­no in fumo com­plic­ità, ami­cizia, abi­tu­di­ni. Fidu­cia, soprat­tut­to. «Il nos­tro è un lavoro basato innanz­i­tut­to sul­la fidu­cia, che si svilup­pa, ovvi­a­mente, quan­do impari a conoscere una per­sona- spie­ga Dario Cobel­li, il caporepar­to del turno gior­naliero- Su ogni inter­ven­to non solo il caposquadra, ma anche tut­ti gli altri devono sapere esat­ta­mente cosa farà ognuno, come si muoverà. Ognuno deve pot­er­si fidare, in sostan­za. E questo avviene dopo un po’ che si lavo­ra insieme». Fino a quan­do le per­sone non se ne van­no. «E’ inevitabile- con­tin­ua Cobel­li- d’al­tra parte molte per­sone ven­gono dal Sud, per­ché qui c’è mol­ta più offer­ta di lavoro, e dopo un po’ vogliono tornarci».E quel­li che se ne van­no sono tan­ti: «Ormai di orig­i­nari del­la zona qui siamo in pochi. Ma ci tro­vi­amo benis­si­mo con tutti».