Si rinnova un’iniziativa di valorizzazione culturale con la regìa della Fondazione fortemente voluta da Raffaele Cominelli. Angoli e scorci più caratteristici del borgo ospitano celebri passi letterari sul tema del «credere»

Un libro aperto: Cisano si «veste» di poesia

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Cisano, splen­di­da frazione di San Felice sit­u­a­ta sopra il gol­fo di Salò, pre­sen­ta­ta come un libro da leg­gere e da sfogliare, passeg­gian­do tra le case. Nei pun­ti più carat­ter­is­ti­ci sono sta­ti col­lo­cati una serie di espos­i­tori, alcu­ni a ste­lo, altri a muro. Con­tengono brani, poe­sie e rif­les­sioni, che ven­gono cam­bi­ate ogni sei mesi. Il tema con­dut­tore del­l’in­ver­no è il «Credere». Si com­in­cia con la «Let­tera» di Fran­co For­ti­ni («Padre, i tuoi gesti sono aria nel­l’aria, come le mie parole ven­to nel ven­to. Ti han­no spoglia­to, tra­di­to, umil­ia­to, nes­suno t’ha guarda­to per aiu­tar­ti»). E poi «Dagli occhi di un bam­bi­no» di Alex­is Diaz Pimien­ta («Dagli occhi di un bam­bi­no decol­lano gli aero­plani. Solo la sua mer­av­iglia li mantiene sospe­si, la sua pic­co­la mano li fa alzare, il suo cuore li muove e li allon­tana»), «Dal­l’im­mag­ine tesa» di Clemente Reb­o­ra («Fra quat­tro mura, stu­pe­fat­ta di spazio, più che un deser­to, non aspet­to nes­suno. Ma deve venire, ver­rà, se resis­to, a sboc­cia­re non vis­to, ver­rà d’im­provvi­so, quan­do meno l’avver­to»), «Alla nuo­va luna» di Sal­va­tore Qua­si­mo­do, «Sono una pag­i­na per la tua pen­na» di Mari­na Cve­tae­va, «Il divi­no» di Johann Wolf­gang Goethe, «Pri­ma di andarmene» di Naz­im Hik­met. E anco­ra: «Sem­pre nuo­va è l’al­ba» di Roc­co Scotel­laro («Nei sen­tieri non si tor­na indi­etro, altre ali fug­gi­ran­no dalle paglie del­la cova, per­chè lun­go il perire dei tem­pi, l’al­ba è nuo­va»), «Vola alta, paro­la» di Mario Luzi, «La madre» di Giuseppe Ungaret­ti, «Plinio» di Pri­mo Levi («Gli anni che m’han­no incur­va­to non sono pas­sati invano. Tornerò presto, cer­to, con­ced­i­mi solo il tem­po. Di traghettare, osser­vare i fenomeni e ritornare. Tan­to ch’io pos­sa domani trarne un capi­to­lo nuo­vo»), «Apo­teosi» di Orazio, «Non ver­re­mo alla meta» di Paul Elu­ard. Brani sig­ni­fica­tivi posti in espos­i­tori leg­geri e traspar­en­ti, nel­la sper­an­za che qual­cuno, pas­san­do, resti col­pi­to da una metafo­ra o da un mes­sag­gio, sen­z’al­tro più pos­i­ti­vo di quel­li invaden­ti del­la pub­blic­ità. Una sper­an­za affi­da­ta alle parole che escono da una o da una can­zone, e cam­mi­nano per stra­da. Un’­op­er­azione di pro­mozione del­la let­tura e un’of­fer­ta di emozioni, che si aggiun­gono a quelle trasmesse dal luo­go. Un’oc­ca­sione deg­na di inter­esse per col­oro che inten­dono trascor­rere un fine set­ti­mana par­ti­co­lare, asso­cian­do a una gita sul le sug­ges­tioni di un per­cor­so ined­i­to. Nel­l’es­tate 2003 si è inizia­to con la percezione del pae­sag­gio (il «Merig­gia­re pal­li­do e assor­to» di Mon­tale, la «Vastità di pini» di Neru­da, le «Emozioni» di Lucio Bat­tisti, «Il vec­chio e il bam­bi­no» di Guc­ci­ni e altre). Nel­l’in­ver­no scor­so ecco il tema del viag­gio, da Bob Dylan a Dante, da Emi­ly Dick­in­son («non esiste un vas­cel­lo veloce come un libro per portar­ci in terre lon­tane») a Charles Baude­laire. Quest’estate spazio alle poe­sie dei ragazzi delle scuole di S.Felice («Fuo­co», «Aria», «Rus­cel­lo»), com­po­sizioni sem­pli­ci, fres­che, spon­ta­nee. L’inizia­ti­va è nata dal deside­rio di carat­ter­iz­zare l’abi­ta­to di Cisano e, al tem­po stes­so, ren­dere più man­i­fes­ta la pre­sen­za del­la Fon­dazione volu­ta da Raf­faele Cominel­li che, alla morte, ha las­ci­a­to le sue pro­pri­età immo­bil­iari con l’o­bi­et­ti­vo di val­oriz­zare il mon­do del­la let­ter­atu­ra e risco­prire le tradizioni agri­cole. «Il nos­tro — dice il vicepres­i­dente del­la Fon­dazione, Vit­to­rio Flo­ri­oli — è tem­po di incertezze, insta­bil­ità e con­tinui muta­men­ti. Tem­po in cui risul­tano labili talu­ni rifer­i­men­ti che era­no capisal­di esisten­ziali, e l’uo­mo sem­bra più povero di val­ori. Sot­to cer­ti aspet­ti, credere è sinon­i­mo di sognare, ma è fon­da­men­tale per non perder­si. Ed è il tema scel­to per il ciclo inver­nale del nos­tro borgo-libro».

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