Sabato in sala conferenze dell’edificio la presentazione a cura della Francesco Fontana. La storia e i restauri del monumento con disegni originali e foto

Un libro racconta la Dogana veneta

30/03/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Nuo­va opera edi­to­ri­ale dell’associazione cul­tur­ale Francesco Fontana, in occa­sione del restau­ro con­ser­v­a­ti­vo del­la . Un con­cen­tra­to di ricerche cura­to da due illus­tri stu­diosi, Ste­fano Lodi e Gian Maria Varani­ni, che in oltre 140 pagine rac­con­ta uno spac­ca­to del­la sto­ria gardesana.Il libro, appe­na stam­pa­to, ver­rà pre­sen­ta­to saba­to alle 17 nel cen­tro con­veg­ni del­la Dogana Vene­ta. È edi­to per i tipi di Cierre Edi­zioni di Som­macam­pagna; all’edizione han­no con­tribuito, oltre ai cura­tori Lodi e Varani­ni, anche Giu­liano Sala, Mas­si­mo Zan­ca, Marizio Zan­gari­ni, Maria Grazia Martel­let­to, Mas­si­mo Man­nuc­ci, Olivia Pig­natel­li, i quali han­no ricostru­ito la sto­ria di questo mon­u­men­to uni­co. Va anche seg­nala­ta la vera ani­ma di questo impor­tante lavoro: Ser­gio Mar­coni, che ha segui­to tutte le fasi del­la real­iz­zazione dell’opera con pazien­za e passione.Gian Maria Varani­ni e Giu­liano Sala aprono il vol­ume con la pre­sen­tazione del­la Dogana nel suo con­testo stori­co: «Guer­ra, pace e con­tra­b­ban­do sul lago di Gar­da tra sig­no­ria scalig­era e sta­to regionale (sec­oli XIV-XVI)». L’obiettivo di queste note è teso ad appro­fondire il prob­le­ma del con­trol­lo mil­itare eserci­ta­to sul lago, con mezzi navali, dai poteri che gov­ernarono Verona e il suo dis­tret­to nel tar­do medioevo.La sto­ria e le fun­zioni del­la Dogana Vene­ta sono descritte da Ste­fano Lodi, Mas­si­mo Zan­ca e Mau­r­izio Zan­gari­ni. I testi sono corre­dati da dis­eg­ni del tem­po, carte, piante del monumento.Una par­ti­co­lare atten­zione è ded­i­ca­ta al proces­so di restau­ro dell’edificio, dura­to cir­ca cnque anni fra stu­dio, prog­et­tazione e realizzazione.Maria Grazia Martel­let­to, fun­zionario del­la Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci e per il pae­sag­gio, pone in evi­den­za tut­ti gli inter­ven­ti che sono suc­ce­du­ti sul­la impor­tante strut­tura immo­bil­iare nel cor­so del nove­cen­to. Mas­si­mo Man­nuc­ci, invece, si sof­fer­ma con atten­zione sul­la cop­er­tu­ra del­la dogana, con un’indagine sul­lo sta­to di con­ser­vazione del­la stut­tura lignea. Olivia Pig­natel­li con­clude la fase del restau­ro con la datazione den­dro­crono­log­i­ca delle stut­ture lignee del­la cop­er­tu­ra, risalen­ti al peri­o­do 1364 — 1395.Il libro si chi­ude con un’ impor­tante rasseg­na fotografi­ca rel­a­ti­va a tutte le fasi del restau­ro: mura­ture, fon­dazioni, capri­ate, por­toni, finestre, luci, mer­la­ture, ser­ra­menterie e impianti. «Ci sono edi­fi­ci che da sem­pre svol­go­no un ruo­lo impor­tante nel­la vita sociale, civile, eco­nom­i­ca di una comu­nità», spie­ga il pres­i­dente del­la Francesco Fontana, pro­fes­sore Giulio Rama, «e le pagine di questo libro doc­u­men­tano quan­to la Dogana vene­ta sia sta­ta nel cor­so dei sec­oli un luo­go cen­trale nel­la sto­ria di Lazise, mon­u­men­to che ha saputo svol­gere nelle diverse epoche fun­zioni sig­ni­fica­tive nel­la vita mil­itare, eco­nom­i­ca e sociale del­la nos­tra città».«Il val­ore di un recu­pero architet­ton­i­co che si col­lo­ca nel quadro cul­tur­ale con­tem­po­ra­neo viene ad essere, oggi, par­ti­co­lar­mente esalta­to nel suo con­testo spaziale e nel­la sua cor­nice ambi­en­tale e pae­sag­gis­ti­ca», seg­nala Gian­na Gua­di­ni, soprint­en­dente ai Beni architet­toni­ci di Verona, «ed è il caso di ricor­dare come i gran­di prog­et­ti di ogni epoca siano sta­ti ader­en­ti a scelte e soluzioni affi­ni agli ide­ali di quel medes­i­mo peri­o­do. In tem­pi cor­ren­ti si coglie l’esigenza di col­le­gare il retaruro alla ricuci­tu­ra e al risana­men­to dei gran­di sce­nari dell’achitettura e del­la natu­ra. Alla luce di tali con­sier­azioni risul­ta immeda­to l’apprezzamento e il pub­bli­co rilie­vo che l’intervento sull’ ex dogana assume».«La Dogana vene­ta è l’edificio che più rap­p­re­sen­ta Lazise e la sua sto­ria», dice il sin­da­co Ren­zo Frances­chi­ni, «a dif­feren­za di altre costruzioni come il castel­lo scaligero, con­tin­ua ad avere un ruo­lo eccezionale di con­ti­nu­ità nel­lo svilup­po delle relazioni cul­tur­ali, civili ed eco­nomiche del­la comu­nità lacisiense. Il restau­ro effet­tua­to col­lo­ca il mon­u­men­to in una prospet­ti­va di nuove attiv­ità legate al tur­is­mo con­gres­suale, artis­ti­co-cul­tur­ale, espos­i­ti­vo muse­ale, con­certis­ti­co, pur rima­nen­do pun­to di rifer­i­men­to per le neces­sità di rap­p­re­sen­tan­za civi­ca per l’intera comu­nità di Lazise».

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