Le discese innevate di “Vancouver 2010” vedranno in azione il 19enne Manuel Pietropoli, snowboarder professionista di Lonato del Garda. L’Assessorato allo Sport del comune lonatese sostiene la sua impresa, che sarà trasmessa in diretta su Sky alle ore 22.10, il prossimo 17 febbraio.

Un lonatese alle olimpiadi

13/02/2010 in Sport
Di Luca Delpozzo

 Tut­to è pron­to a “Casa Italia” per seguire la XXI edi­zione dei Giochi olimpi­ci inver­nali in Cana­da. Anche l’Assessorato allo Sport di Lona­to del Gar­da, guida­to da Ettore Pran­di­ni, sarà in prim fila per sostenere il “suo” atle­ta a Van­cou­ver. Il lonatese Manuel Pietropoli, classe 1990, da cir­ca un mese si tro­va in Cana­da. Il gio­vane snow­board­er pro­fes­sion­ista ha sostenu­to nei giorni scor­si un paio di gare “prepara­to­rie” «per testare la sua for­ma fisi­ca, in atte­sa del gran giorno». La sua gara sarà mer­coledì 17 feb­braio.  Tut­ta Lona­to del Gar­da parte­ci­pa sim­boli­ca­mente all’impresa di Manuel e sogna con lui.  Oggi Manuel è un atle­ta alle Olimpia­di. Domani spera di fare l’allenatore e regalare ad altri ragazzi le sue espe­rien­ze. Spir­i­toso e spiglia­to, è un gio­vane sem­plice e pieno di ener­gia.  Nel 2009 ha parte­ci­pa­to a tutte le gare del­la Cop­pa del Mon­do per rius­cire a clas­si­fi­car­si a queste Olimpia­di inver­nali. Ha fat­to la sua pri­ma apparizione in un even­to olimpi­co, a Tori­no 2006, a soli 16 anni: «Ero il più pic­co­lo di tut­ti e un po’ lo sen­ti­vo», rac­con­ta l’atleta lonatese che non risparmia record all’altezza dei più leggen­dari snow­board­er.  Tra un allena­men­to e l’altro, Manuel ha con­ces­so ques­ta inter­vista all’Assessorato allo Sport del suo comune.  — Cosa si pro­va a essere “den­tro” le Olimpia­di?  «È un’emozione inde­scriv­i­bile, il fat­to di essere qui a com­petere per il risul­ta­to più impor­tante nel­la car­ri­era di un atle­ta… È pro­prio una bel­la sod­dis­fazione!». — Più illu­sioni o certezze in “Van­cou­ver 2010”?  «Spero di avere certezze. So di essere in otti­ma for­ma, ora, e il mio liv­el­lo di rid­ing è all’altezza per ques­ta gara. Spero di azzec­ca­re la gior­na­ta gius­ta, per­ché purtrop­po si sa che, in questi sport, entra­no in gio­co mille fat­tori. Non è come stare su una moto che può andare veloce o meno». — Da dove si parte, per arrivare a saltare come te?  «Si parte da zero, come in ogni cosa. Con molti sforzi e tan­to impeg­no si può arrivare dove sono io ora, e anche di più…». — Cosa si pro­va a volare così in alto?  «È un’emozione uni­ca! Ogni vol­ta che vai in alto, l’adrenalina aumen­ta in con­tin­u­azione e, più lei sale, più tu sei moti­va­to a super­are i tuoi lim­i­ti». — Come ti alleni, soli­ta­mente?  «La mag­gior parte dei miei allena­men­ti sono pro­prio sul­la neve. Comunque, quan­do sono a casa, vado a cor­rere e fac­cio palestra per man­tenere in allena­men­to il mio fisi­co». — Da snow­board­er esper­to: come ci si com­por­ta in uno snow­park?  «Nelle strut­ture ded­i­cate a noi snow­board­er esistono delle regole da rispettare: la prece­den­za nell’entrata in half­pipe oppure i tem­pi d’attesa per fare un salto su una strut­tura appe­na uti­liz­za­ta da un altro atle­ta, per esem­pio. Mai dimen­ti­care le pro­tezioni…». — La tua famiglia ti accom­pa­gna a Van­cou­ver?  «Sì, mi rag­giunger­an­no i miei famil­iari e la mia ragaz­za. Sono con­tento che vengano a ved­er­mi, e sono felice che credano così tan­to in me. Spero di fare un otti­mo rega­lo di com­plean­no a mio papa, che com­pie gli anni pro­prio il giorno del­la mia gara». — Come Shaun White, anche tu hai sem­pre la famiglia accan­to…  «Ho un bel­lis­si­mo rap­por­to con la mia famiglia, che mi ha trasmes­so la pas­sione per lo snow­board e la mon­tagna. Ai miei gen­i­tori non è mai pesato por­tar­mi in giro per gare in tut­ti questi anni. Ma ora che sono mag­giorenne mi piace saltare in auto con gli altri atleti e cor­rere alle gare. Fuori dal­la com­pe­tizione siamo tut­ti ami­ci: si parte insieme e si tor­na più ami­ci di pri­ma». — Quan­do hai inizia­to a fare snow­board?  «All’età di due anni e mez­zo già sci­a­vo e, ver­so i sette anni, mio padre, appas­sion­a­to di snow, mi ha mes­so sul­la tavola: è sta­to amore a pri­ma vista! A dieci anni, ho com­in­ci­a­to a fare le prime gare ama­to­ri­ali: ero sem­pre cir­conda­to da ragazz­i­ni più gran­di di me, eppure rius­ci­vo a bat­ter­li! Anco­ra oggi, sono spes­so tra gli atleti più gio­vani. Solo che ora i “ragazz­i­ni più gran­di” sono i rid­er più for­ti al mon­do, come Kevin Pearce, Ris­to Mat­ti­la e Anti Aut­ti». — La tua pri­ma tavola, te la ricor­di?  «Sì, me la ricor­do come fos­se ora. Era più o meno lun­ga un metro, rossa, con dis­eg­na­to sot­to un coltelli­no svizze­ro, con attac­chi hard e scar­poni da sci. Mi ricor­do bene quel­la tavola, per­ché mio papa ave­va fat­to una fat­i­ca assur­da a trovar­mi uno snow­board del­la mia misura, vis­to che allo­ra non era uno sport così conosci­u­to». — Come pas­si il tuo tem­po libero?  «Vado in giro, come un qual­si­asi ragaz­zo del­la mia età. Con la morosa o con gli ami­ci, a diver­tir­mi in Cit­tadel­la a Lona­to, tra par­tite a bil­iar­do e pin­canel­lo». — Quali sono i tuoi prog­et­ti futuri?  «Sicu­ra­mente con­tin­uerò a fare l’atleta per molto tem­po anco­ra. E, quan­do com­in­cerò a met­tere la tes­ta a pos­to e pen­sare di più al ris­chio che c’è nel fare cer­ti salti, allo­ra cam­bierò mestiere… Vor­rei tan­to diventare un allena­tore, pren­dere dei ragazzi e por­tar­li in giro per il mon­do ad allenar­si e fare gare, un po’ quel­lo che sta facen­do Rober­to More­si con me». — Rac­con­taci del tuo mis­ter, l’allenatore del­la Nazionale.  «Il miti­co Rober­to More­si mi ha inseg­na­to la mag­gior parte dei trick (le evoluzioni tipiche di questo sport, ndr) che so fare ora. Mi segue in tut­to: mi inseg­na la tec­ni­ca in ogni trick… e soprat­tut­to mi ha inseg­na­to a non arren­der­mi mai. Ogni vol­ta che non riesco a chi­ud­ere una manovra mi dà la forza per con­tin­uare a provar­la finché non sto in pie­di».  — E la scuo­la come va?  «La scuo­la è un bel tas­to dolente, purtrop­po. Come tito­lo di stu­dio ho la terza media. Mi sono iscrit­to all’Istituto Alberghiero di Desen­zano ma già dall’inizio sape­vo che non pote­va fun­zionare. Infat­ti, sono sem­pre in giro per il mon­do, tra allena­men­ti e gare, e 50 giorni di assen­za per me non sono abbas­tan­za. Ammet­to anche di non essere mai sta­to un amante dei lib­ri. Mi sono iscrit­to a una scuo­la pri­va­ta d’inglese e ho fat­to 4 anni di ques­ta, vis­to che sono sem­pre in giro per il mon­do e l’inglese è fon­da­men­tale per la mia professione».