Nuovi alloggi protetti: commissari al lavoro. No alla «Gasia», meglio l’area della Casa di riposo

Un nuovo progetto della Giunta

05/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

A Salò è sta­ta nom­i­na­ta una com­mis­sione for­ma­ta da una quindic­i­na di per­sone (un paio di asses­sori, due esper­ti, i capi­grup­po dei par­ti­ti, ecc.) per risol­vere il nodo rel­a­ti­vo alla costruzione di un edi­fi­cio ris­er­va­to agli anziani. La prece­dente ammin­is­trazione di cen­trosin­is­tra ave­va acquisi­to un ter­reno in local­ità Gasia, tra il quartiere del Muro e la stra­da Panoram­i­ca, con l’in­ten­zione di real­iz­zare un fab­bri­ca­to da des­tinare agli auto­suf­fi­ci­en­ti. La mag­gio­ran­za attuale, di cen­tro-destra, ha invece sug­ger­i­to una soluzione dif­fer­ente: meglio puntare sui parzial­mente non auto­suf­fi­ci­en­ti, sceglien­do il ter­reno a fian­co del­la nuo­va Casa di riposo. La com­mis­sione dovrà val­utare i pro e i con­tro. Su 10 mila res­i­den­ti, gli ultra 65enni salo­di­ani sono cir­ca trem­i­la, vale a dire il 30 per cen­to. Poichè la Casa di riposo accoglie solo non auto­suf­fi­ci­en­ti (120 in tut­to, com­pre­so il nucleo del­l’Alzheimer, la demen­za senile), negli anni scor­si si era pen­sato di andare incon­tro a chi pote­va badare alle pro­prie neces­sità, e vive­va da solo o con il coni­uge. Così l’ar­chitet­to Pao­lo Dabbeni ave­va dis­eg­na­to un prog­et­to che prevede­va (in Gasia) un com­par­to res­i­den­ziale con 56 mini allog­gi, da costru­ire a stral­ci fun­zion­ali di 14 cias­cuno. Cos­to totale del­l’in­ter­ven­to: 5 mil­iar­di a base d’as­ta e 800 mil­ioni per Iva, spese tec­niche, ecc. Il pri­mo lot­to avrebbe com­por­ta­to la spe­sa di un quar­to, cioè un mil­iar­do e mez­zo di vec­chie lire. Stra­da finanziaria da per­cor­rere: richi­es­ta di un mutuo ban­car­io. Suc­ces­si­va­mente l’op­er­azione è sta­ta accan­to­na­ta. E, ora, il con­siglio comu­nale ha esam­i­na­to la nuo­va pro­pos­ta. «All’inizio del nos­tro manda­to — spie­ga l’asses­sore Mau­r­izio De Giuli, medico — abbi­amo pre­so in esame la vec­chia ipote­si, con l’in­ten­zione però di ridurre il numero degli appar­ta­men­ti­ni. Poi, con­sideran­do che agli anziani auto­suf­fi­ci­en­ti offri­amo numerosi servizi (dai bag­ni assis­ti­ti alla men­sa del cen­tro sociale, dalle cure infer­mieris­tiche alle vacanze in vari peri­o­di del­l’an­no) e che l’as­sis­ten­za domi­cil­iare è svol­ta in maniera cap­il­lare (spendi­amo cir­ca 300 mil­ioni di vec­chie lire per i pasti da portare nelle case, per col­oro che van­no a curare l’igiene per­son­ale, ecc.), abbi­amo sposta­to le atten­zioni sui parzial­mente non auto­suf­fi­ci­en­ti». «E per loro la Gasia non è la local­ità più adat­ta — chiarisce il pres­i­dente del­la casa di riposo, Gianan­to­nio Cit­roni, ingeg­nere -. Molto meglio costru­ire a fian­co del nos­tro com­p­lesso. Ne abbi­amo par­la­to, all’in­ter­no del con­siglio di ammin­is­trazione. Qual­cuno ha espres­so inter­rog­a­tivi sul dis­cor­so del­la ges­tione e dis­sensi per il fat­to che ver­rà ridot­to il pol­mone verde, e sarà com­pro­mes­sa la pos­si­bil­ità di real­iz­zare ulte­ri­ori nuclei. La mag­gio­ran­za è favorev­ole. «Potrebbe sorg­ere un edi­fi­cio di tre piani: il pri­mo e il sec­on­do per i parzial­mente non auto­suf­fi­ci­en­ti, con sette mini allog­gi cias­cuno (da cir­ca 50 mq.); il piano ter­ra, con otto stanze e i servizi, sarebbe invece a dis­po­sizione del­la Casa di riposo, che accoglierebbe alcu­ni non auto­suf­fi­ci­en­ti (gli attuali 120 posti, infat­ti, non bas­tano, e le liste di atte­sa sono lunghe). Nel­l’in­ter­ra­to: can­tine, garage, ecc. Fac­cia­ta riv­ol­ta ver­so il cen­tro sporti­vo, e linee architet­toniche iden­tiche a quelle esisten­ti, per non creare dif­for­mità. «Il per­son­ale dovrà essere assun­to ad hoc. Sarà comunque pos­si­bile usufruire dei nos­tri servizi: medico, infer­mieris­ti­co, lavan­de­ria, palestra per fisioter­apia, ani­mazione e attiv­ità di grup­po». Obiezioni delle mino­ranze. «Mi sem­bra una pro­pos­ta pre­con­fezion­a­ta — dice Alessan­dro Forni, avvo­ca­to, Ppi -, che noi veni­amo chia­mati a rat­i­fi­care. Meglio cos­ti­tuire un grup­po aper­to di lavoro. Il prog­et­to deve prevedere la parte­ci­pazione del comune nel­la prog­et­tazione e nel­la real­iz­zazione del­l’­opera. Sul­la mag­giore eco­nomic­ità del­la ges­tione, abban­do­nan­do la Gasia, mi piac­erebbe vedere i dati». Gian­lui­gi Pez­za­li, del­la Fiamma Tri­col­ore, affer­ma di essere pre­oc­cu­pa­to del­la rifor­ma in dis­cus­sione a («non vor­rei che le Ipab sparis­sero, e fos­sero assor­bite dal­la Regione»). Aleg­gia il tim­o­re che suc­ce­da come per l’ospedale, cre­ato nei sec­oli scor­si con le offerte del­la comu­nità, e ora sman­tel­la­to dal­l’Asl. Alber­to Mari­no, medico, di Rifon­dazione, soll­e­va la ques­tione del­la riduzione del­l’area verde. Vin­cen­zo Zam­bel­li, Ds: «Fac­cio fat­i­ca a capire l’in­ver­sione di ten­den­za. E’ un sui­cidio col­lo­care gli allog­gi pro­tet­ti vici­no alla Casa di riposo, poichè togliamo ad essa ogni pos­si­bil­ità di ampli­a­men­to, quan­do servirebbe un altro nucleo per l’Alzheimer, car­i­can­do la zona di ecces­sive vol­ume­trie. Ricor­do che il Piano rego­la­tore prevede già 15 mila metri cubi per i pri­vati». Mau­ro Ven­tu­ra, geome­tra, indipen­dente, spie­ga che «bisogn­erà intro­durre una vari­ante al Prg e definire una com­parte­ci­pazione finanziaria chiara tra il Comune e la Casa di riposo». Alla fine si è deciso di nom­inare una com­mis­sione che valu­ti ogni aspet­to.

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