Sopralluogo della Giunta al cinquecentesco edificio avuto in eredità Ma solo in Consiglio si conoscerà l’esatto ammontare del lascito

Un palazzo che vale miliardi

22/09/2000 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Adesso l’eredità è del Comune. Man­ca solo l’atto for­male d’accettazione da parte del Con­siglio comu­nale, ma quale può essere mai il con­sigliere che rifi­u­ta un lasc­i­to mil­iar­dario? Con­clu­so l’inventario dei beni, l’Amministrazione civi­ca di Gar­da ha rice­vu­to le chi­avi del cinque­cen­tesco palaz­zo Pinci­ni-Pom­pei-Car­lot­ti, la vil­la che Lil­iana Pinci­ni, spen­tasi sul finire del­lo scor­so anno all’età di set­tan­ta­sei anni, ha volu­to las­cia­re al Comune. E noi abbi­amo potu­to fare un sopral­lu­o­go dell’edificio insieme con l’intera Giun­ta munic­i­pale. Pas­sato il pic­co­lo gia­rdi­no, entri­amo nel miniap­par­ta­men­to al pian ter­reno: non c’è nul­la di rag­guarde­v­ole, ma le stanze sono abit­abili. Tor­ni­amo fuori. La fac­cia­ta è sobri­a­mente ele­gante. Qui e là qualche stem­ma in pietra. Si sale l’elegante scali­na­ta in mar­mo e si entra nel­la parte padronale dell’edificio, un bell’appartamento di cinque stanze al piano rialza­to. Di sopra ci sono altre due unità immo­bil­iari. Mobili e quadri di pre­gio non ne vedi­amo e i lib­ri accat­a­sta­ti non sono granché, ma la strut­tura vale comunque un cap­i­tale: il palaz­zo è in pieno cen­tro stori­co, a due pas­si dal munici­pio e dal lun­go­la­go. In più c’è da con­sid­er­are che l’eredità Pinci­ni cede al Comune anche tre negozi, nonché denaro e titoli per un val­ore anco­ra impre­cisato. «L’inventario dei beni è sta­to deposi­ta­to. Adesso dovre­mo pas­sare in Con­siglio, e in ques­ta sede sarà reso pub­bli­co l’esatto ammontare dell’eredità» dice l’assessore Beni­amino Zer­mi­ni. Dell’eventualità di un lasc­i­to mil­iar­dario al Comune di Gar­da, si parla­va da anni. «In effet­ti — ci ha det­to il sin­da­co Gior­gio Comenci­ni durante la visi­ta all’edificio — la deci­sione del­la sig­no­ra Lil­iana risale ad oltre vent’anni fa, ai tem­pi cioè dell’amministrazione Pimaz­zoni». Insieme a Comenci­ni e Zer­mi­ni, come s’è det­to, al pri­mo sopral­lu­o­go alla vil­la han­no pre­so parte anche gli altri mem­bri del­la Giun­ta: il vicesin­da­co Fabio Gag­gia e gli asses­sori Pier­loren­zo Van­ti­ni e Fran­co Lavari­ni. Palaz­zo Pinci­ni-Pom­pei-Car­lot­ti è fra via Man­zoni e via Ver­di, pro­prio alle spalle del bell’edificio del­la Losa, che un tem­po cos­ti­tu­i­va la darse­na a lago. Venne costru­ito nel Cinque­cen­to lun­go il perimetro ori­en­tale delle antiche mura di cin­ta del paese, accan­to alla torre mer­la­ta del­la por­ta ori­en­tale. A far costru­ire la vil­la furono i nobili Car­lot­ti, che han­no avu­to pro­pri­età a Gar­da dal 1168 sino al 1920. La loro pri­ma dimo­ra era sta­to il palaz­zo dei cap­i­tani, che s’affaccia sul­la piaz­za del por­to. Il palaz­zo fuori del­la por­ta ori­en­tale fu fat­to invece costru­ire quan­do la famiglia ebbe bisog­no di mag­giori spazi. Quan­do accadde? «Cer­ta­mente pri­ma del­la fine del 1500, almeno per quan­to riguar­da la parte più anti­ca» scrive Mas­si­mo Rag­no­li­ni. E fu attorno alla metà del Set­te­cen­to che, con la morte di Andrea Car­lot­ti, la vil­la passò ai Pom­pei. Il palaz­zo padronale venne poi acquis­ta­to dai Boz­za agli inizi dell’Ottocento, quan­do cioè i Pom­pei vendet­tero le loro pro­pri­età garde­sane. Dai Boz­za passò quin­di ai Mer­lo e da questi ai Pinci­ni, per giun­gere ora al Comune.