Un presepe per la Tanzania

17/12/2013 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

Un all’aper­to, total­mente real­iz­za­to con mate­ri­ali nat­u­rali e con altri rici­clati, in pri­mo luo­go il PET deriva­to dalle bot­tiglie in plas­ti­ca delle bib­ite e del­l’ac­qua min­erale. E tut­to il rica­va­to è des­ti­na­to alla benef­i­cen­za. I des­ti­natari sono i bam­bi­ni del­la scuo­la mater­na di Kigo­ma in Tan­za­nia dove da alcu­ni anni i tito­lari del­l’e­ser­cizio pub­bli­co LA PACHECA, in via Pra del Principe, vicinis­si­mo alla roton­da che por­ta al parcheg­gio Mar­ra, i fratel­li Lova­to, man­ten­gono un filo di col­lega­men­to per aiutare i pic­coli che fre­quen­tano la scuo­la.

Il pre­sepe è aper­to al pub­bli­co dalle 11 alle 20 dal giovedì alla domeni­ca fino a tut­to il 12 gen­naio 2014.

Il tut­to è nato da una idea del­l’ar­chitet­to Ama­dio Gonel­la, det­to Madi — spie­ga Tiziana Lova­to — che ha volu­to sud­di­videre l’itin­er­ario del­la nativ­ità in quat­to zone: la pri­ma del­l’ac­coglien­za con l’an­ge­lo a mani aperte, la sec­on­da con l’area del lavoro , la terza con la zona del­la pesca e del lago, la quar­ta con la vera e pro­pria nativ­ità. Le pecore sono real­iz­zate con cav­al­let­ti in leg­no ricop­erte di teli in plas­ti­ca bian­ca, la nativ­ità da mani­chi­ni di altez­za nat­u­rale ricop­er­ti di stoffe sgar­gianti, la zona del­la pesca con le reti e gli attrezzi aut­en­ti­ci dei pesca­tori di Lazise.”

Alla fine del per­cor­so, dopo la nativ­ità, un albero bian­co e spoglio, addob­ba­to con pezzi di plas­ti­ca col­orata.

E’ “l’al­bero dei desideri” — spie­ga Madi — dove gran­di e pic­ci­ni pos­sono appen­dere i loro desideri, i loro pen­sieri. Un albero che fa pen­sare, che fa dialog­a­re, che sus­ci­ta emozione, che non è accad­e­mia ma realtà.”

All’in­ter­no del­l’itin­er­ario pre­sepi­ale è disponi­bile un chiosco con la ven­di­ta di mate­ri­ali arti­gianali real­iz­za­ti dalle mamme africane del Con­go. Anche questo rica­va­to sarà devo­lu­to ai bam­bi­ni del­la Tan­za­nia.

Ser­gio Baz­er­la

 

 

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