D’Annunzio aveva definito la struttura «il più affascinante terrazzo del Benaco». Il compleanno dell’albergo che ospitò Marconi, Mascagni, Turati

Un secolo a Villa del Sogno

10/06/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Cen­to anni. Li fes­teggia l’ho­tel Vil­la del Sog­no di Gar­done Riv­iera con una serie di appun­ta­men­ti e di cene di gala: la fes­ta di pri­mav­era appe­na tenu­ta, con inter­ven­ti musi­cali nel­l’am­pio par­co, da 35mila metri quadri, il con­cer­to di Mario Marzi (sas­so­fono) e Mar­co De San­ti (chi­tar­ra) del 26 giug­no, quel­lo di Alessan­dro Laf­fran­chi­ni (vio­lon­cel­lo) e Andrea Rebau­den­go (pianoforte) del 25 luglio, la “Fies­ta fla­men­ca” di fer­ragos­to, l’e­si­bizione di Nico­las Caballero (arpa) del 4 set­tem­bre. Davide Calder­an, pro­pri­etario del­l’al­ber­go assieme alla mam­ma (Ida) e ai fratel­li (Dami­ano e Daniele), ha stam­pa­to anche un libro per riper­cor­rere le vicende del “cinque stelle”, sit­u­a­to in splen­di­da posizione panoram­i­ca. Fu Max Hey­d­weiller (la sua famiglia era molto conosci­u­ta per la lavo­razione e il com­mer­cio del­la seta, tan­to da avere relazioni con la Corte asbur­gi­ca di Vien­na) ad acquistare un vas­to lot­to di ter­ra, che si esten­de­va dal lago fino alle colline di Fasano. Max, che ave­va la moglie cagionev­ole di salute, abban­donò l’at­tiv­ità pro­fes­sion­ale in Ger­ma­nia e si trasferì sul Gar­da, con lei e le cinque figlie, incar­i­can­do gli architet­ti Voltz & Wittmer di Stras­bur­go di stu­di­are un prog­et­to adegua­to alla bellez­za del luo­go. La real­iz­zazione del­l’impianto idrosan­i­tario venne affida­to all’Of­fic­i­na mec­ca­ni­co ita­lo-tedesca Edoar­do Lehman di , e il gia­rdi­no a un genio botan­i­co del­l’e­poca, lo svizze­ro Wil­hem Halm. La vil­la fu inau­gu­ra­ta nel 1904. I numerosi ospi­ti, invi­tati a una sfar­zosa “Fes­ta di pri­mav­era”, rimasero col­pi­ti dal­l’esten­sione del par­co e dal­la ric­ca selezione di essen­ze. Negli anni suc­ces­sivi fontane e tem­pi­et­ti in stile neo­clas­si­co. In breve tem­po Vil­la Gar­da (allo­ra si chia­ma­va così) divenne un salot­to ambito e fre­quen­ta­to dagli aris­to­crati­ci e dal­la borgh­e­sia, da indus­tri­ali ed espo­nen­ti del mon­do artis­ti­co. Gli Hey­d­weiller ebbero buoni rap­por­ti con la gente di Gar­done Riv­iera, con­tribuen­do tra l’al­tro a finanziare la costruzione del­l’asi­lo. Max fu tra i fonda­tori del­la Pro Bena­co, organ­is­mo sim­i­le all’at­tuale . Lo scop­pio del­la pri­ma guer­ra mon­di­ale lo indusse a las­cia­re l’I­talia e a trasferir­si a Vaduz, in Liecht­en­stein. La vil­la venne req­ui­si­ta, e uti­liz­za­ta per ospitare gli uffi­ciali in con­va­lescen­za. Mes­sa in ven­di­ta dal Demanio, fu acquis­ta­ta nel 1925 da Gio­van­ni Bre­da, erede del pat­ri­mo­nio del­la famose officine mec­ca­niche milane­si. Bre­da estese le pro­pri­età fino a Tres­ni­co e San Michele, ded­i­can­dosi alla colti­vazione di fragole, pere, man­dor­le, ortag­gi di qual­ità e miele, dan­do lavoro a una cinquan­ti­na di famiglie. Sco­prì una sor­gente di acqua min­erale, uti­liz­za­ta anco­ra oggi, e creò la Soci­età del gas di Salò e Mader­no, adesso del­la Camuzzi. Riportò la vil­la all’an­ti­co splen­dore, arredan­dola con mobili d’e­poca, tappezzerie pre­giate e quadri di grande val­ore. Ospitò Gugliel­mo Mar­coni, Ita­lo Bal­bo, Francesco De Pine­do, Arnol­do Mon­dadori, Giulio Treves, Augus­to Turati, il com­pos­i­tore Pietro Mascagni, i gior­nal­isti Orio Ver­gani e Ugo Ojet­ti. Nel ’38–39 la trasfor­mò nel­l’ho­tel Vil­la del Sog­no. Poi divenne luo­go di con­va­lescen­za per gli uffi­ciali tedeschi, e il 13 mag­gio ’45 fu req­ui­si­ta dagli amer­i­cani, che rimasero fino agli inizi del ’46. L’al­ber­go riprese l’at­tiv­ità abit­uale, accoglien­do tur­isti di ogni nazion­al­ità. L’ingeg­n­er Gio­van­ni Bre­da morì nel ’63, e nel ’72 gli ere­di cedet­tero la pro­pri­età a Ger­mano Chin­ceri­ni di Limone, che riven­dette a Hel­mut e Gian­lui­gi Fritzche, prove­ni­en­ti da Minu­sio (Svizzera). Nell’86 l’ul­ti­mo pas­sag­gio, ad Aldo Calder­an, che ha rifat­to gli impianti elet­tri­ci ed idro-san­i­tari, ristrut­tura­to molte par­ti e por­ta­to le camere a 34. Ricor­dan­do il papà, scom­par­so nel 2000, la moglie e i tre figli han­no volu­to riper­cor­rere la sto­ria di Vil­la del Sog­no, che Gabriele D’An­nun­zio ave­va defini­to “il più affasci­nante ter­raz­zo del Benaco”.

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