Il museo si trova nel palazzo di Via Fantoni L’istituzione culturale ha 25 anni. Tra i promotori l’ex senatore Sandro Fontana

Un secolo e mezzo di vicende belliche raccontato in 4 sale

01/02/2005 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
s.za.

Il del Nas­tro azzur­ro di Salò si tro­va in via Fan­toni, nel palaz­zo che accoglie la , la Sala del caminet­to (con i doc­u­men­ti del Cen­tro stu­di sul peri­o­do del­la Repub­bli­ca sociale italia), l’Ate­neo e gli Ami­ci del­l’arte. Il museo sin­te­tiz­za il peri­o­do stori­co che va dalle ricom­pense al val­or mil­itare da parte di Amedeo III, re di Sardeg­na (decre­to del mag­gio 1793), fino al 1945. L’e­s­po­sizione è ordi­na­ta in quat­tro sale. La pri­ma con­tiene i cimeli d’e­poca napoleon­i­ca e pros­egue doc­u­men­tan­do tutte le guerre e le riv­o­luzioni del Risorg­i­men­to. Ci sono pure reper­ti d’E­tiopia (1896) e del con­flit­to ita­lo-tur­co (1911-’12). La sec­on­da sala è intera­mente ded­i­ca­ta al ’15–18, con una sezione ded­i­ca­ta all’im­pre­sa fiu­mana di Gabriele D’An­nun­zio. La terza offre una sin­tet­i­ca panoram­i­ca del­l’e­poca fascista, inclusi lo sbar­co in Africa per la con­quista del­l’E­tiopia (1935–36) e la guer­ra civile spag­no­la (1936–39). La quar­ta è ded­i­ca­ta al sec­on­do con­flit­to mon­di­ale, alla Repub­bli­ca di Ben­i­to Mus­soli­ni e alla Resisten­za. Ven­gono pro­posti cimeli per­son­ali, mano­scrit­ti, auto­grafi (anche di per­son­ag­gi di rilie­vo inter­nazionale), stampe, fotografie, scul­ture, dip­in­ti, medaglie, man­i­festi, armi bianche e da fuo­co, carte geogra­fiche, ogget­ti ricor­do, uni­for­mi, bandiere. E anco­ra: proi­et­tili di vario tipo, bombe a mano, razzi, eliche direzion­ali di bombe d’aereo, nas­tri di mitragli­atri­ci, bossoli, car­tuc­cere di sol­dati amer­i­cani, elmet­ti. Ci sono la bor­rac­cia in pelle di Domeni­co Griset­ti di Gaino, cap­i­tano delle truppe napoleoniche agli ordi­ni del Principe Euge­nio di Beauhar­nais, il diario del salo­di­ano Gior­gio Pir­lo, volon­tario garibaldino, riguardante le battaglie di Solferi­no e San Mar­ti­no, gli appun­ti di Cesare Bat­tisti, il bran­del­lo del para­cadute indos­sato da Ita­lo Bal­bo quan­do il suo aereo fu abbat­tuto nel cielo di Tobruk. Nel peri­o­do inver­nale il museo è aper­to il saba­to e la domeni­ca (orario: 10–12 e 15–17). Le scuole pos­sono preno­tare entran­do nel sito Inter­net del­la Fon­dazione. Lo scor­so otto­bre il Con­siglio comu­nale di Salò ha approva­to la con­ven­zione che ne rego­la la ges­tione, una garanzia speci­fi­ca­mente richi­es­ta dal­l’Is­ti­tu­to nazionale del Nas­tro Azzur­ro, e in par­ti­co­lare dal­la Fon­dazione provin­ciale. L’o­bi­et­ti­vo del­l’e­s­po­sizione è di non dis­perdere i ricor­di dei dec­o­rati al val­or mil­itare e «dire ai gio­vani che la lib­ertà demo­c­ra­t­i­ca di cui oggi larga­mente godono è frut­to di sac­ri­fi­ci e del sangue ver­sato dai loro avi». Alla nasci­ta del museo, 25 anni fa, han­no con­tribuito l’onorev­ole San­dro Fontana, il pro­fes­sor Andrea Cav­al­li, asses­sore regionale alla Cul­tura (papà di Alber­to, l’at­tuale pres­i­dente del­la Ammin­is­trazione provin­ciale), e il dot­tor Pietro Gasperi­ni, diri­gente del servizio beni cul­tur­ali del Pirellone. Orig­i­nar­i­a­mente sis­tem­ato all’in­ter­no del Palaz­zo comu­nale, è sta­to poi trasfer­i­to in via Fantoni.

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