Una commissione valuterà il Garda e i bacini collegati, poi il passaggio a un’Agenzia interregionale. Giorgetti ha chiesto l’intervento del ministero dei Lavori pubblici. Il magistrato per il Po candidato come controllore unico di Salionze

Un solo guardiano per l’acqua

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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Una com­mis­sione per la rego­lazione dei liv­el­li del è sta­ta isti­tui­ta nell’ambito dell’Autorità di baci­no del fiume Po. Ques­ta vol­ta non dovrebbe trat­tar­si dell’ennesima tavola roton­da che non prende deci­sioni. Lo garan­tisce l’assessore regionale ai lavori pub­bli­ci Mas­si­mo Gior­get­ti, impeg­na­to nel ten­ta­ti­vo di met­tere ordine nel com­p­lesso sis­tema di com­pe­ten­ze che sovrin­tende il più grande lago d’Italia. In par­ti­co­lare, per l’esponente di Palaz­zo Bal­bi, il nodo da sciogliere riguar­da la ges­tione del­la diga di Salionze, d’importanza strate­gi­ca per l’intero baci­no bena­cense. È noto come le sor­ti del Gar­da siano inter­con­nesse con quelle dell’Adige e del Po, dei tre laghi di Man­to­va e dell’idrovia Fis­sero Tar­taro. A nord, inoltre, il Benà­co riceve acqua dal Sar­ca e da ben 11 impianti idroelet­tri­ci col­le­gati con questo immis­sario. Lo scol­ma­tore Mori-Tor­bole per­me­tte invece in caso di neces­sità di scari­care l’Adige nel Gar­da. Ebbene, il gov­er­no di tut­to il sis­tema col­le­ga­to al Gar­da dipende da cinque organ­is­mi: il mag­is­tra­to alla acque di Venezia, il mag­is­tra­to alle acque per il Po, le province autonome di Tren­to e Bolzano e il con­sorzio per il Min­cio. Può inoltre inter­venire in maniera autono­ma anche l’Enel. Ovvio che in questo regime di vasi comu­ni­can­ti lo sbar­ra­men­to di Salionze assuma un com­pi­to pri­or­i­tario e impre­scindibile per i liv­el­li del Benà­co (e quin­di per l’economia delle popo­lazioni riv­ierasche), per l’utilizzo delle acque del Min­cio a scopo irriguo ed indus­tri­ale e per la dife­sa dalle piene del Min­cio. «L’attuale asset­to ges­tionale vede l’interferenza, e non di rado il con­flit­to, di strut­ture per­iferiche del mag­is­tra­to alle Acque e del mag­is­tra­to per il Po non favoren­do una otti­male e coor­di­na­ta manovra del­la diga», affer­ma l’assessore regionale Gior­get­ti. «Esem­pio palese quan­to accadu­to nel­lo scor­so mese di novem­bre con il repenti­no rag­giung­i­men­to di liv­el­li del Gar­da mai pri­ma reg­is­trati. Il tut­to sen­za che fos­se pos­si­bile ottenere una uni­vo­ca e sod­dis­facente rispos­ta dai gestori del­la diga di Salionze». Un pal­leg­gia­men­to di respon­s­abil­ità che ha irri­ta­to, e non poco, sin­daci e sem­pli­ci cit­ta­di­ni del baci­no lacus­tre, increduli di fronte a tan­ta super­fi­cial­ità. Ora, a boc­ce ferme, Gior­get­ti ritiene sia giun­to il momen­to di trovare una soluzione per con­sen­tire la nec­es­saria tem­pes­tiv­ità d’azione in caso di nuovi sta­ti d’emergenza. Da qui la richi­es­ta avan­za­ta al min­is­tero dei Lavori Pub­bli­ci, tramite il comi­ta­to dell’Autorità di baci­no per il fiume Po, di attribuire al mag­is­tra­to per il Po e in prospet­ti­va alla cos­tituen­da Agen­zia inter­re­gionale gli oneri di ges­tione, rego­lazione e manuten­zione del man­u­fat­to di Salionze. La pro­pos­ta fat­ta pro­pria a fine gen­naio dall’Autorità di baci­no ha por­ta­to a isti­tuire una com­mis­sione con il com­pi­to di esam­inare il meto­do di ges­tione del lago di Gar­da attual­mente in uso, con par­ti­co­lare rifer­i­men­to alle riper­cus­sioni di tale rego­la sui liv­el­li del lago, sul­la qual­ità delle acque e sul­la pro­lif­er­azione di macrof­ite. Nell’agenda dei lavori la com­mis­sione com­pos­ta da rap­p­re­sen­tan­ti di tut­ti gli enti isti­tuzional­mente inter­es­sati si sof­fer­merà anche sull’utilizzo delle risorse idriche da parte delle popo­lazioni di valle, sul con­trol­lo delle piene dell’immissario fiume Sar­ca, sul­la sicurez­za idrauli­ca del­la cit­tà di Man­to­va e anco­ra sulle riper­cus­sioni sul regime idro­logi­co del fiume Po e sulle inter­con­nes­sioni in caso di piena con i baci­ni dell’ Adi­ge e del Fis­sero Tar­taro. Com­pi­to del­la com­mis­sione, una vol­ta svis­cerati i prob­le­mi, sarà quel­lo di pro­porre, lad­dove le regole si dimostrassero inadeguate, even­tu­ali vari­azioni final­iz­zate al supera­men­to del problema.

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