Marco Rigatti ogni anno ne guarisce circa 350: nella sua soffitta

Un toccasana degli uccelli ammalati

05/10/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
g.ri.

Una vol­ta era San Francesco il sim­bo­lo del­l’amore per gli uccel­li. Ma c’è chi non ha bisog­no di agiografie per met­ter­si al lavoro e aiutare questi stra­or­di­nari ani­mali, sfi­dan­do il pregiudizio di chi (vedi come si par­la di pic­cioni ad Arco e di ana­tre a Riva) li vor­rebbe al ban­do. E’ Mar­co Rigat­ti, un attivis­si­mo ed esper­to orni­tol­o­go, che vive a San Gia­co­mo ed ha trasfor­ma­to la sua vita in una mis­sione e la sua sof­fit­ta in un effi­ciente lab­o­ra­to­rio-clin­i­ca per gli uccelli.Uccelli di ogni raz­za, dimen­sione e col­ore, dal pic­co­lo lucheri­no al vorace tor­do pas­san­do per le diverse specie di pap­pa­gal­lo e passero soli­tario. Mar­co Rigat­ti, già dipen­dente del­la cen­trale idroelet­tri­ca tor­bolana (ha appe­na com­pi­u­to i 66 anni), del­la sal­va­guardia degli uccel­li ha fat­to la sua mis­sione: anco­ra da gio­vane, quan­do gli altri ragazzi anda­vano per i boschi col vis­chio lui si apposta­va per i sen­tieri alla ricer­ca di qualche besti­o­la da aiutare. Incon­tri­amo Mar­co Rigat­ti nel­la sua sof­fit­ta di San Gia­co­mo. Nel­la sua mod­es­tia, gli pare impos­si­bile che la pas­sione per gli uccel­li inter­es­si l’opin­ione pub­bli­ca, e si schermisce:“Quello che fac­cio lo fac­cio solo per pas­sione, non mi piace neanche dir­lo in giro. Cer­to che con gli anni la fama si è dif­fusa, e ora ven­gono da lon­tano con gli uccel­li da fas­cia­re o da curare…“Sono sem­pre più numerosi infat­ti col­oro che si riv­ol­go­no su con­siglio del vet­eri­nario al sign­or Mar­co per una cura o per chiedere consiglio:“Sa, io non ho fat­to teo­ria, ma dopo tan­ti anni mi sono fat­ta un’idea degli uccel­li, cer­co di capirne la psi­colo­gia, i motivi del loro star male. E così spes­so riesco a curarli!”.Purtroppo c’è in giro tut­ta una men­tal­ità con­traria agli uccel­li, se vedi­amo gli episo­di di Arco, con il killer dei pic­cioni, oppure la lot­ta sul­la spon­da rivana del lago con­tro ana­tre e cig­ni, accusati dai bag­nan­ti per la“grattarola”. Tutte cose che las­ciano triste“l’om dei usei”.“L’unica cosa che ho potu­to fare — dice — è rip­ulire le ali dal vis­chio degli uccel­li che mi sono sta­ti seg­nalati, pic­cioni e passerot­ti. Due pic­cioni sono rimasti qui per far ricrescere le piume, gli altri li abbi­amo subito liberati”. Esprime la sod­dis­fazione di chi ha com­pi­u­to una buona azione, sen­za averne alcun obbli­go, ma solo per lib­era scelta. Mar­co nutre la sua pas­sione di un’ inna­ta sen­si­bil­ità, a pre­scindere da finanzi­a­men­ti o altro. Anzi!“Faccio tut­to a cari­co mio, ma non lo dica, per favore…!” E qui esce fuori tut­ta la gam­ma di cure che gior­nal­mente prat­i­ca, i pic­coli abban­do­nati nel nido oppure gli uccel­li fer­i­ti con­tro i vetri, le malat­tie da inset­ti­ci­di oppure le ali spezzate:“Sulla base dei sin­to­mi e del­l’es­pe­rien­za, ormai ultra­c­inquan­ten­nale, deci­do l’in­ter­ven­to, sem­pre con ali­men­ti adatti…“Chi le por­ta gli uccelli?“Anche i vig­ili, oppure il WWF, o gente anche da Tren­to e Bolzano, ma anche quel­li che devono andare in ferie e poi si dimen­ti­cano: accade ora per un paio di bel­lis­si­mi pap­pa­gal­li, che ho in con­seg­na da oltre 100 giorni…“Sono 300–350 inter­ven­ti all’an­no, uno al giorno in media. L’af­fet­to di Mar­co Rigat­ti con­trasta con la con­cezione con­sum­isti­ca che vede anche l’an­i­male come un usa-e-get­ta, gli uccel­li come un gio­co di cui dis­far­si quan­do si è stu­fi. Per­ciò la lezione dell’ ”om dei usèi” è una lezione di vita non solo sug­li animali.La sod­dis­fazione più grande per Mar­co Rigat­ti non sono i riconosci­men­ti di chi ha bisog­no o dei zoofili, sem­pre scar­si in ver­ità, ma il ringrazi­a­men­to degli stes­si pennuti.“Quando libero un rapace, suc­cede una cosa stra­or­di­nar­ia. La poiana si alza in ver­ti­cale, fino a rag­giun­gere la sua posizione di volo, quin­di si appos­ta su un albero o un’ altura vic­i­na. Qui fa un urlo, una’sbegalada’ come dici­amo noi, ver­so la casa che l’ha cura­ta. Infine scompare…“E’ una specie di salu­to al suo salvatore.