Il medico di San Cipriano ha lavorato ad un progetto promosso dall’associazione Medicus Mundi e dall’Università di Brescia. Il dott. Alessandro Botturi ha operato a Nanoro in Burkina Faso

Un urologo per aiutare l’Africa

13/04/2007 in Sanità
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Di Luca Delpozzo
Flavio Marcolini

Ha fat­to ritorno a San Cipri­ano, sulle colline fra Lona­to e Desen­zano, il dott. Alessan­dro Bot­turi, reduce da un’altra mis­sione medico-san­i­taria, ques­ta vol­ta in Burk­i­na Faso, nel­la clin­i­ca «San Camille» di Nanoro, dove ha lavo­ra­to per alcune set­ti­mane, insieme con il col­le­ga Clau­dio Sime­one (pro­fes­sore di Urolo­gia alla Facoltà di Med­i­c­i­na di Bres­cia), alla real­iz­zazione di un prog­et­to pro­mosso dall’associazione Medicus Mun­di per la cura di patolo­gie che van­no dal­la immun­od­e­fi­cien­za alla malar­ia, alla lebbra.Lo incon­tri­amo men­tre sta rior­di­nan­do la doc­u­men­tazione clin­i­ca e fotografi­ca del­la sua espe­rien­za africana. «Nanoro — rac­con­ta — si tro­va a cir­ca 80 km a sud da Oua­gado­gou, la cap­i­tale, in una zona fra le più povere dell’Africa sub­sa­har­i­ana, grave­mente col­pi­ta dall’epidemia di Hiv, che attual­mente è in fase di cresci­ta espo­nen­ziale e che in Burk­i­na con­ta oltre mez­zo mil­ione di sogget­ti sieropos­i­tivi, soprat­tut­to bambini».«Il nos­tro inter­ven­to — spie­ga — coor­di­na­to dall’infaticabile azione di sosteg­no umano, sociale e san­i­tario del dott. Cal­li­garis e del prof. Castel­li (del­la Divi­sione Malat­tie Infet­tive dell’ di Bres­cia), è con­sis­ti­to in attiv­ità ambu­la­to­ri­ali e inter­ven­ti chirur­gi­ci, inquadra­bili nel servizio di pre­ven­zione, diag­nosi e cura di patolo­gie uro­logiche, molto fre­quen­ti nel­la regione, che di rado trovano soluzioni adeguate». Al prog­et­to offre una sig­ni­fica­ti­va col­lab­o­razione l’Università cit­tad­i­na, che con­sente ai suoi spe­cial­iz­zan­di, sia nelle malat­tie infet­tive che nel ramo pedi­atri­co, di trascor­rere in Burk­i­na Faso peri­o­di di tirocinio for­ma­ti­vo che pos­sono vari­are da 4 a 12 mesi.Una trenti­na gli inter­ven­ti chirur­gi­ci real­iz­za­ti dall’équipe uro­log­i­ca, par­ti­co­lar­mente impeg­na­tivi se raf­frontati agli stan­dard igien­i­co-san­i­tari occi­den­tali. Il dott. Bot­turi, che da anni lavo­ra nel repar­to di Urolo­gia degli Spedali Civili cit­ta­di­ni, sot­to­lin­ea «le con­dizioni scarsa­mente igien­iche e di estrema povertà in cui vive la popo­lazione di Nanoro, com­pos­ta in gran prevalen­za da gio­vanis­sime madri, nonne e molti­tu­di­ni di bambini».Botturi è rimas­to col­pi­to «dal­la vital­ità e dall’entusiasmo di una civiltà lon­tana dal­la nos­tra, colti­va­ta in capanne di fan­go, per strade impolver­ate, in ter­reni riar­si dal sole, inven­tan­dosi quo­tid­i­ana­mente con espe­di­en­ti di ogni sor­ta un’ esisten­za che non ha real­is­tiche prospet­tive di miglio­rare nei prossi­mi decen­ni, se con­sid­e­ri­amo che la mor­tal­ità infan­tile è oltre il 10% e la sper­an­za di vita medi­a­mente supera di poco i 40 anni».«E’ raris­si­mo trovare nel vil­lag­gio un uomo in età da lavoro — ricor­da Bot­turi — molti ci han­no det­to di essere impeg­nati altrove, appun­to in lavori di cui però poco è dato sapere, vis­to che l’unica occu­pazione che viene da pen­sare in una zona del genere è una rudi­men­tale for­ma di agri­coltura, per­al­tro poco agev­ole, vista la sic­c­ità che carat­ter­iz­za il paesaggio».Fra i volon­tari incon­trati il medico garde­sano ricor­da «suor Esther, reli­giosa napo­le­tana che ha con­sacra­to a questo popo­lo 35 anni del­la sua vita. Attual­mente dirige due case di reli­giose che ogni giorno garan­tis­cono assis­ten­za e ali­men­tazione a 1500 bim­bi, con situ­azioni famil­iari del­i­cate per bim­bi rifi­u­tati per­ché nati da relazioni illecite».Ma l’anima del «San Camille» è il dot­tor Cap­poni, «chirur­go ormai africano sia d’adozione che di men­tal­ità — sot­to­lin­ea Bot­turi — sem­pre in gra­do di affrontare con sor­pren­dente nat­u­ralez­za e com­pe­ten­za le più diverse problematiche».

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