Con la finanziaria si volta pagina. Ma il «taglio» dei fondi influirà pochissimo sul bilancio dell’ente.
La proprietà resta pubblica ma lo Stato lascia la gestione alla Fondazione privata. È scritto nella Finanziaria

Un Vittoriale «fai da te»

09/10/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Lo Sta­to non avrà più la respon­s­abil­ità finanziaria del­la ges­tione del di gar­done Riv­iera e cesserà di erog­a­re il con­trib­u­to ordi­nario alla Fon­dazione. Il varo del­la prossi­ma Finanziaria — come annun­ci­a­to anche da Bres­ciaog­gi — ha fat­to rien­trare, infat­ti, l’ente gar­donese nel­la lista di quel­li «inutili» che saran­no annul­lati entro sei mesi dal­la manovra eco­nom­i­ca per­ché ritenu­ti «superati e inefficienti».In sostan­za lo Sta­to non erogherà più i 40 mila euro ver­sa­ti lo scor­so anno al Vit­to­ri­ale, ben poca cosa rispet­to ai due mil­ioni di entrate con­teggiate nel con­sun­ti­vo 2006, di cui oltre 1400 euro rica­vate dai soli ingres­si e 142 mila da affitti.Nessuna infor­ma­ti­va, oltre a quel­la dif­fusa dal­la stam­pa, è giun­ta sino­ra alla Fon­dazione. Ed è abbas­tan­za nat­u­rale, dato che la Finanziaria non è sta­ta anco­ra approva­ta e può quin­di essere mod­i­fi­ca­ta in Par­la­men­to. Restano per­tan­to da chiarire le modal­ità isti­tuzion­ali con cui ver­rà gesti­to il Vit­to­ri­ale «pri­va­tiz­za­to»: nom­i­na del pres­i­dente, dei mem­bri del Con­siglio di ammin­is­trazione, dei revi­sori dei con­ti, nonché obbli­go di ren­dere pub­bli­co il bilan­cio, norme che impedis­cano con­flit­ti d’interesse per evitare che un bene pur sem­pre pub­bli­co diven­ti occa­sione di lucro mera­mente pri­va­to e personale.L’inserimento del Vit­to­ri­ale fra gli «enti inutili» obb­ligherà alla definizione giuridi­ca di Fon­dazione pri­va­ta, del resto già sostanzial­mente atti­va dal 2005, anno da cui il Con­siglio di ammin­is­trazione non è sta­to più nom­i­na­to dal Min­is­tero, ma agisce «in pro­ro­ga­tio». Vara­ta la Finanziaria, dovrà essere tut­to regolarizzato.Dopo 85 anni dal pri­mo atto del­la don­azione allo Sta­to ital­iano del­la pro­pria dimo­ra-mon­u­men­to, sot­to­scrit­to il 22 dicem­bre 1923 da , e alla vig­ilia dei 70 anni dal­la morte del Poeta, avvenu­ta l’1 mar­zo 1938, l’istituto gar­donese vol­ta pag­i­na sot­to il pro­fi­lo giuridi­co e dovrà essere trasfor­ma­to in ente privato.Il sig­ni­fi­ca­to sostanziale del­la cosid­det­ta «pri­va­tiz­zazione» con­siste, dunque, nel fat­to che la Fon­dazione dovrà trovare le risorse finanziarie all’interno del­la pro­pria ges­tione (come già avviene).Per il resto la pro­pri­età del bene rimane sem­pre del Demanio che attra­ver­so il com­pe­tente min­is­tero e gli organi di tutela sorveg­lierà la ges­tione e la con­ser­vazione del pat­ri­mo­nio immo­bil­iare e di quel­lo cul­tur­ale: arre­di, opere d’arte, fon­do archivis­ti­co e bibliotecario.La Fon­dazione pri­va­ta del Vit­to­ri­ale degli Ital­iani, dopo la rin­un­cia (a quan­to sem­bra irre­versibile) dell’ di Bres­cia a con­cor­rere all’assegnazione del­la ges­tione, sarà aggiu­di­ca­ta con tut­ta prob­a­bil­ità all’attuale Con­siglio di ammin­is­trazione. D’Annunzio 84 anni fa lo donò agli Italiani«Ardisco offrire al popo­lo ital­iano tut­to quel che mi rimane, non pingue retag­gio di ric­chez­za inerte ma nudo retag­gio di immor­tale spir­i­to. Tut­to, è qui da me cre­ato o trasfig­u­ra­to. Tut­to qui mostra le impronte del mio stile, nel sen­so che io voglio dare allo stile. Il mio amore d’I­talia, il mio cul­to delle mem­o­rie, la mia aspi­razione all’ero­is­mo, il mio pre­sen­ti­men­to del­la Patria futu­ra. Tut­to qui è dunque una for­ma del­la mia mente, un aspet­to del­la mia ani­ma, una pro­va del mio fervore».QUESTE PAROLE si leg­gono nel pri­mo doc­u­men­to di don­azione del Vit­to­ri­ale, a cantiere da poco inizia­to, fat­to da Gabriele d’Annunzio allo Sta­to ital­iano il 22 dicem­bre 1923 e con­fer­ma­to con suc­ces­sivi atti notarili.Dopo i lavori di trasfor­mazione volu­ti dal Poeta, l’an­ti­ca tenu­ta di Car­gnac­co divenne il «reliquiario delle vit­to­rie celesti» luo­go di mem­o­rie, defini­to – scrisse d’An­nun­zio – in «cer­chia trip­lice di mura, dove tradot­to è già in pietre vive quel libro reli­gioso ch’io mi pen­sai pre­pos­to ai riti del­la Patria e dai vinci­tori lati­ni chiam­a­to ‘Il Vittoriale’».IL CANTIERE del­la San­ta Fab­bri­ca fu atti­vo ben oltre i 17 anni del­l’e­sisten­za gar­donese del poeta: il Mau­soleo e il Teatro furono infat­ti por­tati a com­pi­men­to in tem­pi suc­ces­sivi, nel 1952.Alla costruzione del Vit­to­ri­ale lavo­rarono mura­tori, arti­giani (faleg­na­mi, fab­bri, marmisti, vetrai, idrauli­ci, tappezzieri, restau­ra­tori) in numero impos­si­bile da definire; e artisti quali Cadorin (dip­in­ti e dec­o­razioni), Chiesa (vetrate), Marus­sig (dec­o­razioni del por­ti­ca­to), Bardet­ti, Brozzi, Mar­t­in­uzzi, Miner­bi (scul­ture, stem­mi e fre­gi), Fer­rari, For­tuny, Lisio (stoffe e parati del­la Prio­r­ia), non ulti­mo l’ar­chitet­to Gio Pon­ti, inter­pel­la­to da Maroni per la sis­temazione dei bag­ni e delle cucine.A.M.