Ambiente & Civiltà. Una raccolta di studi con progetti architettonici e di restauro rispettosi dei materiali locali Recupero dei borghi rurali per valorizzare l’economia e il turismo

Una carta in più per il Baldo

20/06/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Eugenio Cipriani

Recu­pero di borghi rurali del Monte , ma anche svilup­po tur­is­ti­co e val­oriz­zazione dell’economia locale, sono gli argo­men­ti emer­si nel cor­so del­la pre­sen­tazione, nel­la sede del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do a Pla­tano di Capri­no, del­la rac­col­ta di stu­di denom­i­na­ta «Recu­pero di borghi rurali del monte bal­do, metodolo­gie di inter­ven­to». «Si trat­ta di un lavoro che apre», ha esor­di­to il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana, Lui­gi Castel­let­ti «un modo nuo­vo di affrontare il tema del recu­pero dei borghi balden­si in una visione organ­i­ca di inter­ven­to che tiene in grande con­to l’uso dei mate­ri­ali locali e in modo par­ti­co­lare dei mar­mi balden­si». Coor­di­na­tore degli stu­di, nonché autore di quel­lo su Brenti­no Bel­luno, è l’architetto Gior­gio For­ti, il quale ha par­la­to di questi prog­et­ti come di «un’occasione per met­tere a fuo­co con­tem­po­ranea­mente idee urban­is­tiche e architet­toniche in quan­to spes­so l’urbanistica non ha tenu­to con­to di tut­ti quei seg­ni che carat­ter­iz­zano un bor­go rurale e che sono cos­ti­tu­iti dalle forme, ma anche dai col­ori e dai mate­ri­ali». Ne con­segue, e la rac­col­ta di stu­di lo con­fer­ma, che una risis­temazione dei luoghi oper­a­ta sec­on­do questi para­metri rap­p­re­sen­ta, o può rap­p­re­sentare, anche una car­ta in più da gio­care sul piano dell’immagine tur­is­ti­ca. L’architetto Anna Bra­joni, autrice del­lo stu­dio sui borghi di Bra­ga, Paz­zon, Pradonego e Vilmez­zano, ha ril­e­va­to da un lato l’importanza del­la scelta, oper­a­ta nel coor­di­na­men­to degli stu­di, di met­tere insieme ele­men­ti diver­si ma legati da analoghe valen­ze architet­toniche e, dall’altro, l’opportunità dell’impiego dei mate­ri­ali locali in fase di attuazione dei prog­et­ti. Fran­co Grosso, autore del­lo stu­dio su Tre­des Pin, luo­go di arri­vo del­la funi­via Mal­ce­sine-Monte Bal­do, ha quin­di descrit­to i due ele­men­ti car­dine sui quali si imper­nia il suo prog­et­to e che con­sistono sia in una serie di inter­ven­ti di con­trol­lo sui modi attuali del­la fre­quen­tazione tur­is­ti­ca, sia nel­la diver­si­fi­cazione delle oppor­tu­nità tur­is­tiche medes­ime attra­ver­so la creazione di più motivi di inter­esse «onde trasfor­mare final­mente Tre­des Pin e La Col­ma non più in un luo­go solo da vedere ma anche e soprat­tut­to in un luo­go per vedere». Di grande inter­esse è, all’interno del­la rac­col­ta di stu­di, il prog­et­to su Cam­po, gius­ta­mente defini­to da Castel­let­ti nel cor­so del­la pre­sen­tazione «il bor­go» per antono­ma­sia del Monte Bal­do. A par­larne è sta­to lo stes­so autore del­lo stu­dio, l’architetto Gio­van­ni Cas­tiglioni. «Gli inter­ven­ti pre­visti per Cam­po», ha spie­ga­to «si pon­gono a cav­al­lo fra l’urbanistica e il restau­ro vero e pro­prio». Più in gen­erale, poi, Cas­tiglioni ha sot­to­lin­eato l’unicità in ambito baldense di questo bor­go, uno dei pochi e forse l’unico, non rag­giun­gi­bile diret­ta­mente in auto e come tale bisog­noso, forse più di altri, di vali­di e non pro­cras­tin­abili inter­ven­ti di con­ser­vazione. Giuseppe Ada­mi, seg­re­tario del­la Comu­nità mon­tana, ha sot­to­lin­eato che tut­ti gli ambiti architet­toni­ci (con l’unica eccezione, forse, per Tre­des Pin) pre­si in con­sid­er­azione nel­la rac­col­ta di stu­di, si pre­sen­tano omo­genei quan­to a metodolo­gie di inter­ven­to e a mate­ri­ali da uti­liz­zare. Su quest’ultimo argo­men­to è inter­venu­to Mat­teo Vian­i­ni, pres­i­dente dell’Associazione cava­tori del nem­bro rosato, con­sorzio di cinque cave (tre nel capri­nese e due di Sant’Ambrogio) che pro­duce mate­ri­ali par­ti­co­lar­mente idonei a questo tipo di inter­ven­ti e, per di più, lavo­rati sec­on­do le tec­niche arti­gianali di un tem­po. Vian­i­ni, con un inter­ven­to par­ti­co­lar­mente apprez­za­to, ha pos­to l’accento sul­la neces­sità di evitare errori e orrori, purtrop­po non infre­quen­ti in zona, con­sis­ten­ti «nell’utilizzo di mate­ri­ali alloc­toni come la tra­chite o i gran­i­ti peru­viani all’interno di con­testi architet­toni­ci carat­ter­iz­za­ti da sem­pre dall’impiego dei mar­mi locali». Infine i tre sin­daci di altret­tan­ti comu­ni inter­es­sati dagli inter­ven­ti: Riv­o­li, Capri­no e Mal­ce­sine. Arman­do Luc­ch­esa, inter­venu­to in luo­go dell’ingegner Mario Medici esten­sore del­lo stu­dio sul forte di Riv­o­li, ha sot­to­lin­eato l’importanza del recu­pero dell’ex polver­iera aus­tri­a­ca che «deve essere con­sid­er­a­ta non un bene solo di Riv­o­li, ma dell’intero com­pren­so­rio mon­tano in quan­to rap­p­re­sen­ta la più bel­la por­ta d’ingresso alla Val d’Adige e quin­di un vali­do stru­men­to di val­oriz­zazione tur­is­ti­ca del­la zona e, più in genere, dell’intera ter­ra dei for­ti»; Maria Tere­sa Girar­di ha man­i­fes­ta­to ampio apprez­za­men­to e piena con­di­vi­sone nei con­fron­ti del­lo stu­dio e in modo par­ti­co­lare ha pos­to l’accento sui ris­volti tur­is­ti­ci che questo tipo di inter­ven­ti potrebbe avere sot­to­lin­e­an­do come e quan­to «il futuro del Bal­do sia nel tur­is­mo, purché di qual­ità»; Giuseppe Lom­bar­di si è dichiara­to con­corde con le affer­mazioni del­la Girar­di e, più in genere, con la lin­ea intrapre­sa dal­la Comu­nità mon­tana per real­iz­zare inter­ven­ti in luoghi diver­si del Bal­do ma con metodolo­gie comu­ni in un cam­mi­no di omo­geneità d’in­ten­ti e di fat­ti­va col­lab­o­razione. Il vol­ume, attual­mente stam­pa­to in cen­to copie, ver­rà presto dis­tribuito ai tec­ni­ci ed alle bib­lioteche di tut­ti i Comu­ni dell’area baldense.

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