Il «Legato del sale» Magasa rivive una storia secolare e i tempi di povertà

Una cerimonia che risale al 1633

08/12/2001 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Mag­a­sa — E’ una tradizione che si per­pet­ua sen­za inter­ruzioni dal lon­tanis­si­mo 1633. Le tante guerre che si sono suc­ce­dute, il cam­bio di provin­cia (da Tren­to a Bres­cia), il muta­men­to di nazion­al­ità (dall’Impero Asbur­gi­co al Reg­no d’Italia) e persi­no l’avvicendamento di regi­mi (dal­la monar­chia alla repub­bli­ca) han­no inter­rot­to le pre­scrizioni di un anti­co lasc­i­to che, a Mag­a­sa, viene rego­lar­mente ono­ra­to ogni anno: la dis­tribuzione del sale. Per quest’anno, l’appuntamento è pre­vis­to per domani, e la cer­i­mo­nia si svol­gerà nei locali al piano ter­ra del palaz­zo comu­nale. Per la pre­ci­sione, l’avviso dif­fu­so dal Comune cita i ter­mi­ni «Lega­to sale, Pia dis­tribuzione», sot­to­lin­e­an­do il ripeter­si di qual­cosa di molto sen­ti­to, di una cer­i­mo­nia che la gente vive anco­ra oggi come impor­tante, non più per il val­ore in sé del­la mer­ce (il sale), ma per il momen­to di incon­tro e il rin­no­var­si del­la tradizione. Due «legatari» (le per­sone incar­i­cate di tra­man­dare l’usanza sec­o­lare) dis­tribuiran­no questo prodot­to un tem­po prezio­sis­si­mo. Di recente, il sim­bol­i­co rit­uale è sta­to riva­l­u­ta­to. «E’ un pez­zo di sto­ria che ci appar­tiene per­chè volu­ta dai nos­tri avi; è una tradizione che va sal­va­guar­da­ta e di cui bisogna essere fieri: in un tem­po in cui tut­to si perde, sal­va­guardare le nos­tre radi­ci è una con­quista non solo indi­vid­uale ma anche col­let­ti­va e gen­erale», ha scrit­to Dani­lo Mus­si sul­la riv­ista «Judi­caria» in mer­i­to a una analo­ga cer­i­mo­nia che si tiene a Daone. Spie­ga Pao­lo Zeni, asses­sore alla Cul­tura di Mag­a­sa e ricer­ca­tore di sto­ria e tradizioni locali: «Nei sec­oli scor­si, e prin­ci­pal­mente nel ’700, il reper­i­men­to del sale era una impre­sa dif­fi­cile: arriva­va nel­la Valvesti­no dalle saline venete dell’Adriatico: su bar­coni fino a Gargnano, per poi essere trasporta­to a dor­so di mulo fino a Mag­a­sa. Era­no pochi i for­tu­nati che pote­vano per­me­t­ter­si una vita pri­va di sten­ti, e tra questi c’era chi, in pun­to di morte, spin­to da uno spir­i­to cris­tiano, mise a dis­po­sizione del­la col­let­tiv­ità i pro­pri averi, con­sis­ten­ti in beni immo­bili da affittare o somme di denaro da inve­stire per finanziare l’acquisto del sale, da dis­tribuire poi gra­tuita­mente a ogni res­i­dente orig­i­nario del­la comu­nità». «In com­pen­so gli abi­tan­ti, dopo la scom­parsa del bene­fat­tore, dove­vano ono­rar­lo con la recita di preghiere e la cel­e­brazione di messe». Così è nata la Pia fon­dazione del «Lega­to dis­pen­sa sale», basa­ta sul­la ren­di­ta degli affit­ti di quan­to venne las­ci­a­to dal pri­mo bene­fat­tore; un pat­ri­mo­nio in segui­to incre­men­ta­to da altri lasc­i­ti. Viene ricorda­to prin­ci­pal­mente Got­tar­do Got­tar­di, det­to Tavagnone o Tavagnù, che nel 1633 dis­pose che il rica­va­to dell’affitto dei suoi due fie­nili (a Rest e a Denai) si dove­va spendere in tan­to sale. Domani, sim­boli­ca­mente, ver­rà dis­tribuito un chi­lo di sale a persona.